domenica 25 agosto 2019

LUPINI DI SANTERAMO

Lupini di Santeramo

di Angelo Passalacqua


Li chiamano "legumi minori" per separarli dai legumi più conosciuti ed utilizzati, ora sono riscoperti dopo un lungo periodo di abbandono, legato anche ad un benessere diffuso, legato all'associazione tra legumi poveri e fame... Ervilia, veccia, cicerchia, lupini godono di molta notorietà. In particolare il lupino gode di una meritata riscoperta, ha proprietà superiori alla migliore soia, il legume migliore per la preparazione di "latte" vegetale, oltre alla classica zuppa, l'hummus o come passatempo, sgranocchiando i semi in salamoia... Tenuto in grande considerazione dalla cucina vegana, per la ricchezza di proteine e la povertà di grassi.


Nei testi di agronomia si legge che il lupino cresce in terreni acidi o sub-acidi ma, come sempre, ci sono eccezioni alla regola, infatti i lupini pugliesi crescono in terreni aridi ed alcalini. A Santeramo ho trovato quattro varietà, il classico lupino bianco gigante, il bianco, il bianco maculato, il lupino blu.



La semina è fatta a fine Agosto-inizio Settembre, nel terreno asciutto. I lupini bianche crescono in altezza, il gigante arriva anche ai due metri, con tre fioriture a scalare.





I lupini bianchi sono detti anche "dolci" per distinguerli da quelli colorati, anche se il procedimento di de-amarizzazione è sempre necessario prima dell'utilizzo alimentare, per tutte le varietà. I bianchi sono botanicamente detti Lupinus albus,mentre quello chiamato lupino blu appartiene alla Famiglia dei lupini selvatici, come il Lupinus hirsutus.





I lupini blu sono solitamente sconsigliati per uso alimentare, nelle schede come questa è detta pianta tossica. Tradizionalmente erano usati, dopo la de-amarizzazione, per macinarli in farina e per la preparazione di un "caffé"

Il lupino bianco maculato è presente in una sola stazione di crescita, una radura in un bosco di querce, mi auguro sia ancora presente, a cinque anni dalla mia visita. E non abbia avuto la stessa sorte delle due stazioni di crescita del lupino irsuto, distrutte da chi non accetta che le piante possano crescere nell'incolto, fossero pure ai bordi delle strade... Diserbante e fuoco appiccato per "tenere pulito"!





venerdì 23 agosto 2019

CIPOLLA DI BISACQUINO

Cipolla di Bisacquino

di Angelo Passalacqua


Dovrei essere abituato, dopo tanti anni e tanti scambi di semi con gli Amici vicini e lontani, ma capita che qualche busta in arrivo mi sorprenda, come è accaduto con la cipolla di Bisacquino.



Quattrocento grammi di semi di cipolla inviati dall'amico V. (ometto il nome per difenderlo dai "cacciatori di semi"!), oltre al valore venale (notevolissimo) sono rimasto colpito per la fiducia accordatami, ho dato i semi a molti amici di mia fiducia, perché tanta ricchezza non andasse sprecata, tra cui il nostro prezioso Mimmo di Altamura.



Eccolo con le cipolle "piccole", le più grosse, con un peso di oltre il chilo, sono già andate via...





Parte del raccolto è destinato alla produzione di seme fresco, ma per le semine imminenti ci sono ancora i semi arrivati, nessuno spreco è mai giustificato!



Ho preso tre cipolle "diverse" per portarle a seme nel mio orto, insolite cipolle costolute





La prova-assaggio è stato compito svolto da Mimmo, riferisce di un ottimo gusto, dolce e con un profumo (questo l'ho sentito anche io!) delicato, non pungente. 

Ringrazio V. , ho onorato la grande fiducia accordatami, Mimmo per l'aiuto nella coltivazione e per la futura produzione di semi e spero che gli altri Amici a cui ho passato i semi abbiano avuto gli stessi risultati!

Notizie utili qui e qui, e vi invito a visionare il meritevole lavoro di recupero genetico del Germoplasma svolto dal Comune di Bisaquino.


domenica 18 agosto 2019

POMODORO SCATOLONE

Pomodoro Scatolone

di Angelo Passalacqua


Un pomodoro del Lazio, lo scatolone di Bolsena, anche se ho avuto i semi dalla sponda umbra del lago omonimo e mi sembra più corretto non dare nomi senza prove certe! Comunque anche nei siti ufficiali leggo poche certezze, leggete qui e qui.


Dai cinque semi ricevuti sono spuntate tre piantine, la semina è avvenuta in forte ritardo, cosa che ha influito nella coltivazione, come vedremo.

Le piante hanno mostrato un accentuato polimorfismo delle bacche, pomodori di forma diversa ad ogni palco, nella foto in alto ed in quelle che segnono, i pomodori del primo palco, quello più in basso.







L'anno di coltivazione è stato il 2018, contrariamente al mio solito, ho messo le piante in terreno abbastanza fertile ma non ho concimato, sotto la chioma di un albero di mandorlo per un pò d'ombra, acqua data ogni cinque giorni, sempre "al risparmio", senza eccedere.

Il primo raccolto è avvenuto alla metà di Settembre, le piante sono cresciute fino all'altezza di un metro e quaranta centimetri, legate ad una canna.


Piante in fiore fino a tutto Novembre, troppo tardi per sperare nella maturazione di tutti i pomodori presenti.





Ho provato, come faccio con le piante di pomodoro coltivate a secco. ad estirpare le piante ed appenderle in luogo riparato, tentando la maturazione delle bacche. Ma, come si vede bene nell'ultima foto, la situazione era troppo compromessa, i pomodori sono marciti. Però un pò di semi si sono salvati!


venerdì 16 agosto 2019

POMODORO SAN MARZANO

Pomodoro San Marzano

di Angelo Passalacqua


Un pomodoro simbolo, così legato al territorio che pare impossibile che non ci sia da sempre, che sia arrivato in Campania "solo" cinque secoli fa. 

La storia del pomodoro San Marzano è lunga da raccontare, leggetela qui, e qui, un testo completo e ben fatto, sorvolate se notate che è di proprietà della Bayer, come si usa dire, "il diavolo non è così brutto come lo si dipinge"...



Il nostro Amico Mimmo, vivaista professionista , recuperò questo San Marzano durante uno dei suoi tanti viaggi per lavoro, negli Anni Settanta, da allora cresce ad... Altamura, con ottimo risultato.

All'istituzione della Dop, si scelsero tra decine di ecotipi di San Marzano presenti sul territorio di Sarno e dintorni, due selezioni la Kiros (ex-Cirio 3) e la San Marzano 2, più alcune varietà derivate da queste due, come la Lampadina, solo questi pomodori possono chiamarsi San Marzano Dop. Il Consorzio e il Disciplinare.

Due filmati in cui vediamo la coltivazione, il primo ed il secondo.

Mimmo coltiva con irrigazione e le tecniche colturali necessarie per la buona riuscita, non ci sono problemi di malattie, come il temuto marciume apicale.

A questo punto sorge un dubbio, il San Marzano è molto colpito da malattie virali, che non hanno rimedio, mi chiedo se aver ristretto la variabilità genetica, selezionando il San Marzano in poche varietà, non si è rinunciato a mutazioni spontanee che resistono alle virosi? Dobbiamo accanirci a "salvare" queste piante che in natura si sarebbero estinte, solo perché sono quelle del Dop?

Il rischio che corriamo è il San Marzano ogm, qui.(Cliccate su Schede, in alto a sinistra) Ne vale la pena se abbiamo già l'alternativa, fornita dalla Natura?