martedì 9 marzo 2010

Risotto con fave

Risotto con fave
di Paolo Basso

Come ho scritto nel post sulla coltivazione della fava da orto, dopo il raccolto delle fave da mangiare crude lascio crescere i rimanenti baccelli finchè non siano grossi ed all'inteno le fave si stacchino dal picciolo, poi le sgrano e le conservo in sacchetti nel freezer. Possono così essere facilmente utilizzate per minestroni, purèe o, come in questo caso, per un risotto.
Presa dal sacchetto la quantità necessaria (20-30 a persona), si mettono in acqua dove si scongelano rapidamente, la pelle esterna raggrinzisce e può essere tolta facilmente. A questo punto le metto in un pentolino con acqua che porto ad ebollizione per un paio di minuti poi scolo.
Faccio rosolare in olio dello scalogno tritato, lo preferisco ma nulla vieta di usare la cipolla, aggiungo le fave scottate, altra leggera rosolata ed aggiungo il riso. Una mescolatina e metto il brodo che nel frattempo ho preparato con dado vegetale. A volte aggiungo dei ceci se li ho già cotti o dei dadini di zucca, cucina creativa…




lunedì 8 marzo 2010

cucina dell'orto

La cucina dell'orto
In rete ci sono già molti forum e siti che parlano di cucina, qui si vuole solo parlare di quello che facciamo in cucina con le nostre verdure, di testa nostra o con ricette della tradizione della nostra zona.
Qualcosa si è già scritto, Claudia su come recuperare certe verdure e Angelo sul macco di fave qualcos'altro è nei commenti, abbiamo pensato che sia meglio riunire tutto in una categoria, a cui ovviamente tutti possano collaborare, direttamente per chi è iscritto al blog o inviando testo ed eventuali foto alla mia mail XXpaolob44@virgilio.it mail degli Amici dell'orto due: XXamicidellortodue@virgilioXX.it (togliere le XX antispam automatico). 

mercoledì 3 marzo 2010

Pak Choy

Il Pak Choy
(Brassica rapa var chinensis)
di Paolo Basso

Il nome di questa crucifera cinese è scritto in molti modi, credo che quella che uso io sia la grafia corretta perchè l'ho presa su un sito asiatico.
In ogni caso la pianta è sempre quella, comunque venga chiamato, anche sedano cinese.


Io l'ho coltivato la prima volta quattro anni fa, con semi acquistati assieme ad altri per corrispondenza. La germinazione dei semi è rapida, come cavoli o rapanelli, la pianta si sviluppa rapidamente anche in periodi freddi, anzi col caldo tende a fiorire senza fare un bel cespo.
Rispetto alla bieta da coste, a cui somiglia anche come usi, la crescita è più rapida ma mentre le coste della bieta si raccolgono man mano, il pak choy conviene tagliarlo completamente alla base appena è ben sviluppato, in genere dopo tre mesi dalla semina.
Conviene fare le piantine in vasetto e trapiantare per occupare il meno possibile il terreno, sono piante molto gradite a limacce e bruchi, probabilmente anche loro gradiscono la cucina etnica...
In un clima mite può essere coltivato anche in inverno. Il primo anno, seminato a luglio assieme ai cavoli, è fiorito a fine dicembre (è stato un inverno particolarmente mite). Sicuramente sono da evitare semine nella tarda primavera, andrebbe subito a fiore come il cavolo cinese.
Per evitare le ibridazioni, molto facili con tutti gli altri cavoli e broccoli, conviene tenere alcune piante ben isolate o farli fiorire in un periodo diverso, come faccio io.


L'uso in cucina è simile alle bietole, ma il gusto è più gradevolmente amaro, conviene lessarli in poca acqua o al vapore e saltarli in padella per un ottimo contorno.Separando le foglie dalle coste, più lente a cuocere, si possono saltare direttamente nella padella con olio, aglio e un po' d'acqua. Le coste invece possono essere lesse e gratinate in forno, con besciamella e parmigiano.


Secondo quanto si legge in rete, le caratteristiche nutrizionali sono superiori a quelle dei cavoli normali, io posso solo dire che per il mio gusto è una verdura valida, meritevole di essere coltivata anche in serra nelle zone più fresche del Nord Italia.
Le varietà che si trovano normalmente qui da noi sono con il gambo bianco, ma ci sono anche con le coste verde che sono più rustiche sopportando brevi geli.

lunedì 1 marzo 2010

Cicerchia e lupino

Cicerchia e Lupino
Lathyrus sativus L.  Fam. Papilionacee   Ordine Leguminose
Lupinus albus L.     Fam. Papilionacee    Ordine Leguminose

di Angelo Passalacqua


La riscoperta delle varietà alimentari cadute, per vari motivi, in disuso vede anche queste piante cugine tra loro, la cicerchia ed il lupino. La prima conta centinaia di varietà, per uso alimentare e foraggero, il lupino  ha poche varietà. Ricche di proteine ed altre sostanze utili condividono anche un alcaloide nocivo, che  sconsiglia un uso troppo generoso di esse. Infatti il "latirismo" colpiva chi era costretto ad un alimentazione a base di un solo ingrediente a disposizione, purtroppo accade ancora oggi in Paesi "sottosviluppati".


A sinistra, il lupino. A destra la cicerchia piatta.
http://www.agraria.org/coltivazionierbacee/cicerchia.htm
http://www.agraria.org/coltivazionierbacee/lupino.htm




Di origine siciliana la cicerchia piccola, dal seme piccolo e spigoloso. Quella chiara è praticamente uguale a quella rinomata delle Marche. La scura è una rarità dai colori stupendi,dal grigio al verde e al marrone.

http://www.ars-alimentaria.it/schedaProdotto.do?idProdotto=1848632&siglaRegione=&tipologia

Alla proprietà concimante tipica delle Leguminose, la cicerchia associa altre preziose qualità come la radice fittonante e il gradimento di terreni poveri di cui migliora la struttura, è molto indicata anche come sovescio.
Nella mia zona, il lupino si interra a fine Agosto, nel terreno arido ed asciutto, la cicerchia a Febbraio-Marzo.

Per concludere, la foto di famiglia:


Sono molte le ricette a base di lupino e cicerchia, la classica zuppa in primis, ma anche i maltagliati e cicerchie e la gustosissima

http://www.vacanzeinbasilicata.it/Sapori-Lucani/Ricette-Basilicata/Cavatelli-con-Cicerchia.asp