mercoledì 27 luglio 2016

DOLICI MURGIANI / 1

Dolici di Santeramo / 1 

di Angelo Passalacqua


La ricerca dei semi delle varietà tradizionali di solito porta a viaggiare anche molto lontano, questa volta invece non è stato necessario, questi "occhipinti" sono dei mio paese, il mio compaesano Sabino C. me ne diede una manciata, proveniente dalla mitica "nonna contadina" che conserva i suoi semi, da decenni. Le ricerche che ho fatto su questi Vigna hanno dato esito sorprendente, andiamo a scoprire questi "tesori"!


E' stata una vera scoperta trovare questa rarità, di solito questi dolici sono coltivati per essere consumati come fagiolini mangiatutto o cornetti, in Puglia sono chiamati occhiopinti, più apprezzati dei fagiolini, tra i baccelli lasciati per produrre semi si trovano anche qualcuno di questi, coi semi bicolori e non neri o bianchi con l'occhionero.


Non ho trovato notizie su questo dolico, nessuno ne ricorda il nome, nemmeno gli anziani che ho interpellato, è iniziata quindi la ricerca...

Il viaggio dei dolici o fagioli africani è iniziato tanto tempo fa, dall'Africa al Mediterraneo dei Greci e Romani, la Famiglia conta una incredibile varietà di componenti, ne vediamo molti qui e qui mentre il viaggio ci porta alla patria del fagiolo, in America.  


Il nome inglese ricorda l'uso principale di questi fagioli, coi semi troppo piccoli rispetto a quelli americani, e qui abbiamo una bella sorpresa!

  
Un dolico africano che diventa seme tradizionale dei Nativi americani! I "visi pallidi" li chiamarono Papago, "mangiatori di fagioli", con evidente disprezzo, il loro nome vero Tohono O'Odham, "coltivatori del deserto" rende giustizia.

Ovviamente anche questo dolico si coltiva senza mai irrigare!

 

domenica 26 giugno 2016

PEPERONE CORNO DI CAPRA

Peperone corno di capra 
di Angelo Passalacqua 


Un peperone pugliese "speciale" , simile al più famoso lucano di Senise, si conserva appeso in serte per il consumo invernale, la polpa della bacca è di spessore ideale per essere seccata al sole.


I peperoni hanno dimensioni generose, quasi sempre la forma è quella a corno di capra, da cui deriva il nome.


Ottimo sapore e profumo, è una varietà di peperone dolce, esiste anche la versione piccante, più rara e meno apprezzata.


Adesso mi chiederete se coltivo anche questo "a secco"? Vi rispondo subito: Quasi! Il corno di capra è abituato alla sete, viene meglio se irrigato pochissimo e non dandogli troppi nutrienti, nelle foto è evidente che le piante hanno più peperoni che foglie! E nella seconda foto notate che le foglie apicali mostrano una carenza di azoto, non c'è da preoccuparsi, va bene così!


L'ombra del mandorlo risparmia alle piante il sole cocente e basta irrigare una volta alla settimana, per questo pacciamo con l'erba sfalciata.

I peperoni sono ottimi anche consumati "freschi", appena raccolti ma se li preferite "cruschi" ecco una ricetta tradizionale pugliese.  
  

domenica 19 giugno 2016

FAGIOLO COSARUCIARU

Fagiolo cosaruciaru 
di Angelo Passalacqua

La FAO ha dedicato la campagna 2016 alla riscoperta ed all'utilizzo alimentare della "carne vegetale", alternativa all'insostenibile carne animale. Inizio una serie di post dedicati ai vari legumi con un fagiolo molto particolare,come particolare è il suo nome cosaruciaru, in dialetto siciliano "cosa dolce".




E' un fagiolo della tipologia cannellino, il portamento della pianta è nano, la zona di coltivazione più conosciuta è in Sicilia, più precisamente Scicli, in questo sito dedicato al cosaruciaru di Scicli notizie ed immagini.

Coltivato in zone diverse mantiene le sue caratteristiche, si adatta anche a terreni aridi come i miei, niente irrigazioni come al solito! In questo filmato di Geo la carta di identità del cosaruciaru. 


E si può non coltivare un gioiello come questo?


 

domenica 12 giugno 2016

FAVE DAL PASSATO

Fave dal Passato

di Angelo Passalacqua



"Il mito e le fave"
"Molti studiosi hanno detto che non possiamo pensare al passato con il nostro sistema mentale, che la logica del mito può essere valutata solo rispetto alla realtà in cui era collocato, che storie per noi ingenue, assurde, ambigue e fantastiche, in quel contesto storico rano razionali e logiche."
                                            Giovanni Sole, il tabù delle fave 

http://www.larosanelbicchiere.it/pitagora-e-il-tabu-delle-fave/ 

Una piccola storia, un messaggio nella bottiglia lanciato da qualcuno che non conosceremo mai, tante fave Romastelli in una bottiglia trovata dal mio amico Angelo, cacciatore/scopritore di piante, in una grotta. Era lì da molto tempo, nel corso degli anni la bottiglia era stata sepolta dal fango, solo il collo col tappo sporgeva a segnalarne la presenza. E qui comincia la storia delle fave dal passato, prima parte del racconto.

Interrate in periodo siccitoso, le fave hanno tardato a spuntare, il timore era che non fossero più vitali dopo i tanti anni del forzato letargo, quando ormai non lo speravamo più arrivò il "miracolo"! Lo vediamo nella seconda parte. 

Mano a mano che le piante crescevano ci accorgemmo che erano diverse dalle fave Romastelli che coltiviamo ogni anno, in pratica stavamo coltivando un seme di trenta/quaranta anni fa, come se avessimo attinto ad una banca dei semi! 

Nella terza parte della storia, il tanto atteso assaggio delle Romastelli, con un formaggio pecorino che profuma di serpillo e di murgia, un robusto primitivo da oltre 16°...

http://michelepassalacqua.blogspot.it/2015/12/i-due-angeli.html

Non abbiamo mangiato tutte le fave, ovviamente abbiamo lasciato i semi per la prossima semina, così potremo assaggiarle anche in qualche altra ricetta della tradizione pugliese.

Ringrazio Angelo per avermi coinvolto in questo esperimento coltivativo, Grazia, regista dei filmati, per aver fatto un ottimo lavoro (nonostante i due attori disastrosi!) e Francesca, la "vera" coltivatrice!  Si dice che dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna, beh, questa volta ce ne sono due!