venerdì 30 agosto 2013

Mostra di 700 varietà di pomodori

Pontremoli 18 agosto 2013
curata dall'Associazione Lunigianarborea

con la collaborazione di Antiche Varietà, Azienda Agraria Sperimentale Stuard, Associazione Lunigianarborea e con le collezioni private di Nicolò D'Afflitto enologo delle Marchesi De Frescobaldi e della Sig. ra Nadia.
http://lunigianarborea.blogspot.it/

BUONA VISIONE

martedì 20 agosto 2013

Elogio della "cavolata" e altri racconti

di Orto delle Piane

Nella primavera 2012, nei post "Cavolaia" e Cavolaia - un po' di giustizia, avevo raccontato le mie esperienze riguardo la farfalla cavolaia e i metodi che avevo adottato per difendermi, promettendo di completare la trattazione con altre immagini che al momento non avevo disponibili.
Nella primavera 2013 ho completato l'opera posizionando la copertura a rete, ed ora la "cavolata" appare così:
La "cavolata" finita con la posa della copertura realizzata con la rete antigrandine
Sono soddisfatto del risultato, i cavoli si presentano sani, senza bruchi, senza buchi e senza cacche di bruco.
L'interno della "cavolata"
La copertura è composta da due teli di rete antigrandine della larghezza di 8 metri e lunghezza di metri 25, affiancati e giuntati un poco sovrapposti con semplice cucitura lunga fatta con ago e spago.
La maglia di questa rete è di millimetri 7 x 5, sufficiente a fermare le farfalle più grandi, un po' troppo larga per fermare per bene quelle più piccole (vedi più avanti).

Consiglio quindi di utilizzare una rete a maglie più fini, ho visto che in commercio si possono trovare anche maglie da 4 x 2,5 millimetri, e si può ulteriormente cercare tra le reti per la raccolta delle olive, dove il tipo "pugliese" pare abbia maglie ancora più piccole, e tra le reti anti insetto.
Particolare della cucitura
Per fermare la rete ho usato delle mollette da bucato, facili e veloci da mettere, e da togliere quando nell'autunno, e prima dell'arrivo della neve, dovrò rimuovere e ritirare la rete per evitare i danneggiamenti da troppo peso.
Mollette da bucato
La rete antigrandine ha una discreta robustezza riguardo agli sforzi distribuiti sull'insieme, è invece delicata se viene tirata in punti localizzati.
E' quindi bene che la struttura di sostegno sia il più possibile priva di facili punti di impiglio (ferri sporgenti, schegge di legno), e che i punti di sforzo siano distribuiti su superfici sufficientemente ampie.
Quella che ho utilizzato ha un irrobustimento tipo "cimossa" ai bordi e ogni due metri, dove consiglio di ancorare gli sforzi maggiori (pali e/o fili di sostegno).
Il palo di sostegno centrale che vedete qui sotto aveva la testata un po' piccola, che tendeva a deformare la rete, quindi, per distribuire meglio lo sforzo, ho ingrandito la superficie di appoggio infilando sulla testa del palo una bottiglia di plastica tagliata.
Particolare della testata di un palo centrale
Movimentando reti grandi può comunque capitare di fare qualche strappo, che se è piccolo non costituirà un problema, e se è grande lo possiamo riparare, con ago e filo e/o con una "pezza" ricavata da uno scampolo di rete.
Particolare del rammendo di un buco nella rete
Come anticipato più sopra una varietà di farfalla pare essere riuscita ad infilarsi tra le maglie della rete e deporre uova sulle foglie, dalle quali è nato questo bruco, che suppongo essere figlio della piccola farfalla chiamata tignola delle crocifere (Plutella xylostella)
(Andrea Mangoni se ci sei batti un colpo!)
?Bruco di Plutella xylostella?
Non ho invece trovato uova e bruchi delle altre tre farfalle cavolaie più grandi (Pieris rapae, Pieris brassicae, Mamestra brassicae) che avevo menzionato nei precedenti post.
L'infestazione e il danno rilevato sono comunque modesti e tali da non destare preoccupazione.

In un altro orto di tipo famigliare di più ridotte dimensioni ho applicato lo stesso principio di difesa utilizzando però una struttura più piccola e semplice, questa:
"Cavolata" per orto famigliare
La struttura è costituita da archetti in tondino di ferro d'armatura di modesto diametro (6 millimetri), che è pratico siano flessibili e piegabili con la sola forza delle mani (si possono usare anche flessibili rami di legno).

Per fare i lavori e i raccolti è sufficiente sollevare la rete su di un lato

Utilizzo questi archi anche per sorreggere dei teli trasparenti creando delle piccole serre a tunnel.
L'arco singolo appare così:
Arco in tondino di ferro
Lo impianto nel terreno sino al tirante in filo di ferro, che essendo scorrevole può essere posizionato più o meno alto, con l'avvertenza di lasciare comunque un sufficiente "gambo" da impiantare.
La misura minima che consiglio è un tondino lungo metri 2,50 adatto a sorreggere una rete, o un telo trasparente, larghi metri 2,00.
La lunghezza del tunnel è ovviamente libera e variabile, secondo le proprie necessità.
Particolare della dima
Per fare gli archetti tutti uguali ho predisposto una semplice "dima" fatta con 7 grosse viti fissate su un pannello di legno.
Ho segnato la metà del tondino e l'ho posizionato sulla dima facendo corrispondere la metà con la vite A.
L'ho piegato sulle viti e, f, d, g e l'ho fermato tra le viti B e C.
Ho bloccato l'elasticità dell'arco con un filo di ferro chiuso ad anello che ho avvoltolato sino a tensione rigirando un chiodo nel punto D.
Particolare del filo di ferro avvoltolato
Questo della rete è il sistema che attualmente uso con soddisfazione e successo per difendermi dalle fetenti cavolaie, ma voglio qui ricordare che "maestro" Angelo ne ha suggerito un altro, lo ha indicato in un commento lasciato nei precedenti post cavolaia, che ha chiamato "fasce di intercropping"

Anche "sorella" Francisca ha suggerito un altro metodo, che ha chiamato "undersowing"

Ma adesso basta parlare di accrocchi e strutture e metodi di difesa, godiamoci quindi anche quello che ci adoperiamo a difendere, e per me la scoperta e la bella e buona sorpresa di quest'anno è stato il cavolo rapa!
Cavolo rapa
 E a chi si fosse domandato "ma che cavolo ve ne fate di tutti quei cavoli?" ecco la risposta:
Banchetto "Orto delle Piane"
Li offriamo in assaggio nel nostro umile banchetto che allestiamo in paese, per far provare la differenza tra gli ortaggi coltivati in modo "naturale" e gli "altri"

E per finire un affettuoso saluto a tutti gli amici dalle feroci guerriere ortolane di "Orto delle Piane"
!Ciao!

martedì 6 agosto 2013

CIPERO

I Ciperi 

di Angelo Passalacqua

Per la gioia degli appassionati di "erbacce", le terribili infestanti che rappresentano l'incubo degli agricoltori delle monovarietà intensive, oggi parleremo di alcune piante non più coltivate e non più utilizzate,iniziamo dal Cipero 



La Famiglia è la stessa del più conosciuto Papiro, tre le varietà di nostro interesse, lo zigolo comune

http://www.actaplantarum.org/floraitaliae/viewtopic.php?t=8388 







Molto diffuso è anche il cipero "infestante", dai buoni tuberi commestibili, piacevolmente amarognoli

http://www.actaplantarum.org/floraitaliae/viewtopic.php?t=8397



Non vi annoio con le descrizioni botaniche, le schede che vi allego sono più che complete, farò eccezione solo per il cipero dolce, un vero tesoro sconosciuto, perlomeno qui in Italia.


 I suoi tuberetti sono detti anche mandorle di terra, dolci con un sapore gradevolissimo di castagne e mandorle, una volta aiutava anche a tener lontana la fame... Qui notizie interessanti

I coltivatori "naturali" dovrebbero pensare a rientrodurre nei loro campi piante come queste, è questa la biodiversità necessaria da salvare, piante così possono dare una buona fonte di reddito aggiuntivo e la gente tornerebbe a mangiare cibi dimenticati.

http://it.wikipedia.org/wiki/Cyperus_esculentus  

http://it.wikipedia.org/wiki/Horchata

http://www.actaplantarum.org/floraitaliae/viewtopic.php?t=8425

So che i "professionisti" sorrideranno all'idea di coltivare piante infestanti che loro combattono coi diserbanti, eppure c'è chi lo fa, come vedete qui 




http://vimeo.com/8328958

E nelle ore più calde, se non siete a mollo o al fresco di un bosco, potreste girarvi tutto questo sito:

http://www.chufadevalencia.org/  

In seguito inserirò le foto delle infiorescenze e dei tuberi radicali dei ciperi, appena possibile.


giovedì 1 agosto 2013

AGLIO SERPENTE

Aglio scorodopraso 

di Angelo Passalacqua

Un aglio poco conosciuto, non più coltivato e diventato una rarità rinselvatichita, la provenienza iniziale è la zona di Napoli ed Ischia.

Qui qualche preziosa informazione 


Non deve essere confuso con l'aglio detto serpentino, allium victorialis, questo aglio-porro è chiamato anche aventano e vulpico. Il serpente è tirato in ballo per le caratteristiche spirali della pianta in crescita 



Crescendo la pianta perde il portamento serpentino e fiorisce mettendo un ciuffo di aglietti in cima all'infiorescenza



I bulbi alla base si presentano così:



Non posso dirvi nulla del sapore di questo aglio, non ho avuto il coraggio di divorare bulbi e bulbetti, sono tutti destinati fini riproduttivi!

Ringrazio la gentile Roberta Zaltieri per avermi dato la possibilità di coltivare questo aglio più altre rarità di cui vi parlerò in seguito.