Il Pak Choy
(Brassica rapa var chinensis)
di Paolo Basso
Il nome di questa crucifera cinese è scritto in molti modi, credo che quella che uso io sia la grafia corretta perchè l'ho presa su un sito asiatico.
In ogni caso la pianta è sempre quella, comunque venga chiamato, anche sedano cinese.
Io l'ho coltivato la prima volta quattro anni fa, con semi acquistati assieme ad altri per corrispondenza. La germinazione dei semi è rapida, come cavoli o rapanelli, la pianta si sviluppa rapidamente anche in periodi freddi, anzi col caldo tende a fiorire senza fare un bel cespo.
Rispetto alla bieta da coste, a cui somiglia anche come usi, la crescita è più rapida ma mentre le coste della bieta si raccolgono man mano, il pak choy conviene tagliarlo completamente alla base appena è ben sviluppato, in genere dopo tre mesi dalla semina.
Conviene fare le piantine in vasetto e trapiantare per occupare il meno possibile il terreno, sono piante molto gradite a limacce e bruchi, probabilmente anche loro gradiscono la cucina etnica...
In un clima mite può essere coltivato anche in inverno. Il primo anno, seminato a luglio assieme ai cavoli, è fiorito a fine dicembre (è stato un inverno particolarmente mite). Sicuramente sono da evitare semine nella tarda primavera, andrebbe subito a fiore come il cavolo cinese.
Per evitare le ibridazioni, molto facili con tutti gli altri cavoli e broccoli, conviene tenere alcune piante ben isolate o farli fiorire in un periodo diverso, come faccio io.
L'uso in cucina è simile alle bietole, ma il gusto è più gradevolmente amaro, conviene lessarli in poca acqua o al vapore e saltarli in padella per un ottimo contorno.Separando le foglie dalle coste, più lente a cuocere, si possono saltare direttamente nella padella con olio, aglio e un po' d'acqua. Le coste invece possono essere lesse e gratinate in forno, con besciamella e parmigiano.
Secondo quanto si legge in rete, le caratteristiche nutrizionali sono superiori a quelle dei cavoli normali, io posso solo dire che per il mio gusto è una verdura valida, meritevole di essere coltivata anche in serra nelle zone più fresche del Nord Italia.
Le varietà che si trovano normalmente qui da noi sono con il gambo bianco, ma ci sono anche con le coste verde che sono più rustiche sopportando brevi geli.