giovedì 24 aprile 2008

Conserve insolite

Insolite (per me) conserve primaverili
di Claudia M.


La settimana scorsa aprendo il frigorifero ho trovato una cosa che davvero non immaginavo di poterci trovare: un barattolo di marmellata di ciliegie.
"Marmellata di ciliegie? Non abbiamo un albero di ciliegie".
"No, abbiamo finito la marmellata e l’ho comperata, ma non è buona..."
Di più: è decisamente orrenda.
Aver finito la marmellata è cosa strana, non usiamo molta marmellata, ma l’anno scorso non abbiamo potuto raccogliere frutta come negli anni precedenti.
Che fare, continuare con quella orrenda?
Affacciandomi alla finestra per trarre ispirazione dalle sparute presenze nell’orto e del giardino, ho notato grandi macchie tarassaco in fiore e ho immediatamente deciso che poteva partire il mio primo esperimento.




Ho raccolto i fiori ben aperti, li ho risciacquati, ho strappato tutti i petali gialli e li ho messi in una pentola con la parte gialla della buccia di un'arancia e la polpa di due arance.
Ho frullato il tutto con un frullatore a immersione e ho portato a cottura, aggiungendo quasi alla fine un po' di zucchero (tutto a occhio).
Direi che non è venuta male, ma la quantità è stata molto modesta.
Dopo qualche giorno ho ripetuto l'esperimento aggiungendo una mela prima di frullare il tutto, ma devo dire che la preferisco senza mela.
Ho anche trovato molti boccioli di tarassaco ancora perfettamente chiusi, li ho scottati in acqua con un pochino di sale e aceto e dopo averli asciugati perfettamente li ho messi poi sott'olio. Forse dovevano stagionare un po' di più, ma io volevo capire se valeva la pena riprovarci e li ho trovati ottimi.
Questo sono sicura che altri lo fanno per abitudine.

Vista la modesta quantità di marmellata di fiori di tarassaco prodotta, ho cercato qualche altra idea, e girellando nell'orto, la mia attenzione è stata catturata dalle foglie profumate del finocchio.
Ho preso le foglie più giovani e tenere, ho scartato i gambi tenendo solo gli "aghetti".
Per il resto, stesso procedimento usato per i fiori: buccia e polpa di arancia, una frullata direttamente in pentola e un pochino di zucchero a cottura quasi terminata.
Non ho ritenuto necessario aggiungere una grande quantità di zucchero perché la pochissima marmellata prodotta era destinata ad un consumo immediato.
Mi piacerebbe sapere se qualcun altro si dedica a conserve primaverili e con quali prodotti.
Claudia

mercoledì 23 aprile 2008

Bancale riscaldato 2

di Paolo Basso

Le condizioni climatiche non sono ancora adatte a mettere in piena terra le piante di pomodoro, l'inverno non è stato freddo, ma la primavera non vuole ancora arrivare. In questa settimana pioggia e sole si sono alternati, ma le temperature minime sono ancora sui 10°.
Inutile trapiantare le piantine visto che in serra fredda sono al riparo da vento e acqua e possono ancora crescere in attesa di tempi migliori. Utilizzando bicchierini trasparenti posso anche controllare meglio lo stato delle radici che per ora hanno ancora spazio per crescere.



I vasetti sono in una zona non riscaldata del bancale, proprio per adattarsi al prossimo trapianto, mentre nello spazio riscaldato ho seminato altre varietà di pomodori, da salsa e altri di varietà da provare ricevuti da scambi.

Nei contenitori a sei vani metto due semi per vano, distanziati in modo che se germinano entrambi posso separarli per il trapianto nei vasetti.



Le zucche e i meloni invece li ho seminati direttamente in vasetto, in un settore riscaldato, anche se grazie al termostato di giorno col sole la resistenza non consuma corrente.

I miei semi, trombette di Albenga ed altre simili sono germogliate subito con regolarità, i meloni ricevuti da scambi invece sono di germinazione più irregolare, anche se alla fine stanno spuntando tutti.



Le tre piantine dagli enormi cotiledoni sono di cayote (cucurbita ficifolia) detta anche zucca del Siam, per prova ho tolto delicatamente il guscio del seme, poichè lo scorso anno avevano germinato con ritardo. In sei giorni sono germogliati ed ora, dopo 10 giorni, stanno facendo la fogliolina vera e le radici sono uscite dal vaso nella ghiaia sottostante. Dei mostri vegetali, da trapiantare al più presto.

E' una zucca molto vigorosa, bisognosa di molto spazio, in compenso resistente al freddo, lo scorso anno ha vegetato tutto l'inverno nella serra parzialmente scoperta e ha fatto zucchette più che buone. Dovevo impollinare manualmente i fiori, non essendoci insetti, ma ha fruttificato tutto l'inverno. Le zucche grosse in Argentina le usano per fare una marmellata tradizionale dopo averle cotte nel forno.

mercoledì 9 aprile 2008

Susino Ramassin

W le piante resistenti
di Giam


Chi mi conosce  sa che prendo molto con le molle la pregiudiziale “superiorità” di varietà più o meno antiche. In genere preferisco testare direttamente, anche perché sono convinto che varietà orticole (o comunque mangerecce) che danno ottimi risultati in un luogo, possono non avere le stesse performances in un altro luogo. E’ utile e necessario che, però, a questo punto io aggiunga un altro elemento per introdurre questo post: di fruttiferi non ne capisco niente. Da ciò consegue che la mia pratica colturale dei pochi alberelli da frutta che ho si riduce a poco più dello scavare una buca e metterceli. Capirete che già questo percorso è un test abbastanza severo per una pianta. Aggiungete poi che il mio terreno è frequentato nottetempo da diverse varietà di ungulati, in particolare daini, caprioli e qualche cervo. La cosa darebbe anche una certa aura pionieristica alla mia vita casalinga e potrebbe essere usata per rinverdire il mio (rapidamente) declinante appeal mascolino. Ma, come spesso (spessissimo) accade, la realtà è più deludente: gli ungulati (seppur preferibili di gran lunga ad auto, moto, camion, etc.) non sempre sono dei vicini con i quali è facilissimo convivere: quando ti alzi al mattino e ti ritrovi gli alberelli da frutto martoriati, assicuro che potrebbero fare capolino cupe fantasie ungulatocide. Eppure il Ramassin di Pagno resiste.
 
 
Il Ramassin (con una o due “s”, a scelta) è una tipologia di susino semi-selvatico diffuso a quanto pare in Piemonte ed immediate vicinanze. La varietà che ho, il Ramassin di Pagno, produce in Luglio/Agosto delle susine violacee della grandezza di una grossa oliva (o più), che devono essere raccolte quando cadono a terra. Il sapore è semplicemente squisito e l’effetto, diciamo, “regolarizzatore” è assicurato anche da chi non è certo più carino e rassicurante di Alessia Marcuzzi. Non solo il Ramassin di Pagno è resistentissimo e produttore di delizie, ma anche la riproduzione è alla mia portata, per cui è alla portata di chiunque: il Ramassin pollona (forse anche un po’ troppo…), per cui ti vedi spuntare giovani virgulti spesso ad alcuni metri dalla pianta-madre. La fatica consisterà nel prelevare i polloni con un pezzo di radice durante l’autunno/inverno e nel ripiantarli da qualche altra parte.
 
Difetti del Ramassin? Fino ad ora ne ho riscontrato uno: la lentezza nell’entrare in produzione. Quando se ne pianta uno, meglio mettersi l’anima in pace per almeno tre o quattro anni (naturalmente se non innestati).
 
Dove trovarlo? La pianta la acquistai per corrispondenza in un vivaio piemontese, di cui fornirò in privato i dati, onde evitare equivoci.
 
Per vedere foto del Ramassin cliccare qui.
 
Chiudo questo post invitando chiunque lo voglia a segnalare (magari in post separati) varietà di ortaggi e fruttiferi di cui hanno sperimentato doti di particolare resistenza e facilità di coltivazione. Se una pianta “resiste”, vuol dire che sta bene con noi… e fa star bene pure a noi… 

mercoledì 2 aprile 2008

Seminare, semi, serendipità

di Giam

Questo post lo scrissi per un altro blog. Lo ripubblico qui sperando di fare cosa utile e gradita. Come d'obbligo, specifico che anche questo post intende essere solo l'inizio di un accumulo di esperienze personali sul tema trattato ed, in genere, un ulteriore impulso alla comunicazione fra i frequentatori di questo gruppo. Nel titolo ho messo il vocabolo "difficile" perchè con esso si indica il "trovare qualcosa di importante cercando tutt'altro", che è un'idea che mi piace molto e che ben si adatta alla comunicazione sincera. :-)

Ovvero l'arte di arrangiarsi con quello che si ha e quello che si è.

Di qualsiasi cosa mi sia interessato in vita mia, la prima scoperta che ho fatto è stata sistematicamente quella che non ero affatto originale.

Era già lì tutto pronto: intere biblioteche sull’argomento, periodici ortodossi e periodici “alternativi”, corrispondenti associazioni (fedeli alla linea ed eretiche), aziende e pubblicità, strumentazioni ad alto contenuto tecnologico, optional, siti web, assistenze personalizzate, miti e riti… insomma vere e proprie realtà parallele in cui l’ultimo arrivato (io) era blandito, addirittura vezzeggiato, ma sistematicamente tenuto all’oscuro del livello “alto”, esoterico, praticamente religioso.

Tale livello misterico quasi sempre si rivelava di sconcertante miseria, banalità, comprendente anche rivalità intestine, interessucoli, misteri dovuti ad approssimazioni ed ignoranza più che ad oggettiva complessità della materia. Così ho concluso che il buon Marco Paolini giustamente fa inveire i rugbisti veneti contro la “mancanSa d’ignoranSa” e che proprio io non ce l’avrei mai fatta a fare l’ “esperto” di alcunché.

Ciò però ha positive ricadute sulla fantasia ed il risparmio: la totale antipatia per gli “esperti” porta alla sperimentazione autonoma ed alla diffidenza verso tutta l’oggettistica che gli “esperti”, inevitabilmente, vendono per renderti più facile, più comodo, più divertente qualsiasi cosa.

Alla luce di quanto sopra, leggerete quanto sotto: uno slalom fra terricci, contenitori, semini, bustine, temperature, etc. il tutto rigorosamente provvisorio, ma sperimentato e compatibile con n. 2 figli, n. 1 moglie, n. 1 lavoro, n. 2 genitori anziani, n. tot altri passatempi, n. tot anni di età, n. approssimato ed infinito di storture e patologie psicologiche e psichiatriche.

SEMI
I semi, in un modo o nell’altro, costano. Questo non è un eccessivo problema, nel senso che in genere non abbiamo (o almeno io non ho) sterminate estensioni da plantumare, per cui il costo in sè di una bustina di semi e/o di una spedizione della stessa non è proibitivo.
Però almeno cerchiamo di non prendere fregature: tirare su una pianta per mesi ed alla fine scoprire che non è per niente quella varietà lì che era scritta sulla bustina, finisce con il far rimpiangere fino all’ultimo centesimo speso.
C’è, insomma, da considerare il costo in fatica che un banale semino contiene in sé. Allora facciamo così:
  • se compriamo bustine in negozio guardiamo innanzitutto se c’è e quale è la data di scadenza;
  • se compriamo on-line, magari da altri paesi, non facciamoci prendere la mano dall’entusiasmo e facciamo un ordinativo inizialmente piccolo onde verificare l’affidabilità del tizio che sembra così tanto in gamba sul monitor del PC.
  • Altra avvertenza: chi bazzica in questo sito generalmente cerca “cose strane” da seminare nell’orto. Prima di farsi incantare da ortaggi multicolori su chissa’ quale catalogo, date una occhiata nei negozi e garden center e spesso troverete alla metà del prezzo e senza i rischi dell’acquisto a distanza molte varietà di ortaggi e fiori.
Sia pure con tutti i limiti imposti dalla normativa vigente (ed i sotterfugi relativi), chi opera nel settore sa che l’hobbista è per definizione uno che cerca “cose strane” e cerca di dargliele. Inoltre, tutto il can can su “prodotti tipici e locali”, “tutto quello che c’era una volta e mo’ non c’è più” e territori limitrofi, sta avendo (o almeno è la mia impressione) un riverbero anche sull’offerta di semi in bustine.

Con la nostra brava bustina in mano cerchiamo dI non farci prendere ancora una volta da un fatale entusiasmo e, soprattutto se siamo in possesso di semi “preziosi”, non seminiamo tutti i semi e/o seminiamoli in due tempi e, se possibile, in due posti differenti.

TERRICCI
Una volta mi hanno rifilato un terriccio “speciale per semine”: era pieno di sabbia ed appena asciugava diventava praticamente cemento. Buoni risultati li ho ottenuti facendomelo da me con 1/3 di compost autoprodotto (lasciato qualche settimana in busta nera da monnezza, ben chiusa ed al sole, per sterilizzarlo), 1/3 di sabbia, 1/3 di torba. Buoni risultati li ho avuti anche con soli compost (2/3) e sabbia (1/3). Alla fine credo di poter affermare che qualsiasi buon terriccio universale funziona egregiamente alla bisogna. Un amico mi diceva che lui si trovava benissimo con un terriccio universale che comprava in un certo discount.

SERRE, SERRETTE, DOVE SEMINARE
Quasi tutti gli ortaggi/fiori devono essere seminati in posti calducci ed in epoche in cui calduccio non fa. E’ necessario quindi approntare una qualche forma di serra protettiva. Personalmente mi trovo benissimo con il metodo “Cassette da frutta e termosifoni”.
Spiego. Si prende una cassetta da frutta e ci si mette dentro i vasetti riempiti di terra; si infila il tutto in una busta di plastica trasparente; si mette a germinare accanto ad un termosifone acceso (magari impilando una sull’altra le cassette da frutta).
Appena i semi germinano saranno da mettere alla luce piena almeno durante il giorno.
Il metodo ha ovviamente alcuni svantaggi: non è usabile per grandi quantitativi; non risolve del tutto il problema del dove cappero mettere le piantine neonate nell’attesa della buona stagione. Il primo svantaggio si trasforma in vantaggio costringendoci ad avere maggiore cura per ogni singola pianta. Il secondo problema personalmente l’ho risolto costruendomi un cassone con coperchio apribile.

Quando esco di casa per andare al lavoro guardo il cielo e mi regolo se e quanto aprire il coperchio. Preferendo i rischi da troppo freddo a quelli da troppo caldo che, in base alla mia esperienza, sono i più dannosi (consultare anche le pagine di televideo meteo). Da notare che il cassone è pavimentato con un foglio di polistirolo espanso.

In caso di freddo notevole, sistemo sotto il coperchio del tessuto-non tessuto. Il tutto ha funzionato abbastanza. Quest’anno ho perso qualche piantina che mi ero lasciato di “riserva” (per rimpiazzare cioè piantine non attecchite in piena terra), causa colpo di vento che ha chiuso il cassone in una giornata di caldissimo sole (…io ero a lavoro): quando sono tornato le foglie delle piantine erano croccanti…

Le piantine da “svezzare” possono essere tenute ancora nelle cassette, avendo l’accortezza di levare la busta di plastica durante il giorno oppure di mettere sopra alle cassette una qualche forma di coperchio di plastica per evitare sia l’eccessivo freddo sia i danni da pioggia forte.

CONTENITORI E METODI DI SEMINA
Evito i contenitori troppo piccoli, dove temperature basse ed alte possono creare danni permanenti. In pratica per pomodori, peperoni, melanzane uso vasetti di plastica neri (quelli in cui in genere vengono vendute le piantine da fiore) di almeno cm 10-12 di diametro, mentre per lattughe, basilico, etc. utilizzo contenitori anche più piccoli (cm. 5 di diametro).
In questi contenitori metto la terra mescolata ad un po’ di letame pellettato (detto anche “cubettato” o “a scaglie”) e poi metto i semi appena ricoperti da un sottile strato di terra.
In ogni contenitore pongo pochi semi a germinare. Per essere esatti il numero di semi per contenitore (cioè per vasetto) è tanto minore quanto più “preziosi” sono i semi: infatti elimino le piantine più deboli e ne lascio una sola per vasetto.

Sempre a riguardo del “quanti semi mettere per vasetto di semina” , c’è da aggiungere che i più voraci possono anche seminare molti semi per vasetto, per poi trapiantare (i veri esperti dicono “ripicchettare”) le piantine appena nate (quando hanno 2 foglioline) in vasetti singoli. Questa procedura è particolarmente adatta ai pomodori, ma anche a peperoni e melanzane che però risentono un po’ più del cambiamento di vasetto. I pomodori, inoltre, possono (direi quasi devono) essere “ripicchettati” affondando nella terra il giovane gambo.

Sconsiglio vivamente di “ripicchettare” le cucurbitacee (zucche e zucchine, cetrioli, meloni, etc.) che sopportano male quasi ogni tipo di trapianto. Trapiantare le cucurbitacee al più presto in piena terra da vasetto, magari già allo stadio delle prime due foglie. I vasetti di torba precompressa (non riesco a capire neanche esattamente il perché…) non mi hanno mai dato buoni risultati (e neanche al mio vicino Peppino, che nutre un furioso odio per tali vasetti).

E’ meglio seminare in vasetto anche i legumi di varietà particolarmente “preziose”: seminando ogni singolo fagiolo (ad esempio) in un singolo vasetto, potremmo sprecare meno semi. Infatti spesso succede che sia necessario “diradarare” (cioè eliminare) molte piantine spuntate troppo vicine l’una all’altra.

SEMINA IN PIENA TERRA
Molte piante devono/possono essere seminate direttamente in terra, vuoi perché la semina “protetta” sarebbe troppo (inutilmente) laboriosa, vuoi perché proprio non sopportano trapianti. A volte però anche seminando in piena terra conviene dare una qualche forma di protezione. Esempio classico è l’insalata che (ma tu guarda che non fanno ‘ste piantine per farci impazzire…) se la temperatura supera i 20° non germina. In questo caso dovremo proteggere i semi dal troppo sole. E rieccoti le cassette da frutta: messe capovolte sul pezzetto seminato ombreggiano e, quindi, “raffreddano” il seme, soprattutto se usiamo cassette di legno oppure di colore bianco. Al contrario dei teli ombreggianti le cassette da frutta difficilmente vengono portate via dal vento e sono molto più pratiche da spostare (se poi tanto caldo non fa….). Le versatili cassette da frutta danno una discreta protezione anche contro pioggia troppo forte, grandine, uccellini avidi di giovani germogli e servono anche per ombreggiare le piantine trapiantate a radice nuda (ad es.: lattughe). E pensare che al mercato le gettano via…

Giusto per amor di completezza, chiariamo che si puo’ seminare:
  • a file, cioè su file parallele e distanziate opportunamente
  • a postarelle, cioè seminando 3-4 semi in una buchetta lasciando poi campare la piantina migliore
  • a spaglio, cioè seminando a “caso” sul terreno

La semina a file è indicata per tutte le piante che, essendo lente a crescere e produrre, hanno bisogno di essere liberate dalle erbacce più volte.

La semina a postarelle è indicata per tutte le cucurbitacee ed anche legumi rampicanti

La semina a spaglio è indicata per gli ortaggi a rapido ciclo (cioè si mangia presto… es.: lattughe da taglio).

Quando semino a spaglio cerco di seminare con una certa uniformità, per cui mischio i semi ad un pugno di terriccio più scuro della terra dell’aiuola, in modo da rendermi meglio conto che sto combinando. Inoltre dopo copro molto i semini (con terriccio sottile), in quanto, in questo tipo di semina, i semini tendono a rimanere in superficie e, quindi, ad essere “visti” dalle laboriose ma decisamente fastidiose formiche: contro di esse rametti di menta, decotti ed infusi, e tutte le commoventi risorse delle agricolture con il suffisso “bio” sono decisamente inefficaci. Qualsiasi suggerimento e/o correzione in tal senso mi farà felice.

Nota di Miklon : contro le formiche ho notato che funzionano bene delle foglioline di lavanda sminuzzate, da interrare insieme ai semi

Sperando di aver dato una qualche idea utile a qualcuno, provo pure e perfino a fare una tabella riassuntiva basata, torno a ripeterlo, sulla mia poca esperienza.

Correzioni, estensioni, particolarizzazioni ad opera di altri utenti saranno ben accette da me per primo: scrivo molto, forse troppo, ma il mio intento è anche quello di offrire una prima base di scambio di esperienze.

PEPERONE
  • EPOCA DI SEMINA Febbraio/marzo
  • TEMPERATURA DI GERMINAZIONE 20-25°
  • GERMINA ENTRO GIORNI 15-25
  • EPOCA DI TRAPIANTO IN PIENA TERRA Maggio
  • NOTE Lenta crescita iniziale

MELANZANA
  • EPOCA DI SEMINA Gennaio/Febbraio (naturalmente io semino sempre più tardi…)
  • TEMPERATURA DI GERMINAZIONE 20-25°
  • GERMINA ENTRO GIORNI 15-25 e più
  • EPOCA DI TRAPIANTO IN PIENA TERRA Maggio/Giugno
  • NOTE Crescita iniziale lenta (peggio del Peperone…)

POMODORO
  • EPOCA DI SEMINA Marzo/Aprile
  • TEMPERATURA DI GERMINAZIONE Intorno ai 20°
  • GERMINA ENTRO GIORNI 7-15
  • EPOCA DI TRAPIANTO IN PIENA TERRA Maggio/Giugno
  • NOTE Attenzione a non far “ingiallire” le piante nei vasetti (lo faccio, sempre…)

LATTUGHE
  • EPOCA DI SEMINA Da Febbraio in poi
  • TEMPERATURA DI GERMINAZIONE 5-18°
  • GERMINA ENTRO GIORNI 8-15
  • EPOCA DI TRAPIANTO IN PIENA TERRA Da Febbraio in poi
  • NOTE Seminare un po’ fitto quelle da taglio limita molto le erbacce, ma si ottiene meno prodotto. N.B.: Temperature oltre i 20° rallentano o bloccano la germinazione.

CUCURBITACEE (zucche, zucchine, cetrioli, etc.)
  • EPOCA DI SEMINA Da Aprile in poi
  • TEMPERATURA DI GERMINAZIONE Minimo 15°
  • GERMINA ENTRO GIORNI 8-10
  • EPOCA DI TRAPIANTO IN PIENA TERRA Maggio
  • NOTE In piena terra seminare 3 o 4 semi direttamente in buchetta e poi lasciare la pianta migliore

FAGIOLI
  • EPOCA DI SEMINA Da Aprile in poi
  • TEMPERATURA DI GERMINAZIONE Minimo intorno ai 15°
  • GERMINA ENTRO GIORNI 8-12
  • EPOCA DI TRAPIANTO IN PIENA TERRA Maggio
  • NOTE Attenzione al freddo

BASILICO
  • EPOCA DI SEMINA Da Aprile in poi
  • TEMPERATURA DI GERMINAZIONE Intorno ai 18°
  • GERMINA ENTRO GIORNI 8-15
  • EPOCA DI TRAPIANTO IN PIENA TERRA Maggio
  • NOTE Attenzione al freddo

BIETOLE
  • EPOCA DI SEMINA Da Marzo in poi
  • TEMPERATURA DI GERMINAZIONE 10-20°
  • GERMINA ENTRO GIORNI 10-15
  • EPOCA DI TRAPIANTO IN PIENA TERRA Da Marzo in poi
  • NOTE Il “seme” della bietola è un involucro che contiene 3-4 semi “veri”

PREZZEMOLO
  • EPOCA DI SEMINA Da Marzo in poi
  • TEMPERATURA DI GERMINAZIONE intorno ai 10°
  • GERMINA ENTRO GIORNI 20 e più
  • EPOCA DI TRAPIANTO IN PIENA TERRA Da Marzo in poi
  • NOTE Il prezzemolo per crescere bene non tollera una forte insolazione: seminare un po’ in ombra oppure ombreggiare anche con le ormai celebri cassette da frutta.