mercoledì 14 settembre 2016

DOLICI MURGIANI / 2

Dolici di Santeramo / 2

di Angelo Passalacqua

Ennesima conferma della grande ricchezza di agro-biodiversità presente in Puglia, un altro dolico, conosciuto col nome di ripolo pugliese, coltivato per produrre fagiolini mangiatutto, gli apprezzatissimi occhipinti. Si differenzia dagli altri dolici per il portamento delle piante, non nane né rampicanti, come i famosi metro o asparago, ma a "mezza rama", a cespuglio.


Ho segnalato questo dolico agli amici del progetto Biodiverso, si è meritato un posto nel libro "Almanacco BiodiverSO", alla pagina 116 la scheda del fagiolino pinto mezza rama.


Riporto quanto scritto nei "risultati del Progetto BiodiverSO":


"La pianta, ad accrescimento indeterminato, presenta habitus di crescita eretto e tende a sollevarsi a media altezza, il fiore aperto è violetto con sfumature bianche, ma quando è chiuso appare di colore giallo. I baccelli sono stretti e lunghi, di media pezzatura, di colore verde con la punta viola. La produzione è nella norma. I semi presentano una forma ovoidale con tegumento liscio e di colore nero. L'IBBR del CNR di Bari ha caratterizzato questa varietà locale con marcatori SSR e SNP. Comune rappresentativo Santeramo in Colle."


Aggiungo all'esauriente scheda che il nome dialettale santeramo è "l'ecchie pint d nd'derr", traducibile con "l'occhio pinto a terra", le piante cespugliose si appoggiano sul terreno. La coltivazione va fatta "in seccagna", senza mai irrigare.


Cercando notizie su questo fagiolo sono arrivato a pagina 110 del libro "Aspromonte", scritto da un grande salvatore di piante, Orlando Sculli, che riferisce di un fagiolo "dòlica" coltivato da un solo contadino che gli donò l'ultimo baccello coi semi maturi poiché lui non li avrebbe più coltivati, a causa dell'età avanzata. "A Maggio mi accinsi a mettere a dimora i cinque semi recuperati, ma mi accorsi di averne solo due, di cui solo uno germogliò e mi produsse 57 semi. Sono gli unici o a Santa Eufemia qualcuno pianta ancora i fagioli dòlica coi fiori blu? "


Spero che la risposta alla domanda sia "sì", che quei 57 semi siano diventati migliaia! E ringraziare un grande "salvatore di piante", innamorato non corrisposto della terra di Calabria.  
  

domenica 4 settembre 2016

POMODORO RE UMBERTO

Pomodoro Re Umberto 

di Angelo Passalacqua


Un pomodoro dato più volte per scomparso, poi ritrovato all'estero grazie ai seedsavers.




Avevo coltivato molti anni fa questo pomodoro, grazie ai semi donatimi dall'amica Adriana C. , rimasi deluso quando tutti i pomodori si ammalavano di marciume apicale, probabilmente non era varietà adatta al mio terreno/clima e passai i semi ad altri amici interessati al Re Umberto. 


Era un vero peccato che questo pomodoro dovessi abbandonarlo, le notizie che avevo su di esso parlavano di una ottima varietà, anche da serbare e quindi adatta alla coltura a secco! L'amico Teresio L. mi convinse a riprovarci e ritentai. 
Questa volta è andata bene!


Ho voluto che altri testassero il Re Umberto in luoghi diversi, l'esito è stato uguale per tutti, un ottimo pomodoro per sapore e "resistenza" sia coltivato in asciutta che irrigato, da consumare fresco e da serbare per l'inverno, ottimo anche trasformarlo in salsa. Ho insistito con le foto che mostrano il pomodoro dall'alto per evidenziare una particolarità, la forma non è ovale ma "squadrata", i pomodori hanno quattro solchi che lo segnano sui fianchi.


 

L'ultima foto è del mio amico Mimmo F. , di Altamura, vivaista professionista convertitosi con entusiasmo crescente di anno in anno ai semi che gli passo, con il suo prezioso aiuto ci saranno semi in grande quantità per gli Amici, del Re Umberto e di tanto altro!

E se Settembre si comporta bene ci sarà anche il "fratello", il Re Umberto giallo!

In questo post pubblicato da Andrea Mangoni ci sono notizie e foto del Re Umberto. 


Aggiungo qualche foto e notizia,  ho mostrato nei commenti, riporto qui per comodità.



Re Umberto coltivato nel 2008 da Adriana Calderoni.






mercoledì 27 luglio 2016

DOLICI MURGIANI / 1

Dolici di Santeramo / 1 

di Angelo Passalacqua


La ricerca dei semi delle varietà tradizionali di solito porta a viaggiare anche molto lontano, questa volta invece non è stato necessario, questi "occhipinti" sono dei mio paese, il mio compaesano Sabino C. me ne diede una manciata, proveniente dalla mitica "nonna contadina" che conserva i suoi semi, da decenni. Le ricerche che ho fatto su questi Vigna hanno dato esito sorprendente, andiamo a scoprire questi "tesori"!



E' stata una vera scoperta trovare questa rarità, di solito questi dolici sono coltivati per essere consumati come fagiolini mangiatutto o cornetti, in Puglia sono chiamati occhiopinti, più apprezzati dei fagiolini, tra i baccelli lasciati per produrre semi si trovano anche qualcuno di questi, coi semi bicolori e non neri o bianchi con l'occhionero.



Non ho trovato notizie su questo dolico, nessuno ne ricorda il nome, nemmeno gli anziani che ho interpellato, è iniziata quindi la ricerca...


Il viaggio dei dolici o fagioli africani è iniziato tanto tempo fa, dall'Africa al Mediterraneo dei Greci e Romani, la Famiglia conta una incredibile varietà di componenti, ne vediamo molti qui e qui mentre il viaggio ci porta alla patria del fagiolo, in America.


Il nome inglese ricorda l'uso principale di questi fagioli, coi semi troppo piccoli rispetto a quelli americani, e qui abbiamo una bella sorpresa!


Un dolico africano che diventa seme tradizionale dei Nativi americani! 
I "visi pallidi" li chiamarono Papago, "mangiatori di fagioli", con evidente disprezzo, il loro nome vero Tohono O'Odham, "coltivatori del deserto" rende giustizia.


Ovviamente anche questo dolico si coltiva senza mai irrigare!


Il fiore chiuso è di colore giallo scuro, diventa completamente bianco alla apertura.


 E dopo i fiori iniziano a farsi vedere i primi baccelli.



 

domenica 26 giugno 2016

PEPERONE CORNO DI CAPRA

Peperone corno di capra 
di Angelo Passalacqua 


Un peperone pugliese "speciale" , simile al più famoso lucano di Senise, si conserva appeso in serte per il consumo invernale, la polpa della bacca è di spessore ideale per essere seccata al sole.


I peperoni hanno dimensioni generose, quasi sempre la forma è quella a corno di capra, da cui deriva il nome.


Ottimo sapore e profumo, è una varietà di peperone dolce, esiste anche la versione piccante, più rara e meno apprezzata.


Adesso mi chiederete se coltivo anche questo "a secco"? Vi rispondo subito: Quasi! Il corno di capra è abituato alla sete, viene meglio se irrigato pochissimo e non dandogli troppi nutrienti, nelle foto è evidente che le piante hanno più peperoni che foglie! E nella seconda foto notate che le foglie apicali mostrano una carenza di azoto, non c'è da preoccuparsi, va bene così!


L'ombra del mandorlo risparmia alle piante il sole cocente e basta irrigare una volta alla settimana, per questo pacciamo con l'erba sfalciata.

I peperoni sono ottimi anche consumati "freschi", appena raccolti ma se li preferite "cruschi" ecco una ricetta tradizionale pugliese.