mercoledì 20 luglio 2011

orto in Luglio

Il mio orto in luglio
di Paolo Basso

Ieri finalmente ha piovuto, non molto, solo 13 mm ma meglio che niente, così oggi non si annaffia e sono un po' più libero. Ne ho subito approfittato per un giro fotografico.


L'orto di sotto visto dall'alto:



I meloni Rospo piantati col solito sistema della trincea piena di scarti vegetali e a destra le trombette di Albenga, anche loro con parecchia sostanza organica sotto.




Da sinistra: meloni Honey Moon, caroselli, melanzane di Imola, altre melanzane



Dietro le melanzane parecchie file di pomodori, a destra delle melanzane la Perilla frutescens che cresce in maniera impressionante. Ed ora si sale in alto, sotto il recinto delle caprette che tengono puliti gli ulivi.



I meloni Amish, piante poco vigorose ma uno o due frutti grossi per pianta. Sono i primi a maturare, ne ho raccolto uno che assaggerò domani.



Le famose angurie di Fontarronco, le mie speranze per la gara sono riposta in quella di destra, che sta crescendo meglio delle altre quattro. Comunque la scorta semi è assicurata...



Ed infine altri meloni, piantati attorno ai nuovi alberelli da frutta



I meloni Petit Gris des Rennes, dolci e molto profumati a maturazione, anche di questi uno l'ho già raccolto



Ed infine il melone Kiwi pugliese, anche questa una varietà che non manca mai nel mio orto. I meloni di cui ho già semi li coltivo senza badare alle distanze, quelli di cui invece voglio tenere i semi li coltivo distanti e su terrazzamenti diversi.
 

sabato 16 luglio 2011

Il Sesamo

Il Sesamo
(Sesamum indicum)

di Claudia M.


Il mio desiderio di sperimentare nell'orto e nel giardino mi porta a seminare tutto quello che mi capita sottomano, compreso ovviamente i semi che trovo in dispensa.
Già tre anni fa provai a seminare il sesamo, ma un imprevisto mi impedì di seguirne la coltivazione nelle prime fasi. L'anno scorso non avevo a disposizione i semi nella stagione giusta e finalmente quest'anno sono riuscita nel mio intento.


 
Il Sesamum Indicum è una pianta erbacea della famiglia delle Pedaliaceae,
Ebbe origine in Africa o forse in India e negli scorsi decenni è stata diffusamente coltivata anche in Italia meridionale, soprattutto in Sicilia, dove si usa abitualmente, in particolare per insaporire il pane e per la preparazione della coabita.
Nel bacino del mediterraneo l'uso del sesamo è ancora più diffuso. L’halva di sesamo, un dolce particolare, http://www.ogigia.com/2008/12/06/halva-la-ricetta-greca/
Si trova in commercio come seme crudo, già tostato o variamente preparato:
olio, ad uso alimentare, veterinario e cosmetico,
tahin che è una crema oleosa di semi macinati usata in molte ricette,
Gomasio, che si può preparare anche in casa, tostando i semi con grande cura e poi macinandoli con sale marino integrale tostato in proporzione 6:1 ed eventualmente mandorle. Ottimo e gustoso sostituto del sale e per i vegetariani del grana.
Importante badare con attenzione all'operazione di tostatura. Mai eccedere né tantomeno farlo bruciare. Il sesamo prende un gusto amaro anche se il suo colore sembra ancora chiaro e diventa dannoso anziché benefico.
I semi di sesamo sono molto salutari, infatti contengono proteine, aminoacidi e sali minerali. E' ricco di calcio, utilissimo in particolare alle donne che più degli uomini possono soffrire di osteoporosi. La metà del suo peso è costituito da grassi, che fanno salire il valore calorico per 100 gr. a ben 595 calorie . Occorre tenere conto che se ne consumano quantità limitate e che i suoi grassi polinsaturi ci aiutano nella difesa contro il colesterolo.
Io lo sto coltivando in pianura padana, non proprio nel suo ambiente. L'ho seminato in aprile in una vaschetta, in parte perché è mia abitudine ottimizzare lo sfruttamento dello spazio mettendo a dimora solo le piantine nate senza avere vuoti da riempire poi e un po' perché non avevo un'aiuola pronta per la semina, la stagione avanzava e la luna stava terminando di crescere.
I semi sono germinati velocemente e nel giro di due settimane le ho ripicchettate a dimora. Le piantine, forse complici le temperature tropicali di questi giorni e l'esposizione a Sud, pur essendo rimaste più basse di quanto mi aspettassi (non un metro, ma una spanna...) mi stanno dando delle soddisfazioni con l'aprirsi dei primi fiori. Sono ascellari e singoli, di calice a 5 denti e corolla quasi cilindrica a 5 petali. I miei sono bianchi ma possono essere anche lilla.

I semi possono essere bianchi, marroni, rossicci o neri, contenuti in frutti di colore giallo, da raccogliersi quando le foglie ingialliscono e facendo poi terminare la maturazione, per non perdere i semi. So che è presto, ma mentre sono ancora in attesa della comparsa dei primi baccelli, che spero non restino lillipuziani come le piantine già non vedo l'ora di poterli tenere in mano, pronunciando la mitica frase: “Apriti, sesamo!” per poi scoprire il tesoro in essi contenuto sotto forma di piccoli semi dorati e tondeggianti.
Le foglie sono belle, con la loro forma precisa e le nervature delicate. La forma è ovale oblunga, la larghezza si stringe man mano dalla base verso la cima. Sono commestibili ma non ho avuto il coraggio di assaggiarle, con la scusa che le piantine sono rimaste più basse della media e quindi non le volevo disturbare e rovinare.
E' una coltura da rinnovo, ed essendo tipica delle zone calde in genere si alterna al cotone. Sapendo che nella coltivazione del cotone vengono utilizzati prodotti chimici in grande quantità credo che potendolo coltivare in proprio le benefiche proprietà di questo seme possano esaltarsi ancora di più.
Non soffre di malattie particolarmente gravi, i danni maggiori sono causati da micosi o da afidi ma per ora le mie piantine, anche se non altissime, sono belle e sane.


lunedì 11 luglio 2011

Semi in purezza

SEMI PURI

di Angelo Passalacqua

Eccomi a dispensare qualche consiglio circa la produzione di semi in piccoli spazi, parlare di salvaguardia dei semi in piena terra non credo sia utile in questo post. Mancando lo spazio minimo di distanza da dover tenere per operare in "sicurezza", la sola tecnica adottabile è quella dell'isolamento delle piante.



I materiali che vedete nella foto sono tutti di facilissima reperibilità, assieme ai sacchi ed ai teli in tnt, "tessuto non tessuto". Naturalmente si possono usare altri materiali che abbiano lo stesso scopo, ad esempio garza al posto del tnt



La rete metallica è perfetta per costruire il telaio che sorreggerà il sacco, un paio di guanti e le pinze bastano per fare gabbie del diametro e dell'altezza voluta.



Per evitare possibili lacerazioni ai sacchi è bene coprire le parti pericolose, basta anche del cartone arrotolato e fermato con nastro adesivo. Un pezzo di tubo in gomma non più buono, tagliato longitudinalmente ed infilato è  meglio!



Per ancorare al terreno adopero tondino da edilizia ma vanno bene anche canne e simili, attenzione a porre all'interno della gabbia e qualche centimetri più in giù del bordo della rete. Legare con stringa in gomma, spago o filo di ferro plastificato. Le piante in foto sono di pomodoro coltivato "in asciutta".



Infilare il sacco sino ad arrivare a terra, sigillate al suolo con sassi e terra. Per piante che occorre irrigare, consiglio il sistema della bottiglia interrata che ho mostrato in un'altro post.



Si può eliminare la gabbia in rete metallica, incappucciando la pianta con sacco e legando con la stringa in gomma, preferibile perché cede e non strozza il fusto.



E' possibile anche isolare solo un gruppo di fiori, un pezzo di tnt o garza da fissare con una mini molletta in plastica (per motivi di leggerezza) o con la solita stringa.
Per questa soluzione, ricordatevi di segnare questo gruppo con un nastrino, specie se eliminate l'isolamento alla comparsa dei frutti.



Le foto si riferiscono al pomodoro ma è ovvio che molte altre varietà di ortaggi è possibile isolarle con queste modalità.


Attenzione, delle varietà "autofertili" basta anche una sola pianta nel sacco, ciò vale per pomodoro, melanzane, peperoni, eccetera. Per i fagioli,  i phaseolus vulgaris sono autofertili, le varietà coccineus e lunatus vengono impollinate dagli insetti e dal vento.
Sconsiglio la coltivazione in piena terra di queste varietà, è meglio coltivarle in capaci vasi da ricoverare al riparo, le correnti d'aria che attraversano il tessuto sono sufficienti per l'impollinazione.



Il discorso si fa complicato per le varietà autosterili, quelle che devono impollinarsi vicendevolmente con più piante,cercate di ingabbiare assieme almeno tre piante. E' possibile anche isolare a giorni alterni le varietà, per esempio coprire tutte le piante dello stesso ortaggio meno una lasciando che gli insetti facciano il loro lavoro su queste piante. Il giorno seguente coprire la varietà e scoprirne un'altra. Questa soluzione è però più "rischiosa", piante selvatiche e quelle degli orti vicini possono fare scherzi!



Le cucurbitacee si ibridano facilmente, la tecnica migliore è l'impollinazine manuale più isolamento delle piante. Con la solita rete metallica ricaviamo dei tunnel a forma di "V" rovesciata, copriamo col tnt venduto a rotolo di varie misure.



Sigilliamo tutti i lati con la terra. Di solito sconsigliano l'uso del tnt perchè eleva la temperatura interna ma, come vedete, la mia esperienza non conferma questo timore, notate l'ombra... In caso di temperature veramente estreme è possibile sempre ombreggiare.

L'impollinazione manuale si fa prendendo il polline dai fiori maschili e portandolo a contatto col fiore femminile, nei meloni e simili si usa un bastoncino con ovatta alle estremità, un semplice cotton fioc. Strofinate il cotone su due fiori maschili diversi e poi passateli sul fiore femminile. Purtroppo otto fiori femminili su 10 abortiranno...

Zucche e zucchini non hanno questo inconveniente, basta togliere i petali al fiore maschile ed impollinare



I fiori vanno tenuti chiusi, non solo i femminili, magari è meglio farlo la sera prima.



Con le mollettine in plastica (o in legno ma pesa di più) o...



... con la garza, da eliminare alla formazione del frutto

http://www.fioridiaia.altervista.org/index.php?album=altro%2Fimpo

Grazie a Iaia per le foto.

sabato 2 luglio 2011

Amarene e ciliegie

AMARENE E CILIEGE
di Angelo Passalacqua



Qualche foto per le varietà tardive di ciliegia, assieme alla cugina amarena.



A sinistra la grossa Ferrovia, a destra la Capo di serpe



Evidente il perché della denominazione, il frutto non è di forma arrotondata ma schiacciata e triangolare, simile appunto ad una testa di rettile.





Da sinistra, coi relativi nòccioli, Ferrovia, Capo di serpe e la minuscola Amarena selvatica. La selvatica amarena, prunus cerasus, padrona degli incolti dove non disturbata dall'uomo si riproduce bene dal seme, una volta era usata come portainnesto per le ciliege, pratica abbandonata per la caratteristica invadenza pollonante.



Piccola ma con un sapore inarrivabile, al naturale o in marmellata e succo da conservare.



Come per le ciliege ho innestato sul Santa Lucia, il portamento dell'amareno è diverso dal ciliegio, i rami sottili, lunghi e ricadenti verso il basso e l'aspetto è cespuglioso, ovvio che la potatura deve rispettare  le caratteristiche e non cercare di snaturarle.