venerdì 31 maggio 2013

BUSTE E BUSTINE PER SEMI


Queste sono le prime di una lunga serie di buste e bustine
da usare per la conservazione e l'identificazione dei vostri semi


 (per il momento verranno presentate solo le varietà trattate nel blog di cui abbiamo le foto.
Chiunque voglia mettere a disposizione le foto della propria varietà
può inviarcele e provvederemo ad integrarle nelle buste)





ISTRUZIONI:
  • Fare click sul nome BROCCOLI;
  • Scaricare il file (download);
  • Ritagliare le buste lungo i margini tratteggiati;
  • piegare le buste lungo le linee continue, verso l'interno (l'immagine rimane all'esterno);
  • mettere la colla alle alette laterali;
  • piegare ed incollare;
  • chiudere la busta inserendo la linguetta all'interno della fessura ricavata dal taglio interno nella parte frontale della busta.
BUON DIVERTIMENTO 


domenica 19 maggio 2013

SISARO

Sisaro (Sium sisarum)

di Ottone 


Il sisaro è un antico ortaggio, appartenente alla famiglia delle Apiacee, ormai non più coltivato.
Nel Medio Evo era servito alla mensa dei Re.


Della pianta si consumano le lunghe radici bianche cotte, simili alle carote,dal gusto dolce. Ho 
avuto i semi da Cristiana del Giardino delle Naiadi tramite Angelo, l'anno scorso. Li ho seminati in primavera ed inaspettitamente hanno fiorito (avrebbero dovuto farlo l'anno seguente). Ho raccolto i semi ed ho lasciato le piante sul posto.


Quest'inverno sono sparite, per poi rivegetare questa primavera, rigogliosissime, come potete vedere dalle foto. 


Ora non resta che assaggiare le radici. Quando saranno pronte? Su questa pianta, in rete, ho trovato pochissime notizie, se qualcuno di voi ne ha si faccia avanti!

http://luirig.altervista.org/flora/taxa/index1.php?scientific-name=sium+sisarum 

http://www.ortofiorito.it/giardino/pianta-423.htm 

http://www.gerbeaud.com/jardin/fiches/chervis-semis-culture-recolte.php 

http://le-projet-olduvai.blogspot.it/2013/01/chervis-sium-sisarum-et-autres-plantes.html 

http://vivaionaiadi.blogspot.it/p/conacreis.html 

   

martedì 14 maggio 2013

MARMELLATA DI PITANGA

Eugenia uniflora
di Alon e Roberta (traduzione)

Incredibile, ma vero, quest'anno, per la prima volta, le piante di pitanga hanno prodotto molti frutti maturi e sorprendentemente in tempi inaspettati.
Come sta succedendo da due anni a questa parte, l'ondata di caldo anomalo di aprile e maggio (in Israele) sta portando a maturazione i frutti prima del previsto e la raccolta è stata così abbondante da permettere la produzione della tanto agognata marmellata.


Siamo riusciti a raccoglierne 5 kg che abbiamo diviso a metà, per provare a fare la marmellata in due modi diversi, la prima con lo zucchero e la seconda senza.

Per prima cosa abbiamo sciacquato i frutti con l'acqua.


Dopodiché, schiacciando dolcemente il frutto, abbiamo separato la polpa dal seme. Il risultato è un composto che sembra essere una marmellata già formata, anche se non abbiamo ancora messo a cuocere la polpa.

  • Per la marmellata con lo zucchero abbiamo seguito le seguenti proporzioni:
    1 kg di frutta (senza seme) con 500 gr di zucchero a fuoco lento per 3 ore;
  • Per la marmellata senza zucchero abbiamo messo la pentola sul fuoco, senza aggiungere nient'altro e abbiamo lasciato bollire sempre per 3 ore a fuoco lento.

a sinistra: marmellata con zucchero ----- a destra: marmellata senza zucchero
Il risultato ottenuto è quello mostrato nella foto soprastante.
La marmellata cotta con lo zucchero appare di colore più scuro e più gelatinosa e trasparente, mentre l'altra ha mantenuto il colore più rosso e di consistenza meno gelatinosa.

La marmellata con lo zucchero è risultata troppo dolce. Quindi consiglierei di metterne di meno: 300 gr di zucchero (nel caso in cui il frutto non sia completamente maturo - quindi di colore rosso vivo) e 250 gr di zucchero (nel caso in cui il frutto sia molto maturo - essendo questo più dolce).


Il gusto è molto aromatico ed esotico.
Consiglio di provare questa marmellata in vari modi.
Oltre che per i dolci (quella con zucchero) si potrebbe provare ad utilizzare l'altra senza zucchero per aromatizzare carni, formaggi e frittate.

Attendiamo con ansia di cogliere altre idee e suggerimenti.

lunedì 6 maggio 2013

PITANGA

Eugenia uniflora
di Alon e Roberta (traduzione)

Dove vivo io, in Israele, non c'è abbastanza freddo da permettere la maturazione di alcuni frutti, quali ciliegie e mele.
È vero che esistono alcune varietà di mele (per esempio la varietà "Anna") o di ciliegie dolci (Prunus avium), per la cui produzione non servono molte ore di freddo,  ma nel complesso la qualità di queste cultivar non è particolarmente interessante da giustificare, sempre, la loro coltivazione.
Dal lato opposto, invece, ci sono diversi giorni di freddo, durante l'inverno, che  non permettono la coltivazione neanche di molti frutti tropicali.
Quindi si presenta sempre la questione di accettare la condizione climatica o di provare  ad allargare i confini e sperimentare.
In alcuni casi questo non è necessario e si può godere di alcuni frutti speciali senza forzare troppo le esigenze climatiche delle piante.

Nido abbandonato (forse di Passero) buono da usare per la raccolta dei frutti
Nel caso specifico il PITANGA fa al caso nostro.
Il Pitanga appartiene alla famiglia delle Myrtaceae ed è stato portato in Israele dal Brasile molto tempo fa.
Della stessa famiglia fanno parte numerosi arbusti che vengono usati, per lo più, come cespugli sempreverdi.


Il pitanga non richiede particolari cure e resiste alla siccità abbastanza bene, anche se, per avere buoni frutti, in quantità e sapore, conviene sempre dargli un po' di acqua ogni tanto.
Nel nostro giardino la pianta cresce da 30 anni e non ha mai sofferto.

Inizialmente era stata piantata all'ingresso del cortile sulla strada di casa, in modo da consentire agli ospiti di cogliere qualche frutto prima di entrare.

È difficile passare oltre senza la tentazione di afferrare qualche frutto!
Ora la stagione della raccolta non è ancora arrivata , ma c'è sempre la tentazione di assaggiare qualche frutto, anche se non completamente maturo.
Il gusto è un po' profumato in un mix complesso di agrodolce.
Matura dal verde all'arancione al rosso, fino a  raggiungere la maturità con un colore rosso scuro molto intenso.
Quando è di colore rosso, il gusto è ancora un po' acido, ma quando matura ed acquista un colore più scuro il frutto si addolcisce molto.

In questa foto si possono vedere le sfumature. Il frutto più scuro è quello più maturo (quello bianco è il seme)
Il cespuglio è carico di frutti, ma la maggior parte sono ancora acerbi e così ne ho potuti prendere solo alcuni

Anche le foglie e i rami sono molto aromatici e ricordano, in qualche modo, quelli degli agrumi.
Con questi piccoli frutti è possibile preparare piatti di insalata e marmellata, ma per qualche strana ragione non ce ne sono mai a sufficienza per prepararli e si finisce col mangiarli freschi in loco.
Sono molto decorativi, ma non si mantengono a lungo, quindi devono essere consumati entro pochi giorni e comunque non rimangono mai troppo a lungo nel cesto della frutta.
Sono così belli e colorati che fanno vergognare ogni pallido e noioso pomodoro!


In ogni caso, siamo solo all'inizio della stagione e non esistono molti frutti disposti a produrre così presto.
Così il Pitanga, in questo momento, non ha concorrenti in giardino, tranne forse le Nespole, la cui fruttificazione, qui in Israele, è già terminata e la cui pianta ha gli ultimi frutti rimasti sui rami.


La varietà di pitanga che coltiviamo qui è molto saporita. Per coloro che amano le ciliegie non può essere considerato un sostituto, ma può comunque appagare il palato per un certo periodo dell'anno e portare un po' di vita in giardino.
È sicuro che ci sarebbero molte cose da fare con questo piccolo frutto, ma per poterlo fare, oltre che a mangiarlo fresco, bisognerà piantarne molti cespugli!

Il frutto contiene il seme, un seme unico, grande e bianco che, dalla mia esperienza personale, ha portato alla produzione dello stesso frutto.