sabato 30 novembre 2013

POMODORO REGINA

Pomodoro regina di Torremaggiore 

di Angelo Passalacqua




In Puglia sono due pomodori a portare lo stesso nome di nobile origine, il più conosciuto Regina di Torre Canne, frazione di Fasano ed il meno noto Regina di Torremaggiore 


Torremaggiore è una cittadina in provincia di Foggia, situata nella zona di confine con la Campania ed il Molise, qui si trovano varietà di ortaggi "locali" diverse dalle altre pugliesi


Il nome nobile dato a questi pomodori è dovuto al caratteristico peduncolo della bacca, le punte si alzano come nella corona di una regina: 



Ho coltivato le due piantine nate dai pochi semi avuti nei miei terreni sabbiosi ed aridi, come sempre senza letame né compost, limitandomi ad irrigare ogni quattro giorni, i risultati sono stati ottimi, piante piccole ma piene di frutti, sane e robuste, nonostante l'annata 2013 non proprio favorevole.... Posso dire con certezza che questa varietà si trova più a suo agio in terreni argillosi, la conferma nella prossima primavera nel mio orto "a secco". 


Il peso dei pomodori è di ottanta grammi e più, la buccia è sottilissima e non disturba nell'uso principale, quello di interprete principale in gustose insalate! Molta polpa di ottimo sapore, il gusto non risente di una eventuale sovramaturazione, pecca di molti pomodori che sanno di "marcio". 


Si trovano poche informazioni su questo pomodoro, come ho già detto prima in questa zona della Puglia ci sono molte varietà sicuramente frutto di scambio con le regioni adiacenti, una descrizione di questo pomodoro, o qualcosa di molto simile, l'ho trovata qui:

http://www.centromusa.it/varort/index.php?option=com_content&view=article&id=692%3Acomet--reginella&catid=38%3Aortaggi&Itemid=72&lang=it 

E qui spunta fuori un altro pomodoro Regina ed io sono di nuovo a caccia di semi...

http://www.centromusa.it/varort/index.php?option=com_content&view=article&id=701%3Aregina&catid=38%3Aortaggi&Itemid=72&lang=it 

domenica 24 novembre 2013

ALBERI DI CANTO

Un'altra Biodiversità

di Angelo Passalacqua


L' "Albero di Canto" è il nome che si attribuisce a quei contadini che secondo l'opinione generale di un villaggio sanno a memoria un'infinità di melodie.
             
                                                                                                                    Bela Bartok 

http://www.alberidicanto.org/

Un'altra biodiversità che stiamo perdendo, strettamente legata a quella contadina coi suoi alberi, semi, canti e dialetti.


http://www.patriarchinatura.it/immagini/gallery/patriarchi_regione/19_Sicilia_Castagno_100_cavalli.jpg 

Un popolo
mettetelo in catene
spogliatelo
tappategli la bocca
è ancora libero.

Levategli il lavoro
il passaporto
la tavola dove mangia
il letto dove dorme,
è ancora ricco.

Un popolo
diventa povero e servo
quando gli rubano la lingua
ricevuta dai padri:
è perso per sempre.

Diventa povero e servo
quando le parole non figliano parole
e si mangiano tra di loro.
Me ne accorgo ora,
mentre accordo la chitarra del dialetto
che perde una corda al giorno."

Ignazio Buttitta, "Lingua e dialetto"
http://www.youtube.com/watch?v=4GLdxHNJMtQ

http://www.youtube.com/watch?v=JYbTbF2yVYI



 http://www.patriarchinatura.it/immagini/gallery/patriarchi_regione/18_Calabria_Platano_di_Curinga.jpg 

https://www.youtube.com/watch?v=TY_o_tz66qI 


http://www.patriarchinatura.it/immagini/gallery/patriarchi_regione/15_Campania_Olivo_di_Cicciano.jpg

http://www.youtube.com/watch?v=Jj36Sb6xTZI

Enzo Del Re, l'artista che voleva essere pagato come un operaio, non di più. Andò al Nord a lavorare con Dario Fo e Franca Rame,  sue "Lavorare con lentezza" e "Avola".


http://www.patriarchinatura.it/immagini/gallery/patriarchi_regione/17_Basilicata_Pino_loricato.jpg  

http://www.youtube.com/watch?v=q1cXWCiQejI
http://www.youtube.com/watch?v=wuJR4op-HDg 


http://www.patriarchinatura.it/immagini/gallery/patriarchi_regione/14_Molise_Re_Fajone_Vastogirardi.jpg

https://www.youtube.com/watch?v=aYFjR6EHThI


http://www.patriarchinatura.it/immagini/gallery/patriarchi_regione/16_Puglia_Vallonea_Tricase.jpg 

https://www.youtube.com/watch?v=SYq8aVceT3Y 


http://www.patriarchinatura.it/immagini/gallery/patriarchi_regione/03_Liguria_Cerro_Varese_Ligure.jpg

https://www.youtube.com/watch?v=KhjO8QcNlXY
http://vimeo.com/69342922

Questo post avrei voluto dedicarlo a Paolo, a ferragosto scorso, ma non ho potuto essere puntuale, ma in fondo siamo in tanti qui che non ci tengono molto a ricorrenze e cerimonie, ogni giorno è quello giusto...


giovedì 21 novembre 2013

COCOMERO BIANCO

Conosciuto anche come "cocomero da marmellata"
di Roberta

Grazie ad uno scambio di semi, lo scorso inverno ho ricevuto i semi di un cocomero chiamato "cocomero bianco" inviati da un signore di Firenze. Non ne conosco l'origine, ma in questa estate in cui è nato veramente poco, ogni pianta ha dato un lungo e grosso frutto, che abbiamo raccolto a fine ottobre.

Quello in primo piano è il cocomero bianco, quella dietro è la zucchina romanesca andata in seme

 Abbiamo voluto provare questo interessante frutto qualche giorno fa, dopo circa un mese dalla sua raccolta.


Pensavamo di mangiarlo come frutta ed invece abbiamo scoperto che non era dolce come gli altri cocomeri (angurie).
Probabilmente questo può essere dipeso dal fatto che non ha ricevuto molto sole diretto, avendolo messo sotto una zona molto ombreggiata. Quindi proveremo sicuramente il prossimo anno a metterlo sotto il sole diretto.

Invece, con estrema sorpresa non era insipido, ma molto croccante dal gusto di cetriolo. Lo abbiamo infatti ribattezzato cetriolo gigante da serbo.
Lo abbiamo provato ad insalata, misto a pomodori da serbo. Il risultato è stato eccellente.

Qui l'insalata era già stata divorata
Cosa dire di più? A noi è parso un enorme cetriolo ottimo da conservare per l'inverno in modo da poterlo gustare in insalata, magari a Natale, quando di cetrioli non se ne vede l'ombra. Molto croccante e gustoso, ha una pelle molto sottile che potrebbe anche essere mangiata, quindi non si butta niente.

Ha pochi semi, grandi e di colore tra il grigio e il verde, quindi è facile toglierli mentre si taglia a fette.
Forse nella foto di sotto riuscite a vederne meglio i colori.


In conclusione, una bella e croccante scoperta.


mercoledì 13 novembre 2013

MELANZANA DI ROTONDA - I SEMI

I SEMI DELLA ROSSA DI ROTONDA 

di Angelo Passalacqua 

Per questa melanzana molto particolare è stata un annata coronata da un meritato successo, è stata distribuita anche fuori dalla Basilicata contribuendo a farla conoscere in tutta Italia. Ne ho parlato nel post di molti anni fa, ogni tanto l'ho aggiornato con notizie e foto "fresche".

http://amicidellortodue.blogspot.it/2009/09/melanzana-di-rotonda.html


Ho inviato i semi della Rossa un pò ovunque, in Italia ed all'estero, mi è stata richiesta da tutti coloro che mi hanno contattato per gli scambi, molti sono rimasti perplessi quando la pianta ha cominciato a fruttificare, è molto diversa dalle melanzane "normali"! Ricordo che la patria di origine italiana è Rotonda, nel Parco del Pollino, coltivata nei miei terreni murgiosi non è affatto cambiata, rimane una melanzana dal sapore unico, eccezionale! Questa che vedete in foto è di dimensione standard, il peso è di 75 grammi, di solito ce ne sono più grandi e... molte più piccole! Ma se le  assaggiate non baderete a questo aspetto secondario, di poco conto, continuerete a coltivarle, troppo buone per abbandonarle!

 
A differenza delle altre melanzane, per prenderne i semi non si deve aspettare la sovramaturazione delle bacche, quando i semi sono maturi ma le melanzane non hanno più la polpa commestibile, la Rossa è sempre buona da mangiare! Nelle foto vi mostro il metodo giusto per raccogliere i semi.


Dopo aver aperto la melanzana sono evidenti le "logge" coi semi, basta semplicemente tagliare e prendere i semi con la punta del coltello. Ricordo che la Rossa è piena di sostanze antiossidanti e non annerisce la polpa a contatto con l'aria, si può lavorare senza fretta.



La polpa è piena di succo, i semi vanno messi ad ascigare in un piatto in plastica o in ceramica, mai su carta! Consiglio di passarli nel solito colino sotto acqua corrente prima di metterli ad asciugare ma non è indispensabile.


Con questo metodo i semi si conservano bene per lungo tempo, per mia prova arrivano a sei anni mantenendo una germinabilità pari al cento per cento circa!

lunedì 4 novembre 2013

PATATA VITELOTTE /2

LA PATATA VITELOTTE /2

di Angelo Passalacqua


Non è più la "sconosciuta" di qualche anno fa, quando le patate nere o blu catturavano l'attenzione e creavano dubbi di commestibilità che frenavano i più timorosi!


Quasi tutti i coltivatori alle prese con questa particolare patata ne abbandonano presto la coltivazione, spaventati dai tuberi di dimensioni ben più piccole delle normali patate! La temuta "scarsa produttività" che in verità non c'è, come potete vedere nel post precedente!

La Vitelotte appartiene ad una varietà particolare di Solanum tuberosum, le cosidette "patate amare", S. ajanhuiri, incrocio spontaneo tra le patate selvatiche S. megistacrolobum e le patate coltivate S. stenotomum. Sono patate semiselvatiche, le più resistenti al freddo, il loro corredo cromosomico è da pianta selvatica, solo 24.

http://link.springer.com/article/10.1007%2FBF02858307#page-1 

Le patate diploidi crescono in zone fredde e con una durata di coltivazione molto breve, sulle Ande, le Vitellotte non sono però amare, la sua polpa viola è anzi di ottimo sapore, assieme ad un altra varietà con la polpa di color giallo.


Patate nere "normali" sono presenti con molte varietà, a destra nella foto ne vedete una, molto evidente la differenza con la Vitelotte, a sinistra, con la sua polpa diversa da tubero a tubero, più o meno striata o scura in modo uniforme.


Un tubero di Vitelotte grande come ad una nocciola darà un raccolto di molte patate dal peso di 30 grammi o di quasi due etti, quindi l'accusa di produrre poco è falsa.

In cucina la sua polpa molto soda è apprezzatissima, come confermano quelli che l'assaporano... Un segreto per la perfetta riuscita del puré è sbucciarle prima di lessarle, immergere in acqua fredda da portare all'ebollizione, salare e continuare la cottura per altri 10 minuti circa.


Altra curiosità per questa patata è l'antico modo di conservarla nei freddi luoghi di origine, a differenza delle patate normali la cui polpa si deteriora con le basse temperature, il chuño 

http://it.wikipedia.org/wiki/Chu%C3%B1o 

http://en.wikipedia.org/wiki/Chu%C3%B1o 

Le patate ajanhuiri non producono semi fertili, sono classificate come piante perenni perché basta lasciare un piccolo tubero nel terreno per avere un raccolto, però vengono usate dai ricercatori per ottenere nuovi ibridi, come fa il famoso Tom Wagner:

http://tatermater.proboards.com/thread/702/solanum-ajanhuiri-etc?page=1&scrollTo=4884