domenica 19 maggio 2013

SISARO

Sisaro (Sium sisarum)

di Ottone 


Il sisaro è un antico ortaggio, appartenente alla famiglia delle Apiacee, ormai non più coltivato.
Nel Medio Evo era servito alla mensa dei Re.


Della pianta si consumano le lunghe radici bianche cotte, simili alle carote,dal gusto dolce. Ho 
avuto i semi da Cristiana del Giardino delle Naiadi tramite Angelo, l'anno scorso. Li ho seminati in primavera ed inaspettitamente hanno fiorito (avrebbero dovuto farlo l'anno seguente). Ho raccolto i semi ed ho lasciato le piante sul posto.


Quest'inverno sono sparite, per poi rivegetare questa primavera, rigogliosissime, come potete vedere dalle foto. 


Ora non resta che assaggiare le radici. Quando saranno pronte? Su questa pianta, in rete, ho trovato pochissime notizie, se qualcuno di voi ne ha si faccia avanti!

http://luirig.altervista.org/flora/taxa/index1.php?scientific-name=sium+sisarum 

http://www.ortofiorito.it/giardino/pianta-423.htm 

http://www.gerbeaud.com/jardin/fiches/chervis-semis-culture-recolte.php 

http://le-projet-olduvai.blogspot.it/2013/01/chervis-sium-sisarum-et-autres-plantes.html 

http://vivaionaiadi.blogspot.it/p/conacreis.html 

   

martedì 14 maggio 2013

MARMELLATA DI PITANGA

Eugenia uniflora
di Alon e Roberta (traduzione)

Incredibile, ma vero, quest'anno, per la prima volta, le piante di pitanga hanno prodotto molti frutti maturi e sorprendentemente in tempi inaspettati.
Come sta succedendo da due anni a questa parte, l'ondata di caldo anomalo di aprile e maggio (in Israele) sta portando a maturazione i frutti prima del previsto e la raccolta è stata così abbondante da permettere la produzione della tanto agognata marmellata.


Siamo riusciti a raccoglierne 5 kg che abbiamo diviso a metà, per provare a fare la marmellata in due modi diversi, la prima con lo zucchero e la seconda senza.

Per prima cosa abbiamo sciacquato i frutti con l'acqua.


Dopodiché, schiacciando dolcemente il frutto, abbiamo separato la polpa dal seme. Il risultato è un composto che sembra essere una marmellata già formata, anche se non abbiamo ancora messo a cuocere la polpa.

  • Per la marmellata con lo zucchero abbiamo seguito le seguenti proporzioni:
    1 kg di frutta (senza seme) con 500 gr di zucchero a fuoco lento per 3 ore;
  • Per la marmellata senza zucchero abbiamo messo la pentola sul fuoco, senza aggiungere nient'altro e abbiamo lasciato bollire sempre per 3 ore a fuoco lento.

a sinistra: marmellata con zucchero ----- a destra: marmellata senza zucchero
Il risultato ottenuto è quello mostrato nella foto soprastante.
La marmellata cotta con lo zucchero appare di colore più scuro e più gelatinosa e trasparente, mentre l'altra ha mantenuto il colore più rosso e di consistenza meno gelatinosa.

La marmellata con lo zucchero è risultata troppo dolce. Quindi consiglierei di metterne di meno: 300 gr di zucchero (nel caso in cui il frutto non sia completamente maturo - quindi di colore rosso vivo) e 250 gr di zucchero (nel caso in cui il frutto sia molto maturo - essendo questo più dolce).


Il gusto è molto aromatico ed esotico.
Consiglio di provare questa marmellata in vari modi.
Oltre che per i dolci (quella con zucchero) si potrebbe provare ad utilizzare l'altra senza zucchero per aromatizzare carni, formaggi e frittate.

Attendiamo con ansia di cogliere altre idee e suggerimenti.

lunedì 6 maggio 2013

PITANGA

Eugenia uniflora
di Alon e Roberta (traduzione)

Dove vivo io, in Israele, non c'è abbastanza freddo da permettere la maturazione di alcuni frutti, quali ciliegie e mele.
È vero che esistono alcune varietà di mele (per esempio la varietà "Anna") o di ciliegie dolci (Prunus avium), per la cui produzione non servono molte ore di freddo,  ma nel complesso la qualità di queste cultivar non è particolarmente interessante da giustificare, sempre, la loro coltivazione.
Dal lato opposto, invece, ci sono diversi giorni di freddo, durante l'inverno, che  non permettono la coltivazione neanche di molti frutti tropicali.
Quindi si presenta sempre la questione di accettare la condizione climatica o di provare  ad allargare i confini e sperimentare.
In alcuni casi questo non è necessario e si può godere di alcuni frutti speciali senza forzare troppo le esigenze climatiche delle piante.

Nido abbandonato (forse di Passero) buono da usare per la raccolta dei frutti
Nel caso specifico il PITANGA fa al caso nostro.
Il Pitanga appartiene alla famiglia delle Myrtaceae ed è stato portato in Israele dal Brasile molto tempo fa.
Della stessa famiglia fanno parte numerosi arbusti che vengono usati, per lo più, come cespugli sempreverdi.


Il pitanga non richiede particolari cure e resiste alla siccità abbastanza bene, anche se, per avere buoni frutti, in quantità e sapore, conviene sempre dargli un po' di acqua ogni tanto.
Nel nostro giardino la pianta cresce da 30 anni e non ha mai sofferto.

Inizialmente era stata piantata all'ingresso del cortile sulla strada di casa, in modo da consentire agli ospiti di cogliere qualche frutto prima di entrare.

È difficile passare oltre senza la tentazione di afferrare qualche frutto!
Ora la stagione della raccolta non è ancora arrivata , ma c'è sempre la tentazione di assaggiare qualche frutto, anche se non completamente maturo.
Il gusto è un po' profumato in un mix complesso di agrodolce.
Matura dal verde all'arancione al rosso, fino a  raggiungere la maturità con un colore rosso scuro molto intenso.
Quando è di colore rosso, il gusto è ancora un po' acido, ma quando matura ed acquista un colore più scuro il frutto si addolcisce molto.

In questa foto si possono vedere le sfumature. Il frutto più scuro è quello più maturo (quello bianco è il seme)
Il cespuglio è carico di frutti, ma la maggior parte sono ancora acerbi e così ne ho potuti prendere solo alcuni

Anche le foglie e i rami sono molto aromatici e ricordano, in qualche modo, quelli degli agrumi.
Con questi piccoli frutti è possibile preparare piatti di insalata e marmellata, ma per qualche strana ragione non ce ne sono mai a sufficienza per prepararli e si finisce col mangiarli freschi in loco.
Sono molto decorativi, ma non si mantengono a lungo, quindi devono essere consumati entro pochi giorni e comunque non rimangono mai troppo a lungo nel cesto della frutta.
Sono così belli e colorati che fanno vergognare ogni pallido e noioso pomodoro!


In ogni caso, siamo solo all'inizio della stagione e non esistono molti frutti disposti a produrre così presto.
Così il Pitanga, in questo momento, non ha concorrenti in giardino, tranne forse le Nespole, la cui fruttificazione, qui in Israele, è già terminata e la cui pianta ha gli ultimi frutti rimasti sui rami.


La varietà di pitanga che coltiviamo qui è molto saporita. Per coloro che amano le ciliegie non può essere considerato un sostituto, ma può comunque appagare il palato per un certo periodo dell'anno e portare un po' di vita in giardino.
È sicuro che ci sarebbero molte cose da fare con questo piccolo frutto, ma per poterlo fare, oltre che a mangiarlo fresco, bisognerà piantarne molti cespugli!

Il frutto contiene il seme, un seme unico, grande e bianco che, dalla mia esperienza personale, ha portato alla produzione dello stesso frutto.


lunedì 29 aprile 2013

Elogio della serra e altri racconti

di Orto delle Piane
(immagini dal 21 aprile 2013 in poi)

... dedicato a tutti quelli che stanno travagliando nel fango ...

Sono stato un accanito detrattore della coltivazione in serra, non mi piaceva l'idea di una innaturale crescita in luce filtrata da vetri o teli, privata dalle salutari docce pioggerelline.

Poi Paola, che è più milanese e meno zuccona di me, ha tanto insistito che l'ho voluta accontentare, così mi sono imbarcato nell'impresa che qui vi voglio raccontare, che mi ha fatto scoprire, quando le giornate ci regalano solo foto in bianco e nero, che una serra offre anche interessanti  aspetti positivi
Serra afgana
Ho recuperato da un amico quel che restava di una serra costruita da mani professionali, ricca di astuti dettagli e particolari costruttivi,  che però nei vari traslochi erano andati in parte dispersi, che ho rimontato sopperendo alla mancanza dei pezzi originali con abbondante arte di arrangiarsi, corda, filo di ferro e altri rottami.

Ne è risultato questo accrocchio "afgano" che per quanto improvvisato svolge egregiamente la sua funzione ...
Paola è contenta
... quella di far contenta Paola, che ora può sfogare i suoi sfrenati istinti seminatori primaverili al riparo dalla fanghiglia degli avversi elementi.

La prima operazione è stata quella di spianare una sufficiente superficie, per un montaggio inclinato avrei dovuto escogitare ulteriori adattamenti, di risultato incerto, e a scanso di sorprese ho preferito scavare e riportare quanto necessario per ottenere un piano
Fissaggio dei teli
Poi ho posizionato gli archi, ancorandoli a picchetti metallici infissi nel terreno, e ho irrigidito la struttura con tre tubi in ferro, uno sommitale e due laterali

Giunzioni in filo di ferro

Questo irrigidimento si è reso necessario perché al momento del trasporto gli archi non ne volevano sapere di salire decorosamente sul camioncino patente B che mi posso permettere, erano troppo grandi, cosi li ho dovuti ahimè tagliare a meta con il flessibile, per poi rigiuntarli in opera con questo pezzo di tubo in gomma del giusto diametro

Giunto in gomma dei due semiarchi

Ho fissato i due teli di facciata e quello della volta con gli appositi anelli aperti e ho rinforzato il tutto con legature in corda

Particolare della legatura dei teli
Per legare i teli ho avvolto un piccolo sasso rotondo e acchiappato il tutto con la corda, è un sistema efficace che riduce il rischio di lacerazioni

La porta
Per entrare sollevo un lembo del telo e lo ancoro in alto con un cordino ad anello, et voilà, fatta la porta, vogliate accomodarvi nell'interno ...
... ma che bel paradiso ...
... che è spazioso, tiepido e asciutto, e in una giornata livida come questa ci accoglie come un gradito tiepido paradiso.

Fate però attenzione a questi due fili di ferro obliqui che ho dovuto mettere per controventare tutta la struttura, ma dove infervorati dal lavoro ci si sbatte facilmente il muso, che per prudenza ho quindi segnalato con due straccetti bianchi
Controventatura interna
Lo spianamento ha comportato l'inevitabile affiorare dello strato di terreno morenico vergine primordiale, quello mai toccato da mano umana, che risulta come una specie di duro torrone in cui grossi sassi fanno da nocciole, che per preparare un buon letto di semina devo togliere con l'opportuno scasso
Preparazione del terreno - via i sassi
La composizione è circa metà terra e metà pietrozzoni, ma anche loro sono utili, i più grandi li adopero per costruire un muro di rinforzo del terrapieno
Rinforzo del terrapieno con muratura in pietra a secco

... i più piccoli per sistemare e livellare i percorsi carriolabili

Massicciata del sentiero carriolabile

La terra smossa la lavoro con il rastrello di ferro a denti stretti, per radunare i ciottoli minori sfuggiti alla precedente cattura in unico mucchietto ...
Raffinamento del terreno superficiale
... che poi setaccio per recuperare la preziosa terra contenuta utilizzando una cassetta da frutta che si adatta perfettamente allo scopo ...
Setacciatura dei ciottoli minuti
... ricavando questo prezioso bottino ...
Risultato della setacciatura
... che accumulo sino a riempirne la carriola ...


Ottimo materiale da costruzione
... e che utilizzerò per formare il minuto strato superficiale del sentiero carriolabile abbozzato con le pietre più grandi

Poi, con una cassetta a maglia più fine ...
Setaccio fine

... preparo il terriccio per le semine, mescolando e setacciando insieme terra e humus ben decomposto ...
Preparazione del terriccio fine
 ... sino ad ottenere questa morbida e ipnotica consistenza ...

Terriccio fai da te per semine in vasetti e alveoli
... che Paola utilizzerà per riempire alveoli e vasetti ... 

Semina nei vasetti
... che dispone nelle cassette per una agevole movimentazione e successivo trasporto a trapianto
Pregevoli recuperi dalla spazzatura
Per tenere il terreno alla giusta umidità ho piazzato un impianto di irrigazione a nebulizzazione, utilizzando materiale acquistato nei garden center ...
Irrigazione con nebulizzatori
 ... governato da questa centralina di programmazione automatica ...

Centralina di programmazione dei bagnaggi
... costituita da tubo in gomma di adduzione dell'acqua, tuberia e rubinetteria di distribuzione in ferrofiltro fine antiotturazione degli ugelli, programmatore collegato ai nebulizzatori, tubo volante per i bagnaggi locali, termometro di massima e minima per il controllo delle temperature.

Al lato sinistro gli alveoli con i preziosi semi sperimentali ricevuti dagli amici dell'orto, che anche se fuori è neve, qui al tiepido hanno speranza di germogliar per giusto tempo e andare a frutto ...
Qualcuno riconosce i suoi semi?
... quel pomodoro di nome "Siberia", o quell'altro di nome "Glacier" qualche speranza di maturare nel mio freddo dovrebbero proprio averla

 ... grazie amici ...

E ora che Paola può svolazzare felice nella serra, approfitto di una momentanea distrazione del monsone e vado a rimirarmi il giardino del Signore che da neve diventa fiore ...

Il giardino del Signore

...  considerando che per quanto la pausa possa essere breve, e altri grigi già sian pronti ad affacciarsi ...

... anche il brutto ha il suo bello ...