martedì 7 aprile 2015

CIMICI -Halyomorpha halys

 di Claudia M.

Il nome scientifico di questo parassita, di recente comparso in Italia, è Halyomorpha halys (Stål, 1855). E' un Heteroptera Pentatomidae, quindi fa parte della famiglia delle cimici.
E' facile trovarlo denominato con l'acronimo inglese BMSB, che può essere tradotto come "Cimice puzzolente di color marrone marmorizzato".


A volte mi trovo a scrivere della provenienza di questa o quella pianta che coltivo e prima d’ora mi ero occupata solo di piante, anche arrivate da lontano, ma non infestanti alla mia latitudine, buone e ricche di pregi. Non avevo mai seguito l'espandersi di un parassita, né animale né vegetale, e questa cimice promette di essere sempre più dannosa: ripercorrere la sua avanzata è tutt'altro che piacevole.
H. halys proviene dall'Asia orientale, dove attacca un gran numero di colture, anche se nei luoghi d’origine non riesce a causare danni notevoli.
Attraverso gli scambi commerciali approdò negli Stati Uniti alla fine degli anni '90 e, sempre tramite il commercio, pervenne in Europa, dove i primi avvistamenti ufficiali furono nel 2007.
Nella prima zona colonizzata degli USA, il clima era poco favorevole alla nostra "marmorizzata" consentendole una sola generazione l'anno, contro il massimo di sei che può avere nelle zone più meridionali delle aree di origine. Questo non le ha impedito di espandersi in gran parte degli Stati Uniti e poi di partire all'invasione di Europa, Australia, America meridionale e Africa. Pensiamo a quale spaventoso tasso di moltiplicazione può avere nelle aree dal clima a lei più favorevole.


Per porre l’attenzione sui parassiti esotici a rischio di espansione in aree estranee a quelle di origine, esistono delle specifiche liste. Nella zona dell’Europa e del Mediterraneo c’è la lista EPPO,  stilata dal servizio fitosanitario europeo, che assegna diversi livelli di allerta agli "organismi da quarantena" e che quindi non comprende solo insetti, ma anche batteri, funghi, acari, virus e nematodi; inoltre ci sono due liste riguardanti le piante. Gli organismi vi vengono inclusi solo dopo studi approfonditi.
L'Halyomorpha è stata inserita nella liste di allerta (comprendente organismi considerati di elevato potenziale rischio fitosanitario) per più di tre anni. Durante questo periodo non sono state richieste azioni internazionali da parte dei paesi membri EPPO, così nel 2013 il parassita è stato cancellato dall'elenco.
 

Io mi sono resa conto della sua presenza solo la scorsa estate, ma ho trovato una foto molto sfocata che proverebbe la nascita di neanidi nell'estate del 2012. Penso in passato di averla confusa con altre comuni cimici di color marrone.
Una delle specie nostrane che le assomigliano è la Rhaphigaster nebulosa.
Certo non “allevo” né coccolo nessun tipo di cimice, ma forse non sono stata abbastanza costante nel tentativo di contenerla. La mia idea è sempre stata quella di limitare il numero dei parassiti, mai di eliminarli completamente.
Nel caso della halys è stato senz’altro un errore: anche se non riuscirò mai a debellarla dovrò essere molto più attenta e spietata.



Ho trattato l’Halyomorpha halys come gli altri insetti nocivi dei quali cerco di limitare il proliferare. Nel caso particolare ispezionavo molte volte al giorno le mie poche piante di legumi, perché su queste l’insetto era maggiormente concentrato.
Non facevo controlli approfonditi, mi limitavo a far cadere in un contenitore gli esemplari visibili, eliminandoli poi senza pietà. Erano talmente tanti che ripassando dopo pochi minuti ne trovavo altri in posizione perfettamente visibile, così non mi sembrava necessario impegnare del tempo per rivoltare le foglie, anche perché toccandole gli esemplari adulti nascosti dietro di esse cadevano sul terreno.


Questo metodo ha dimostrato una discreta efficacia, perché dopo pochi giorni di costanti ispezioni erano quasi tutte sparite, ma così facendo non ho mai notato le uova, che sono ordinatamente disposte sulla pagina inferiore delle foglie. Quest’anno dovrò fare di più, e controllare anche la presenza delle uova. Invito tutti a farlo. Studiare le uova ci consentirà di collaborare con i ricercatori che citerò più avanti, aiutandoli ad arrestarne l’avanzata.




Caratteristiche, comportamenti e ciclo biologico:
Gli adulti iniziano ad accoppiarsi a partire dalla primavera, poco dopo essersi risvegliati dalla loro fase di riposo.
La comunicazione tra gli individui avviene per mezzo dei feromoni, ma nella breve distanza si scambiano anche dei messaggi tramite vibrazioni.


Allo stesso modo, il corteggiamento è basato sui segnali inviati per mezzo di queste vibrazioni. Gli adulti, dopo essersi localizzati tramite feromoni e vibrazioni, si accoppiano.
Dopo circa due settimane dall'accoppiamento le femmine depongono le uova,  ordinatamente sistemate le une accanto alle altre, perfettamente fissate sulla pagina inferiore delle foglie, a gruppetti di circa 28 unità. Le uova sono piccole, misurano circa 1 mm, e il loro colore è variabile tra il bianco verdastro e il bianco rossastro o giallastro. L’eventuale sfumatura colorata è davvero tenue.
 

Anche nei Paesi dove il clima è meno favorevole e l’insetto riesce a compiere una sola generazione l'anno si osservano nascite continue e si trovano contemporaneamente individui nei diversi stadi di sviluppo, perché le uova sono deposte dalle femmine in più riprese, circa una volta a settimana, durante tutta l’estate. Ogni femmina depone in tutto tra le 250 e le 400 uova.
Nel nostro clima sono state accertate due generazioni l’anno, ma si teme che in condizioni particolarmente favorevoli possano salire a tre.
Dopo 4 o 5 giorni dalla deposizione le neanidi escono dall'uovo. In questo momento è più facile avvistarle, perché restano accanto alle uova fino al raggiungimento dello stadio successivo, ed essendo colorate e più grandi (circa 2,5 mm.) si notano più facilmente rispetto alle uova.
Queste cimici compiono in tutto 5 stadi di sviluppo, mutando leggermente il colore e perdendo ogni volta l'esoscheletro, man mano che diventa troppo stretto.
Per compiere queste trasformazioni, l’insetto deve trasferirsi su specie vegetali diverse: poche specie sono in grado di accontentare l’H. halys durante tutte le sue fasi di sviluppo, tra queste il pesco.
Forse a causa della sua necessità di migrare tra essenze diverse, le maggiori concentrazioni di esemplari si ritrovano sui filari esterni delle colture.
  

Ho trovato notizie non concordanti riguardo la massima grandezza raggiunta dagli adulti. Io li avevo sempre visti appena più piccoli della comune cimici verde, la Nezara viridula. A metà febbraio trovai su un davanzale il primo esemplare adulto risvegliatosi dopo il letargo e notai alcune differenze nelle dimensioni e nell’aspetto che mi era abituale, tanto che al momento ero rimasta perplessa riguardo la determinazione.

Per conoscere nei dettagli i caratteri distintivi di questa e delle altre cimici che le assomigliano, consiglio di visitare il sito: http://www.halyomorpha-halys.it/riconoscimento-halyomorpha-halys.
Qui mi limito a segnalare la caratteristica più evidente, quella che mi portò da subito alla quasi certa identificazione: le bande bianche sulle zampe e sulle antenne, che sono più evidenti negli stadi intermedi piuttosto che nell’adulto.



l'Halyomorpha è di bocca buona: durante le diverse fasi di sviluppo invade orticole, alberi da frutto ed ornamentali. Come tutte le cimici ha un apparato boccale in grado di bucare i tessuti vegetali e succhiare la linfa. (Tutte le cimici sono succhiatrici, anche se alcune si nutrono non di linfa vegetale, ma di emolinfa o sangue).
E' appunto il loro modo di nutrirsi che procura danni ai raccolti su più fronti: rovinando direttamente i frutti, indebolendo la pianta, o ancora trasmettendo virus o funghi.
I frutti mostrano deformazioni piuttosto appariscenti perché subiscono le punture quando sono ancora acerbi e maggiormente ricchi di proteine. Servendosi del suo apparato boccale di tipo "pungente-succhiante", la cimice inietta enzimi che causano danni alla polpa. In seguito le parti di tessuto danneggiate e quelle sane hanno percentuali di sviluppo diverse, dando ai frutti il tipico aspetto irregolare.


Come già accennato, le ho trovate in particolare sui legumi. L'anno scorso ho seguito una piccola aiuola sperimentale con 3 varietà di fagioli, 12 piante in tutto, e c'erano più cimici che foglie.
I miei fagioli non subirono particolari danni e il raccolto fu comunque abbondante e di buona qualità, forse perché appena mi resi conto di quanto fossero numerose mi diedi da fare per eliminarne il più possibile.
Definisco “enorme” il numero perché si deve considerare che erano concentrate su una dozzina di piante, quindi erano davvero tante.
Sulle altre colture ho notato solo qualche esemplare sporadico, paragonabili come numero a quelli di Nezara viridula, della quale qualche esemplare era presente anche sui legumi.
Nei prossimi giorni concentrerò l’attenzione in particolare sulla Basella rubra, perché la pianto prima dei legumi e perché nei Paesi orientali è una coltura diffusa, ed è tra le preferite della halys.

In questa pagina ho trovato le foto dei danni che procura ai frutti: http://ento.psu.edu/extension/factsheets/brown-marmorated-stink-bug
Non provoca grossi problemi all'uomo. Sono stati segnalati leggeri fastidi da parte del personale addetto alla raccolta nelle coltivazioni infestate, ma è meglio mantenere prudenza e prendere provvedimenti nell’improbabile caso di una massiccia infestazione delle abitazioni durante l’inverno, da parte degli esemplari che cercano di svernare al caldo.
Esistono sostanze chimiche destinate a controllare la sua proliferazione, ma non sono molto efficaci, e sappiamo che la cosa migliore è evitare il più possibile l’uso di prodotti di sintesi. Per esempio negli USA, i trattamenti chimici sono stati quadruplicati a causa della halys, senza però ottenere alcun risultato positivo, anzi, causando altri problemi.


La caratteristica della comunicazione vibrazionale complica ulteriormente la possibilità di utilizzo di trappole a feromoni e colorate, già poco efficaci per altri motivi. Uno di questi è che i maschi emettono feromoni di aggregazione a partire da fine agosto, gli stessi che vengono usati nelle trappole, e di conseguenza queste si possono usare solo da metà settembre.
Sempre più persone dedicano le loro competenze alla ricerca nell’ambito della lotta biologica e si spera di avere al più presto novità interessanti.
In Cina sono stati scoperti dei parassitoidi che depongono le proprie uova nelle uova di halys. In particolare sembra dare del filo da torcere alla nostra cimice una piccola vespa nera: il Trissolcus halyomorphae (Hymenoptera: Scelionidae), che qui possiamo vedere in foto: https://www.google.it/search?q=Trissolcus&rlz=1C1GGGE_itIT566IT566&es_sm=93&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ei=Nbm-VM6rDIfhaLDSgrAL&ved=0CAgQ_AUoAQ&biw=1242&bih=577
Un altro parassitoide è il Telenomus podisi (Hymenoptera: Scelionidae).
Anche qui in Italia alcuni studiosi stanno ricercando i suoi antagonisti naturali: insetti nostrani che possano deporre le proprie uova all’interno delle uova di halys, in modo che il nuovo embrione si nutra di quello originario. Possiamo conoscere il loro lavoro attraverso il sito http://www.halyomorpha-halys.it
Gli studi sulle uova poste in allevamento hanno dimostrato che il 7% di queste è parassitato da almeno due specie autoctone. Per continuare questi studi con il maggior numero di dati possibili, serve anche il nostro aiuto.
Il ricercatore che mi ha fornito le informazioni per questo articolo sta attualmente studiando un nuovo tipo di trappola attrattiva, e vi aggiornerò non appena otterrà i risultati desiderati.
Sul sito che ho appena citato, si trova la descrizione completa della cimice, la comparazione con la specie confondibile e il modo per collaborare alla ricerca.

Per chi ancora non fosse convinto della necessità di combatterle, segnalo un’ultima curiosità: negli USA queste cimici diventano mangime proteico per i polli. È un’ottima notizia per quella mia amica che suggeriva di utilizzarle per nutrire i pesci rossi, ma a me piace poco l’idea di mangiare polli allevati con insetti puzzolenti.
Quindi: occhio alle strisce! Fermiamo queste marmorizzate prima che le utilizzino come cibo anche per i nostri polli.

martedì 31 marzo 2015

PISELLO ASPARAGO

Lotus tetragonolobus

di Angelo Passalacqua


Una pianta che cresce spontanea in molte regioni italiane, una volta molto conosciuta ed utilizzata in cucina, ora è addirittura diventata una verdura esotica!


Il nome di pisello-asparago è usato per due varietà diverse di piante, il ginestrino purpureo ed il fagiolo di Goa, io vi mostro il ginestrino che coltivo.


In questa scheda notizie e descrizione delle caratteristiche del ginestrino purpureo.


Qui altre belle foto e notizie.


L'immagine del baccello spiega gli altri nomi del ginestrino, pisello alato o pisello quadrato. L'utilizzo alimentare lo vede come taccola mangiatutto, sapore delicato e molto gustoso, oppure i semi tostati e macinati per sostituto del caffé.

Un video in inglese per il ginestrino, per la coltivazione   , sempre la nostra amica per qualche consiglio.


Tenere in semi in ammollo una giornata accellera di molto la nascita delle piantine, per il resto non ci sono esigenze particolari, il ginestrino  non ama troppa umidità, innaffiare con parsimonia! Qui sulla Murgia cresce in aridocoltura...
 

domenica 22 marzo 2015

FAGIOLO AULIECE

di Angelo Passalacqua


L'agrobiodiversità è una parte della Biodiversità, molti usano in modo errato i due termini, spesso agiscono in maniera opposta a ciò che affermano... Dire di "amare e voler salvare la Biodiversità" (diversità della Vita) e poi "massacrarsi" con chi non la pensa come noi, tentare in ogni modo di convincerli che sbagliano è contro la Biodiversità!

Altra parte di Biodiversità che va perdendosi ed andrebbe salvata è l'uso della Lingua Madre, il dialetto, lingua che ognuno di noi aveva alla nascita nel Dna, ereditata di generazione in generazione, fino al momento in cui abbiamo dovuto imparare l'italiano e nascondere il dialetto.

Ancora una volta vi porto con me in Lucania, vedremo ancora agrobiodiversità ma prima dovete imparare il dialetto di Latronico:

http://www.old.consiglio.basilicata.it/pubblicazioni/rossi/Rossi.pdf 

Non ve lo aspettavate, un dialetto lucano che è Greco antico! Alle pagine 13-14 c'è la descrizione di questo fagiolo, l'auliece o ciammarrucolo 

  
Ringrazio Oliver C. , lucano trapiantato in alta Italia, per avermi donato i semi.

 
 Le foto sono state scattate nell'orto biologico di Michele L., ad Altamura. Ha coltivato, con successo e con poca fatica, i pochi fagioli che ci dividemmo.



E grazie anche a Raffaele D., raf degan, per le foto!

domenica 8 marzo 2015

CICORIE ANOMALE


di Angelo Passalacqua

"Tutto quello che puoi immaginare la Natura l'ha già creato" 

Le parole di Albert Einstein sono il miglior biglietto da visita per parlare di biodiversità ed agro-biodiversità, quando la Natura è libera di agire con i suoi ritmi e non viene disturbata si diletta ad incrociare le piante per creare di nuove.E qui entrano in gioco personaggi detti "cacciatori di piante", categoria in cui mi riconosco, alla perenne ricerca di "nuove piante".

Il titolo è dovuto ad una persona eccezionale, un grande esperto botanico, Piero Medagli dell'Università del Salento, che gentilmente risponde alle richieste di identificazioni botaniche con cui io ed altri lo assilliamo...


Queste cicorie sono chiamate puntarelle a foglia stretta, bacchetta o cicoria-asparago, due le epoche di maturazione Maggio e Luglio. Fino a qui tutto nella norma, vediamo in cosa consiste l'anomalia.



Fioritura di una bellezza indescrivibile, merita una foto ingrandita!


Ora passiamo ad altra "anomalia".


Questa è una cicoria a foglia frastagliata, a barba di cappuccino, cresce nel mio angolo riservato alla coltivazione simil-fukuoka, ho estirpato qualche altra spontanea a fini fotografici.



Qui sopra è ancora in compagnia di altre "erbacce" ma si fa notare lo stesso!



C'è tanta agrobiodiversità in attesa di essere "scoperta", se non ci comportiamo da predoni e rispettiamo le sue leggi, la Natura continuerà a sorprenderci!