martedì 11 novembre 2014

La zucca della Styria

di Claudia M.

Io mi incuriosisco facilmente quando sento descrivere una nuova varietà orticola.
Già dall'inizio questa zucca non mi convinceva più di tanto: trovavo notizie solo sui semi, che essendo senza guscio sono comodi da sgranocchiare, e producono un ottimo olio.
Io non ho mai avuto l'abitudine di mangiare i semi di zucca, e non trovando nessuna notizia sull'impiego in cucina della polpa, cercai i semi principalmente per darli a un amico che me ne aveva parlato. Dopo averli ottenuti scoprii che il mio amico non li voleva. Così li tenni per me.

Ho seminato due semi in serra alla fine di febbraio ottenendo due piantine, che sono cresciute piuttosto velocemente.


Una delle due piante è rimasta piccola e non ha prodotto frutti. L'altra pianta ha iniziato alla grande, sciorinando una raffica di fiori maschili tripli



I fiori femminili erano invece singoli.


Nonostante il veloce sviluppo della pianta il primo fiore femminile si è aperto solo l'8 maggio


Ecco come si presentava la zucchetta il 15 maggio



Il 14 giugno la prima zucca iniziava ad essere gialla


e ne era comparsa una seconda



In agosto la seconda zucca ha mostrato una muffetta bianca all'attaccatura del picciolo.


La muffetta si è asciugata e non pare avere compromesso l'integrità del frutto.
Ecco la zucca n. 2 dopo la raccolta, l'8 settembre. Pesa 3,8 kg.



C'è stata poi una terza zucca, che è rimasta un pochino più verde, e che ho aperto un paio di giorni fa, perché sembrava che si stesse rovinando.

Con tre zucche su due piante la mia produttività è stata scarsa, in confronto ai risultati ottenuti dagli altri Amici dell'orto che l'hanno coltivata.

La buccia è sottilissima e tenera.
I semi sembrano maturi.


Sono comodi da mangiare, non avendo il guscio, ma ce ne sono di più buoni.

La polpa... 
a me piacciono poco le zucche farinose, perché "ingozzano" ma questa esagera al contrario.
Il sapore è pari a zero. A questo ho rimediato cucinandola con abbondante scalogno e formaggio pecorino.
La consistenza lascia a desiderare. Sembra di mangiare un cetriolo cotto in padella. Non è un'idea: ho mangiato i cetrioli cotti in padella, quindi so come sono.
L'ho usata anche per un risotto. Con l'aggiunta di un po' di curcuma ho corretto il colore giallo che era un po' tenue e c'è voluto l'aiuto del parmigiano per dargli un po' di sapore.
Non era al massimo della maturazione, ma nemmeno era acerba e i semi sono ben formati, sembrano maturi e idonei alla germogliazione. Come ho accennato in precedenza, le mie zucche crescono sulla struttura della serra e non sono in grado di controllare l'impollinazione.

Riseminarla?
Ho già messo da parte i semi per chi me li aveva chiesti,
(se i semi della prossima saranno migliori li sostituirò) ma non so se io la riseminerò.
L’ho seminata con poco entusiasmo, poi ho avuto un periodo in cui la buona crescita e la profusione di fiori tripli mi avevano fatto ricredere, ma la prova di assaggio non è stata gratificante.
I semi sono comodi da mangiare ma non migliori di quelli col guscio, e la polpa è gommosa e insipida, non so se convenga coltivarla.

martedì 21 ottobre 2014

MELONE VERNINO /2

Meloni d'inverno /2 


di Angelo Passalacqua


Rieccomi a parlare di meloni vernini, dopo quelli multicolori o simili ad angurie tocca ora a meloni dalla buccia gialla, ma non sono i comuni meloni chiamati "gialletti"!


Fronte e...


... retro di questo melone dalla forma sferica, le costolature longitudinali sono appena rilevabili. Mi scuso per le foto, le chiazze bianche sono dovute a riflesso.


"Patria d'origine" è il Salento, a cavallo tra le province di Lecce e di Brindisi


L'Amico salentino che mi ha generosamente fornito i semi di questi meloni li chiama "meloni della vecchia", quelli che vedete sopra ed anche questi:






Non posso confermare il nome, non ho trovato altre notizie su questi meloni, però un altro ritrovamento mi porta verso Morciano 


Questo l'ho trovato dalle parti di Santa Maria al Bagno, è praticamente uguale al Morciano di Leuca, anche se il colore giallo non è mutato in arancio.


Ora bisogna pazientemente attendere la maturazione e l'assaggio, per avere conferme  ed... i semi!

venerdì 10 ottobre 2014

GRANO SARACENO

Fagopyrum esculentum
di Claudia M.


Quest'anno ho provato a coltivare un'altra pianta che in apparenza è un cereale ma in realtà appartiene alla famiglia delle Polygonaceae, come il rabarbaro e l'acetosa.
La denominazione popolare di "grano" è comprensibile: i suoi semi pur essendo di forma triangolare ricordano abbastanza i chicchi del frumento e al loro interno contengono una farina priva di glutine.
L'appellativo "saraceno" deriva dal fatto che questa pianta di origine asiatica e, pare, addirittura siberiana, venne diffusa da noi dai saraceni.
Quanto al nome scientifico, Fagopyrum significa "frumento che ha la forma di seme di faggiola".

La coltivazione è stata semplicissima. Il seme l'ho trovato in vendita al supermercato, nel reparto legumi e cereali. Non pensavo che sarebbe germogliato perché era decorticato. Così come spesso faccio, per poter programmare meglio le semine, lo scorso dicembre provai a far germogliare alcuni semi.
L'esperimento riuscì, e in primavera detti il via alla coltivazione vera e propria.

I semi germogliano molto velocemente, liberando dei cotiledoni arrotondati dal colore leggermente rosato.


In seguito iniziano a formarsi le foglie di forma più o meno triangolare e prestissimo la piantina inizia a fiorire.
Dopo un mese dalla semina già si vedevano i primi boccioli.


Non ero contenta di questo. Pensavo che una fioritura così precoce avrebbe portato a un raccolto insignificante e alla prematura morte delle piantine stesse.
La fioritura invece è continuata molto a lungo, con tanti minuscoli fiorellini bianchi riuniti in piccoli ma numerosi ciuffetti.
Ho notato che i fiori sono molto graditi alle api.
La pianta preferisce crescere in terreni acidi e non molto concimati ma si è adattata bene alla mia terra argillosa. Teme la siccità, e durante la scorsa piovosissima estate non ha corso pericoli in tal senso.
La fioritura e la formazione dei semi sono molto protratte e scalari.

La raccolta dei semi è a mio parere difficoltosa, sia per la maturazione a scalare, sia per la facilità con cui il seme maturo cade.
Dai semi caduti sono nate numerose piantine che ora stanno fiorendo.
Non sono stata in grado di decorticare i semi


Li ho passati prima nel mixer, poi li ho sbriciolati ulteriormente premendoli sul tagliere con il mattarello e addirittura li ho triturati con il coltello.
Tra un passaggio e l'altro setacciavo il tutto con un colino piuttosto sottile e continuavo a tritare solo la parte grossa.
In questo modo, siccome il seme non è durissimo, ho ottenuto una piccola quantità di farina, cosa che non ritengo conveniente considerando il lavoro fatto.
Consiglio la coltivazione a scopo alimentare solo a chi possiede un mulinetto domestico per triturare i semi e ridurli in farina o a chi possiede più pazienza di me!
Il nostro amico Giuseppe pensa che un buon sistema sia l'estrazione del latte: "Credo che l'unica soluzione per il grano saraceno è fare il latte, ci versi sopra dell'acqua bollente, triti tutto con il frullatore e poi filtri con il colino, magari funziona".
Penso anche io che funzioni, perché adottavo un procedimento a freddo per il resto simile per preparare il latte a partire dai semi di canapa alimentare. Ora non posso provare con il grano saraceno perché non ho più semi!

Chi non si senti di raccogliere e usare i semi può coltivarla come piantina decorativa, i suoi fiori sono piccoli ma graziosi.
La farina si usa in molte preparazioni, in particolare pane, pasta, i tradizionali pizzoccheri valtellinesi o crespelle.

Nel preparare il pane occorre tenere presente che, essendo priva di glutine, non lievita con il lievito naturale.

Il grano saraceno può essere usato anche intero, ma quello autoprodotto non essendo decorticato è meno gradevole rispetto a quello acquistato.
I chicchi interi si mettono nelle minestre, o si usano come fossero riso, sia in piatti caldi che in una imitazione dell'insalata di riso.

Si possono anche far germogliare e consumare i germogli.

E' buono o cattivo?
Il grano saraceno ha entrambe le facce.
Non ha glutine, e questo è un gran vantaggio per chi ne è intollerante.
Contiene tutti gli aminoacidi essenziali e diverse sostanze benefiche, che possono aiutare in caso di vari problemi di salute.
Le sue proteine sono paragonate a quelle della soia e della carne, Le foglie essiccate hanno un uso medicinale.
D'altra parte, soprattutto in caso di consumo notevole, può essere allergizzante e provocare problemi alla pelle.

Da informazioni che ho trovato di recente i semi prima dell'uso vanno lavati benissimo e tostati prima di cuocerli.
Confesso di non averlo mai fatto. Sarà per la prossima volta.

Nella lista semi avevo messo a disposizione i semi di grano saraceno raccolti da me, ma li ho già terminati. Sono comunque facili da trovare in commercio, anche al supermercato.

lunedì 29 settembre 2014

CHIA

Salvia Hispanica
di Claudia M.


Dopo secoli dal viaggio di Colombo, continua l'invasione di piante e semi dal Sud America.
Da una parte ci consigliano di evitare qualsiasi alimento proveniente da Paesi lontani, perché risulterebbe alieno ai nostri organismi, stigmatizzando anche cibi relativamente antichi, come patate e pomodori, che non sarebbero ancora recepiti come "cibo" dal nostro organismo, dall'altra frutti, bacche e semi del Nuovo Mondo vengono consigliati ed elogiati come panacea.
Da qualche anno si sono diffusi anche i semi di Chia, o Salvia Hispanica. Questi semi contengono una serie di elementi e nutrienti molto benefici e lascio a ognuno l'interpretazione delle loro qualità salutistiche e dei possibili benefici per la propria salute.
I semi hanno un gusto gradevole piuttosto neutro, che ne rende semplice l'assunzione. Si possono mangiare da soli o aggiunti a preparazioni crude o cotte, dolci o salate. Un uso particolare è quello di lasciarli a bagno in acqua. Rilasceranno un gel che si può usare nei dolci come legante, in sostituzione delle uova.
I semi hanno anche una buona conservabilità, in quanto non irrancidiscono facilmente come altri semi. Ma questi sono discorsi estranei al mio coltivare, perché qui le piante non arrivano a fiorire, non consentendomi di raccogliere e usare semi autoprodotti.
Proprio perché avevo questo timore ero molto titubante riguardo l'ipotesi di seminarli. Immaginavo che nel clima della pianura Padana non sarebbero riusciti a fiorire. La quantità di specie che coltivo è in continuo aumento e, se una volta non ci avrei pensato nemmeno un minuto, adesso inizio a dover fare delle scelte e a rinunciare a seminare qualcosa, se ho l'impressione che il tentativo non avrà successo.
l'incoraggiamento di Orto delle Piane e le notizie trovate da Arvalia mi hanno convinta all'esperimento. http://amicidellortodue.blogspot.it/2008/01/pagina-aperta.html?showComment=1378991762320#c6489869663657386814

Ora posso affermare che è stato un successo.
Ovviamente l'apprezzare le foglie di Chia è legato al gusto personale. Un amico cui avevo fornito i semi ha estirpato il tutto, giudicando queste foglie poco aromatiche.
A mio avviso sono da usarsi come verdura più che come erba aromatica. Se delle comuni varietà di salvia si aggiungono un paio di foglie a un piatto, la chia deve essere la base della preparazione.

Passiamo all'esperienza di coltivazione.
Ho iniziato con una prova di germinabilità, per capire se i semi adatti al consumo fossero anche vitali. Li provai nell'autunno dell'anno scorso. I semi nacquero bene e svilupparono le foglie vere, ma il clima ormai inclemente le condannò a una vita di circa un mese.
In primavera le cose sono andate molto meglio.
A fine marzo sono spuntate le prime foglie vere


La crescita è stata piuttosto veloce



A metà aprile alcune piantine raggiungevano l'altezza di 25 cm


mentre altre erano ancora piccolissime, qui si vede la differenza tra piantine seminate tutte lo stesso giorno


Nonostante questa grande differenza nelle prime fasi di coltivazione tutte le piante si sono sviluppate bene e attualmente non sono distinguibili.
La produzione è stata abbondantissima


Ho raccolto le foglie per un lungo periodo di tempo, fino al momento in cui sto scrivendo, e sicuramente continuerò anche in ottobre, anche se ultimamente hanno presentato dei problemi.
A partire da fine agosto le foglie apicali hanno iniziato a seccarsi ed accartocciarsi.


Le ho lasciate, sperando che potessero ugualmente fiorire, ma la situazione non migliora, penso che le spunterò. Questa atrofizzazione degli apici ha rallentato la produzione, ma non l'ha fermata. La pianta ha continuato a produrre foglie dalle diramazioni laterali.


Ho anche iniziato a trovare un gran numero di foglie mangiate, con ampie zone mancanti, senza peraltro scoprire quali insetti ne fossero responsabili.


L'altezza delle piante è di 180 cm.
Sono piantate dove metterò la serra, vedremo come si comporteranno nei prossimi mesi.

Come dicevo ho utilizzato le foglie come una normale verdura, quindi usandone una buona quantità, essendo il loro aroma intenso ma delicato.
Il mio uso preferito è senza dubbio il risotto con fiori di zucca e foglie di chia.
Non ho una ricetta particolare. Io cucino tutto in modo semplice e piuttosto scondito. Basterà preparare il risotto col sistema preferito. Chi butta il riso nel brodo in ebollizione butterà nello stesso anche Chia e fiori di zucca triturati grossolanamente, chi preferisce soffriggere il riso con olio (o burro) e cipolla o quant'altro aggiungerà le verdure a questo soffritto.
Le uso anche nelle crocchette di verdura, o nelle minestre, e le trovo anche lì gradevoli, anche se l'accoppiata coi fiori di zucca e risotto è insuperabile.
Inoltre le faccio essiccare e le sbriciolo assieme agli altri aromi, per preparare i miei aromi secchi misti.
I semi si trovano in vendita nei negozi di alimentazione naturale e nelle erboristerie. Il costo non è basso, considerate che sono confezioni destinate al consumo, quindi ce n'è una quantità elevata, in genere dai 300 gr. al chilo, secondo la ditta produttrice.
Alcuni vendono anche le bustine da semina.
A mio parere, essendo buoni anche i semi, valgono la spesa, e consiglio vivamente di provarli.