lunedì 28 giugno 2010

patata Ratte

La patata Ratte
Solanum tuberosum   Fam. Solanacee

di Angelo Passalacqua


Fresca di raccolta, la patata Ratte ha confermato tutte le qualità che vengono attribuite ad essa.


Conosciuta anche col nome di patata asparago per la sua caratteristica forma dei tuberi, allungata e di diametro ridotto. La buccia è di color giallo chiaro, la polpa è anch'essa gialla a pasta molto compatta, tra le patate che coltivo e conosco la pongo al primo posto come durezza di polpa.


Ricorda la patata Corniola ma solo come aspetto dei tuberi, le Ratte sono molto più grosse, come peso sono al livello di varietà come la Monnalisa o la Cicero.


Non mi trova d'accordo la classificazione di patata a bassa resa riferita alla Ratte, qui nella foto vedete la produzione di una pianta, tenendo presente che la patata-seme era lunga cinque centimetri... (data la forma, non posso dire "di diametro"!)

Come sapore è veramente unica, difficile da descrivere, ha il gusto di castagna, regge la cottura meglio di tutte le varietà di patate.

http://www.gastronomiaycia.com/2009/05/15/patata-ratte/

Non è per esteroflilia che metto un sito che parla spagnolo, ma non ho trovato notizie in italiano con una bella foto come questa!


domenica 20 giugno 2010

Roveja

La Roveja
Pisum arvense  Fam. Leguminose

di Angelo Passalacqua

Un legume di antichissima origine, prima di essere addomesticato dall'uomo cresceva selvatico un pò ovunque. Chiamato semplicemente pisello selvatico, localmente prende vari nomi, roveja e rubiglio sono i più noti.



http://www.roveja.it/

Ho ricevuto i semi da Michele G. provenienti dalla zona "originale", ma troveremo la roveja anche altrove...



I semi sono molto più scuri dei normali piselli, la forma quasi mai sferica. La semina l'ho effettuata in Marzo basandomi sul consiglio datomi da un contadino di Altamura, "i piselli con seme rugoso puoi seminarli ad Ottobre, assieme alle fave, quelli con seme liscio a Marzo assieme ai ceci". Dopo ripetute prove, semino solo a Marzo...

http://www.parks.it/parco.nazionale.gran.sasso/dettaglio_prodotto.php?id_prodotti=2499



Memore degli esiti di una precedente coltivazione, distrutta totalmente dagli uccelli, ho protetto le piante con rete metallica curvata ad arco, la vedete in basso a destra. E' stata utile anche come sostegno alle piante, vi si sono aggrappate e poi sono sbucate all'esterno. La roveja non ha gradito il terreno sabbioso-calcareo, ho dovuto irrigare contrariamente ai piselli.

http://www.saporetipico.it/prodottotipico330/marche/roveja.html

Ripeterò la coltivazione in Basilicata, dove sia il terreno che il clima sono più simili a quelli dell'Appennino. Non ho avuto problemi di malattie, per i parassiti ricordo che è necessario adottare norme e lavorazioni preventive! Come queste, ad esempio.

http://orto45.altervista.org/pisello.html

Non vi sembri un paradosso trattare una pianta selvatica come una coltivata, è lo scotto da pagare per le piante "addomesticate" nei nostri orti!

Ho fatto una prova di coltivazione "selvatica", seminando la roveja assieme all'orzo o ad un grano a crescita molto elevata, come il Cappelli. L'esito è stato ottimo, la roveja si è "maritata" agli steli della graminacea, al momento non ci sono problemi sanitari e parassitari. Ulteriori ragguagli a fine coltivazione.

http://www.presidislowfood.it/ita/dettaglio.lasso?cod=326&id_regione=18&id_tipologia=&id_mese=&lista=si

In conclusione, la roveja richiede molto lavoro manuale, le rese sono basse, tutti fattori che spiegano il progressivo abbandono della coltivazione in grandi estenzioni. Certo, si accontenta di aree marginali, inadatte ad altre coltivazioni più redditizie ma, per avere una produzione sufficiente, bisogna mettere molte piante. 

Ma non dimentichiamo che chi l'ha assaggiata (io non ancora...), afferma ne valga la pena!

http://vitarurale.blogspot.com/2010/06/la-roveja.html


http://www.ars-alimentaria.it/schedaProdotto.do?idProdotto=2201330


lunedì 14 giugno 2010

zucchino Rodeo

Zucchino Rodeo
di Angelo Passalacqua
La domanda non è di quelle che tolgono il sonno, stabilire se l'ortaggio in questione sia membro della Famiglia delle Cucurbita moschata o Cucurbita pepo. Visto che "pepo" significa solo "zucca" direi di far nostra la scelta fatta in Francia e negli Usa, dove questi zucchini sono chiamati "patisson", "pasticcino" e "scallop", "festone".


Chiamata anche Disco volante per la forma inusuale dello zucchino, candido come il latte, attira subito l'attenzione dei visitatori dell'orto, la quasi totalità di essi lo reputano come ornamentale!


http://www.microcarnirare.com/website/index.php?page=shop.product_details&flypage=flypage.tpl&product_id=293&category_id=10&option=com_virtuemart&Itemid=71
Non è vero, raccolto quando è di piccole dimensioni e del peso di 250/300 grammi, questo zucchino ha un sapore buonissimo, la polpa è più compatta e non "acquosa":

http://www.ars-alimentaria.it/schedaProdotto.do?idProdotto=3818941&siglaRegione=&tipologia=


http://www.vitaincampagna.it/ita/Riviste/Vitincam/08VC04/scaloppini_zucchini.pdf
        Lo coltivo da molti anni, solo il primo ho irrigato le poche piante, la crescita è imponente e la fruttificazione è molto abbondante. Ora lo coltivo in aridocoltura, senza irrigare, la pianta mantiene il portamento cespuglioso ma la dimensione si riduce di parecchio, non così la produzione di zucchini, che rimane abbondante e, cosa molto apprezzabile, si mantengono più a lungo.

http://lericettedelbosco.blogspot.com/2009/08/novita-nellorto.html
In cucina potete usarlo come gli altri zucchini, con le ricette di vostro piacere, una ricetta che consiglio è quella di cuocerlo intero in forno, ripieno, senza sbucciarlo.

Tagliate lo zucchino in senso trasversale, in alto, svuotatelo della polpa che farete a dadini e mescolerete con pomodorini, aglio, carne trita (a piacere).  Fate appassire in padella con olio e.v.o. e riempite gli zucchini che avrete sbollentato in acqua per qualche minuto (dipende dallo spessore che avete lasciato) ed asciugato. Mettete in forno.
 
E BUON APPETITO!

mercoledì 2 giugno 2010

farsi le piantine

Farsi le piantine di ortaggi
di Paolo Basso


I sistemi per fare le piantine da trapiantare nel nostro orto sono parecchi, io utilizzo i seguenti dopo averne provati altri.

Utilizzo contenitori di recupero, per le semine uso vaschette basse che in origine contenevano pasta fresca. Dopo aver praticato parecchi fori di drenaggio, metto 3 - 4 cm di terriccio per piantine, pressato senza esagerare.

Poso i semi sul terriccio un po' distanziati tra loro, nel caso di semine poco numerose la stessa vaschetta può essere utilizzata per due varieta o diverse verdure, logicamente ben divise e segnalate da etichetta.
Copro i semi con un po' di terriccio, appena coperti i semi piccoli e invece qualche mm per i semi più grossi come meloni o cetrioli.

La vaschetta viene messa in una più grande, non forata per bagnare dal di sotto, tenendo il terriccio umido ma non fradicio.



Quando le piantine sono abbastanza sviluppate, almeno con un paio di foglie vere, le estraggo con una forchetta con il loro ciuffetto di radici e le metto nel vasetto ( io uso bicchieri di plastica forati sul fondo) riempito di terra senza pressare e con un foro centrale fatto col dito. Si preme il terriccio contro le radici e se ne aggiunge se il caso, poi si bagna bene.

Anche i vasetti successivamente conviene tenerli nelle vaschette per bagnare da sotto e per tener separate le varietà, io uso vaschette da sei posti.



Per le piantine di zucca invece uso i contenitori di cartone alluminato del latte, opportunamente tagliati all'altezza voluta e con fori di drenaggio ai 4 lati.

Metto due semi per vasetto, poi appena dischiudono i due cotiledoni li divido, ovviamente nel caso germoglino entrambi i semi.



Questi essendo più grossi li tengo in cassette e annaffio singolarmente, nel trapianto si possono anche tagliare i contenitori senza riutilizzarli, mentre i bicchierini possono essere riutilizzati per alcuni anni.
I contenitori in cartone alluminato sono anche molto comodi per fare le etichette, si scrive bene con la biro sulla parte di alluminio ma sopratutto la scritta resta anche se si cancella l'inchiostro, incisa sull'alluminio.


 E' leggibile anche dopo due anni, col cartone ormai disfatto dall'acqua, provare per credere, io li uso anche per identificare innesti o talee di rose.