sabato 9 dicembre 2017

DIECI ANNI DI BLOG

Dieci anni di blog

di Angelo Passalacqua

Ci sono pagine difficili da scrivere, il timore di cadere nella retorica e nella nostalgia è forte anche se non si cerca la "celebrazione" degli eventi ma non posso certo ignorare che il nostro blog compie dieci anni di vita. Sono tanti, ancora di più per la velocità di internet, dove il tempo scorre velocissimo e tutto invecchia in pochi minuti.

Della storia di questo blog dovrò parlarvene io per forza, sono quello presente fin dall'inizio, assieme alla nostra Claudia. In dieci anni ho conosciuto tanti amici, tante collaborazioni che portavano alla conoscenza di persone molto interessanti, il loro apporto ha arricchito il blog per molto tempo, poi le nostre strade si sono divise ma sono sempre a percorso parallelo. Non citerò questi amici, sono troppi ma li ringrazio per aver condiviso amicizia ed esperienze personali.

In dieci di vita anni succedono molte cose, regola che vale anche per il nostro blog, tra "successi" e difficoltà varie, gli anni iniziali su Splinder, poi il trasferimento di Blogspot, la morte di Paolo, le vicissitudini degli scriventi, io e Roberta, che saluto con affetto, Giovanni che sta percorrendo altre strade...

Penso che il merito più grande del nostro blog sia quello di aver inventato il libero scambio dei semi, è nato qui e si è poi sparso ovunque e la "filosofia" del blog è stata portata dagli Amici anche fuori dal blog, mi ha dato molta soddisfazione vedere nascere gruppi di Amici come quello presente su Facebook, fondato da Massimo, e molto frequentato! O quello di Nerio ed amici, che da qualche anno partecipa allo scambio dei semi in più occasioni, a livello locale e nazionale. Molta soddisfazione mi dà vedere che quello che speravo si sia avverato, che il marchio di Amicidellortodue venga utilizzato dagli Amici in modo spontaneo, per diffondere sempre più la nostra "filosofia".

Ed ora? Tranquillizzo tutti, il lungo periodo di silenzio finisce, Roberta sta molto meglio e presto tornerà con noi, io, pur con gli acciacchi della vecchiaia, ho ancora qualcosa di condividere e molti progetti da realizzare, col vostro aiuto!

Ricominciamo!


venerdì 2 giugno 2017

MAIS ANTICHI DEL VENETO

Mais antichi veneti

di Moreno Monegato


Carissimi amici, 
Oggi voglio farvi conoscere due mais antichi che ho coltivato la scorsa stagione e che hanno fatto la differenza tra la fame e la pancia piena dal 1600 in poi in gran parte del Veneto.
Si tratta del mais biancoperla e del Marano o Maranello, ma partiamo subito con le loro storie.....
                      
                                                                   IL BIANCOPERLA
Giacomo Agostinetti, agronomo di Cimadolmo, nel suo libro "Cento e dieci ricordi che formano il buon fattor di villa" edito a fine '600, segnala la presenza diffusa nel territorio veneto, di un "sorgoturco bianco" , progenitore dell'attuale Bianco Perla, specie nei " Quartieri della Piave ". Solo nella seconda metà dell'800 si colloca la sua maggiore diffusione grazie ad una maggiore resa rispetto alle altre varietà dell'epoca.

Le sue origini non sono ancora chiarite anche se sembra possibile ricondurre il Biancoperla al gruppo più ampio dei "Perla". Alcune pubblicazioni descrivono varietà denominate "Perla" in Argentina ( Girola, 1919 ; INTA, 1997 ) ed in Bolivia ( Avila G., 1990 ) con endosperma bianco ma a volte anche giallo e che, oltre al nome, potrebbero avere anche qualche legame con questa varietà.

Nel Veneto, esistono diverse notizie riguardanti la diffusione del Biancoperla ( Maliani, 1946 ) chiamato anche Bianco Perla di Piave ( Angelini, 1938 ) o Perla Piave Miniscalco, 1946 ), citandole come varietà coltivate nel Veneto orientale e Friuli Venezia Giulia. Una descrizione della pianta e delle caratteristiche della sua granella viene riportata dettagliatamente in "Granoturchi da seme per riproduzione da granella e per semine da erbaio" edito dal Consorzio Agrario Provinciale di Udine nel 1950. 
Negli atti del I° Congresso Nazionale dei Mais Ibridi tenutosi nel 1954 all'Istituto di genetica e sperimentazione agraria "N. Strampelli" di Lonigo, viene riportato come nei primi anni cinquanta, la coltivazione del Mais Biancoperla interessi nel Veneto e Friuli Venezia Giulia circa 58.200 ha pari al 23,9 del totale e così ripartite: Treviso 35.000 ha ; Padova 13.000 ha ; Vicenza 4.000 ha ; Venezia 3.200 ha ; Udine 3.000. 

Questa varietà di mais ha tuttavia subito nel dopoguerra una lenta ma continua concorrenza delle sementi ibride di mais costituite negli Stati Uniti d'America, assai più produttive delle varietà locali tradizionali. Oggigiorno la sua presenza è ridotta a limitate aree, vere e proprie "enclave" nelle provincie di Venezia, Treviso, Padova e Verona. C'è da dire in verità, che il Biancoperla coltivato oggi nel Veneto presenta delle caratteristiche non sempre uniformi ed a volte non completamente coerenti con i dati ritrovati nelle pubblicazioni che descrivono tale varietà. In particolare vengono coltivate due tipologie principali. La prima ( ITA0340324 ) più precoce, sviluppa una pianta di minore dimensione ma con una spiga con un maggiore numero di ranghi, mentre la seconda ( ITA0340323 ) presenta generalmente una granella più vitrea,con minor numero di ranghi e maggiore lunghezza della spiga. Per quest'ultima varietà è probabile che ci sia stato un qualche contatto con il gruppo delle "Righette" ( Righetta del Piave, Righetta Tagliamento etc. etc. ), diffuse nella zona del Veneto orientale, normalmente più precoci rispetto al Biancoperla. Negli ultimi anni sull'onda della maggiore sensibilità verso il recupero e la conservazione delle biodiversità e dei prodotti agrari locali, alcuni appassionati agricoltori hanno continuato a coltivarlo. 
logo associaizone conservatori biancoperlaRiunitisi in un'associazione, la "Associazione Conservatori Mais Biancoperla", si rivolsero agli insegnanti dell'Istituto professionale agrario di Castelfranco Veneto ( TV ), che praticavano l'agricoltura biologica nelle coltivazioni scolastiche. Questi stessi insegnanti capirono l'importanza di salvare una qualità autoctona ormai quasi perduta. Misero in contatto l'associazione di maiscoltori con l'Istituto sperimentale di genetica agraria "Nazareno Strampelli" di Lonigo ( VI ) che stava conducendo un lavoro di recupero delle antiche varietà di cereali. L'Istituto fu molto attivo nel fornire un indispensabile aiuto per la stesura del disciplinare di produzione e di trasformazione, ultimato nel 2001. Nel 2003 l'assemblea dei soci deliberò di tutelare la denominazione e l'immagine della stessa, depositando il marchio ed il logo della associazione. Nella realtà però l'applicazione del disciplinare si rivelò essere un sistema troppo oneroso, burocratico e complicato incentrato com'era sulla sorveglianza delle sementi, delle operazioni colturali e di trasformazione, nonchè sulle quantità vendute per cui alla fine solo pochi agricoltori biologici aderirono. Anche dal punto di vista commerciale ed economico l'operzione non si dimostò vantaggiosa. Pure il riconoscimento del Bianco Perla come presidio da salvaguardare e da promuovere da parte del movimento Slow Food di Carlo Petrini non smosse le acque più di tanto. Il presidio è un riconoscimento notevole, riservato a prodotti di nicchia e di elevata qualità, in pericolo di estinzione. Il Bianco Perla viene annoverato anche tra i "nove gioielli veneti da salvare" per il dipartimento regionale di Veneto Agricoltura. 
Il Biancoperla è seminato di norma alla fine di Marzo o all'inizio di Aprile. Necessita di un terreno ricco di sostanze organiche e ben concimato. La semina si effettua in file distanti 75 cm e ad una profondità di 2-4 cm. Le pannocchie vengono raccolte tra Settembre ed Ottobre. La raccolta avviene normalmente ancora oggi a mano o mediante macchine spanocchiatrici in modo da raccogliere le spighe intere. Queste vengono essicate all'aria e conservate tali quali fino al momento della sgranatura e della successiva macinazione della granella. Nel caso in cui vengano utilizzate mietitrebbie, la conservazione avviene direttamente in granella e conservata in silos. Tale varietà presenta caratteristiche qualitative superiori per l'ottenimento di farina bianca da polenta. Nel passato il Biancoperla era diffuso appunto per l'ottima qualità delle sue farine. La sua cariosside è vitrea e di colorazione bianco perlaceo da cui deriva il nome stesso della varietà. 
Le pannocchie sono affusolate, allungate, senza ingrossamento basale e misurano mediamente dai 23 ai 25 cm, con grandi chicchi bianco perlacei, brillanti e vitrei. Per la macinazione è preferibile la macinatura a palmenti , usando le vecchie pietre naturali a bassa velocità, perchè assicura il passaggio nella farina, dei grassi del mais dai caratteristici composti aromatici. Un'ultima curiosità : a differenza di quanto uno possa immaginare, ingannato dal nome , la polenta ottenuta dalla farina di mais Biancoperla anche se più gustosa si presenta più scura rispetto alla polenta ottenuta dagli altri ibridi bianchi presenti sul mercato.   



Che storia ha il mais marano
Il mais è un pianta particolarmente legata alla storia della campagna veneta e vicentina: è la quarantina, il mais dei nostri nonni. La sua storia è fatta di povertà, di lotta quotidiana, di miseria. Nessun cibo è stato universale come la polenta e nessun altro cibo ha salvato interi popoli dalla carestia e dagli orrori della fame come la polenta.
La grande diffusione della polenta nella dieta delle genti contadine è d'altra parte una costante della tradizione alimentare di questa terra, alimentata dalla grande disponibilità di una pianta, il granoturco, e dalla sua farina. Anzi, a detta degli esperti, il Marano è una varietà di mais dalla quale si ricava la miglior farina di granoturco per la preparazione della polenta. 
La varietà fu creata dall'agricoltore Antonio Fioretti che, nel 1890 decise di incrociare nel suo podere due varietà di mais locali, il Pignoletto d'Oro proveniente da Rettorgole di Caldogno, e il Nostrano, nella speranza di adattare al meglio la pianta alle terre ghiaiose del Leogra, coniugando la qualità del primo alla resa del secondo.
La sua si rivelò un'intuizione molto felice. Nel 1924 il Marano era, però, ancora pressoché sconosciuto fra gli esperti. Ma negli anni successivi la sua fama andò progressivamente divulgandosi. Nel 1939 apparve su di esso uno studio su una rivista, "L'Italia agricola" di Roma, del professore Tito Vezio Zapparoli, che ne definì le caratteristiche e il valore. Dopo un'attenta opera di selezione durata vent'anni, nacque infatti il nuovo granoturco.  La coltivazione del Mais Marano si era già diffusa in gran parte del Nord Italia, anche se nel dopoguerra, con la graduale scomparsa della polenta dalle tavole, il prodotto conobbe una forte crisi, aggravata dall'arrivo di molti mais ibridi provenienti dagli Usa in grado di garantire una resa assai più elevata.
Caratteristiche del prodotto
Il Mais Marano si distingue dalle altre varietà per la limitata produttività delle piante, circa 40 quintali per ettaro, e il caratteristico sapore della polenta con essa prodotta.
Nella zona di Vicenza tale mais era soprannominato maranello ricordando il luogo di origine.
La pianta presenta un'altezza attorno ai 167 cm, con l'inserzione della spiga a 86 cm. Bassa e di buona robustezza, si adatta a terreni leggeri, matura precocemente e la sottigliezza del tutolo ne riduce la percentuale di scarto. La resa alla macinazione è del 65%. Ha il privilegio di poter essere piantata fino ai primi di giugno, liberati i campi da altre colture.
Le spighe, di piccola taglia e di forma molto cilindrica, hanno ranghi a spirale regolare e un colore rosso tendente all'arancione; generalmente non sono più lunghe di 20 centimetri, mentre il tutolo si presenta completamente bianco. La cariosside presenta frattura vitrea.  I semi sono di dimensione ridotta rispetto alle altre varietà.
Presenta un intervallo tra l'emergenza e la fioritura maschile di 51 giorni, con quella femminile di 56 giorni.
  Foto con mais Maranello, come notate l'altezza della pianta è limitata, considerate che io ( non molto fotogenico) sono alto m1,8 come noterete tutte hanno 2 pannocchie e alcune anche 3, sono molto resistenti al vento e la maturazione è precoce, naturalmente coltivazione bio vista l'erba che c'è!!





Altra parcella con il biancoperla che noterete essere molto più alto rispetto al Maranello e anche dei moderni mais e quindi molto suscettibile ad allettamenti e a rotture dei fusti, qui fortunatamente è in ottima salute e anche  l'altezza delle pannocchie porta tutto ciò.



Pannocchie di Maranello alla raccolta



 Pannocchie di biancoperla alla raccolta 





                 Polenta fatta di Maranello



                 Polenta fatta di Biancoperla



Per chi volesse approfondire ancora la conoscenza dei mais antichi vi suggerisco di guardare questo link:
Naturalmente per chi volesse qualche seme è sempre disponibile.

mercoledì 31 maggio 2017

POMODORO DEL PIENNOLO

Pomodori del piennolo
di Angelo Passalacqua

Un pomodoro diventato molto conosciuto, anzi ad essere precisi sono più di uno, tante varietà che hanno in comune il metodo di coltivazione e la tecnica di conservazione del doporaccolta, questo che vi mostro ha una particolarità.



Delego la descrizione a chi può farlo meglio di me, in questo sito la storia del piennolo. Da notare tra le varietà citate il re Umberto, penso che la descrizione chiarisce le idee sulla autenticità della tipologia di esso.

In questo filmato il piennolo e la sua coltivazione nella sua terra ideale. 

Ho ricevuto i semi da un Amico che vive da quelle parti, la particolarità di questo pomodoro sta nel portamento della vegetazione, ha crescita determinata, non si cima la pianta a differenza delle altre varietà. 

Come ogni pomodoro "da serbo" l'ho coltivato in seccagna, senza mai irrigare, due piante le ho messe in vaso, hanno dato una ottima produzione di bacche ma qui bisogna attentamente dosare al risparmio le inevitabili innaffiature! Gusto e serbevolezza pari alle altre tipologie di piennoli, non posso chiamarlo "Piennolo D.o.p. " ma è un ottimo pomodoro del piennolo!

 

lunedì 22 maggio 2017

PATATE

Le patate
di Angelo Passalacqua


Un post di approfondimento per una pianta che, a mio parere, rispecchia in modo esemplare quello che ha fatto la Natura, evolvendo secondo le sue leggi, e quello che ha fatto poi l'uomo. La Natura nel corso di millenni ha prodotto le piante "ibride", frutto di miglioramento genetico mescolando cromosomi e geni, da piante "selvatiche" ha prodotto piante più complesse, nel meraviglioso progetto della agro-biodiversità. La storia della patata in questo scritto.



Come avvenuto con il farro, la Natura ha creato piante geneticamente più complicate, per la patata si stimano circa 6000 varietà "native", che si riproducono da seme.



Quando le piante si moltiplicano in modo "naturale", attraverso i semi, i coltivatori possono conservarli e riseminarli, in più la Natura continua l'evoluzione creando nuovi ibridi fertili. Questo, per fortuna, lo fanno i contadini in Sud-america, nel resto del Mondo si utilizzano i tuberi-seme che le ditte sementiere producono ogni anno.



In questa tesi di laurea e in questo Quaderno dell'ISPRA leggiamo di come le ditte sementiere,partendo dai semi, ci preparano nuove varietà "migliorate", se gli ibridi vanno benissimo non altrettanto possiamo dire degli Ogm... Trovare nella lista del 2006 patate Desiree ogm inquieta.

Ma quali sono le patate che si riproducono da seme, quelle che i "poveri contadini" andini senza i soldi necessari all'acquisto dei tuberi-seme delle famigerate sementiere sono costretti a coltivare? (Per nostra grande fortuna! Ed anche per le sementiere, che li utilizzano!) Vi propongo vari filmati che ho scelto io, potete comunque ricercare per vostro conto!

Il primo, il secondo, il terzo ci fanno vedere queste patate native e rispettivi coltivatori, nel quarto vediamo i Custodi!

I semi di patata vengono chiamati con l'acronimo TPS, True Potato Seed, "vero seme di patata" e si usano così, quinto e sesto filmato.

Ultimo capitolo, la coltivazione. I tuberi vanno interrati in aiuola sopraelevata, la cosidetta "porca" e si rincalzano le piante alla bisogna, con terra asciutta. Nell'orto, lavoro manuale, in pieno campo anche così!

Nel settimo ed ottavo filmato vediamo come l'agricoltura industriale abbia riscoperto i vantaggi della semina "a porche" e copia i vecchi metodi di coltivazione!

Qualche consiglio per chi volesse conservare patate da riseminare, per finire. Non tenete da parte solo i tuberi più grossi dopo aver raccolto tutte le patate ma segnalate con un nastro o similare le piante più vigorose e di sano aspetto, se necessario isolate queste piante con velo o tessuto-non-tessuto per evitare che insetti vari, afidi per primi, possano veicolare virosi e malattie varie.
    

lunedì 27 marzo 2017

PATATE 2017

Patate anno 2017
di Angelo Passalacqua


Eccoci all'appuntamento annuale della semina delle patate, alle varietà "storiche", quelle che ho coltivato negli anni passati e che mi hanno convinto a riseminarle, in piccole quantità, si aggiungono patate provenienti dagli Amici e quelle che trovo in vendita nei mercatini, oltre a verietà commerciali.



Mi attende un bel pò di lavoro... E non sono tutte le varietà da interrare!



Questa è la blue Congo, raccolta a Settembre scorso, ad alcuni tuberi non ho avuto il tempo di eliminare i getti, il risultato lo vedete a sinistra, un piccolo tubero ha fatto a meno del terreno e, grazie alle sostanze di riserva presenti nel tubero, decine di patatine in crescita... Ricordo che i migliori risultati di coltivazione si hanno interrando piccole porzioni di tubero!


  
I tuberi-seme di Perupa double fun, prodotto di una sementiera olandese.




  

Tuberi di Perupa blue star, la colorazione della polpa è molto variabile.
 


  
Un nome pugliese per una patata nata in Olanda, come quasi tutte quelle in commercio, la Nicola.


  
La più buona di tutte, la regina delle patate, la Sieglinde.


  
Erede della celeberrima tonda di Berlino, la Draga con tubero tondeggiante e polpa a pasta giallo chiaro.






Buccia rosso scuro e polpa giallo chiaro screziata di rosso per la Cherìe.


  
Ottime qualità culinarie per la Monalisa, con tuberi di buona pezzatura.



Buccia rosso scuro, polpa compatta a pasta giallo chiaro, tuberi molto grossi per la Ronaldo.



Buccia scura e polpa giallo carico, tuberi a forma tondo-ovale  per la Donald.

 

martedì 28 febbraio 2017

SCAROLA CAPILLINA

Scarola capillina di Angri 
di Angelo Passalacqua

Oggi andiamo in Campania, nella provincia di Salerno, alla scoperta di una scarola, la capillina di Angri, la scarulella angrese, altro ortaggio tutelato da Slowfood.



Approfittiamo di questo sito che ci fa da cicerone, alla scoperta di molte varietà locali di frutta e verdura, oltre alla capillina.



  Il nome è chiaramente dovuto alle foglie sottili di questa scarola, anche il sapore differisce, meno amaro del solito.



Non uso mai letame o compost per le verdure che si mangiano anche crude, idem per le piante che lascerò andare a seme, magari rimangono più piccole ma sono sicuramente più sane e resistenti, quelle che preferisco!




 


Ho scattato le foto prima della grande nevicata e delle gelate a -11°, le piante non ne hanno risentito e sono belle arzille e pimpanti, nella vicina primavera daranno soddisfazione!
  

sabato 28 gennaio 2017

CECI ROSSI

Ceci rossi 

di Angelo Passalacqua

Le meno conosciute tra le varietà di ceci, quelle di color rosso, ho mostrato alcune varietà nei post dedicati ai ceci di Cassano Murge ma ce ne sono molti altri ecotipi, in Puglia e nel resto dell'Italia.



Nelle foto i ceci appaiono di colore più chiaro di quanto lo siano realmente, sono cinque varietà a seme rugoso e due a seme liscio, tutti ecotipi pugliesi.



 Ci sono altri ecotipi di cece rosso rugoso, ne ho scelto cinque che rappresentano le tipologie di tutte le varietà, non solo quelle presenti in meridione d'Italia ma riconducibile alle poche varietà reperibili altrove, andiamo a conoscerne alcune.




Iniziamo dalla Toscana dove scopriamo un curioso modo di dire circa i ceci rossi!



 Due ceci rossi tutelati da Slowfood, quello di Navelli e quello di Orco Feglino.
Dalle parti di Parma ci arriva testimonianza della coltivazione di un cece rosso rugoso. Torniamo in Puglia, altro cece rosso rugoso.



I ceci rossi a seme liscio sono presenti solo in Puglia, se qualcuno può smentirmi sarò felice di esserlo, significherebbe che c'è altra agro-biodiversità da tutelare!



E logica conclusione è l'assaggio, con pasta di grano Cappelli e spolverata di formaggio caprino... Una vera bontà!



Qui i colori sono quelli giusti, i ceci sono quelli col colore rosso più chiaro, pensate che tonalità hanno quelli rosso scuro!

     




mercoledì 18 gennaio 2017

CHIAMATA A RACCOLTO 2016

Chiamata a raccolto 2016 
di Moreno Monegato


 Carissimi amicidell'ortodue ,
Anche quest'anno vi rendiamo partecipi della sempre molto affollata manifestazione di scambio semi organizzata dagli amici di coltivare condividendo presso villa Pat di Sedico (BL). 
Nonostante non avessimo tutti i semi che lo scorso anno ci ha fatto pervenire il buon Angelo, io Massimo e Nerio ci siamo dati un bel po' da fare durante l'estate per moltiplicare tutto ciò che abbiamo ricevuto con gli scambi passati e devo dire che,siamo riusciti a riempire ben due tavoli come vedete sotto.






 La partecipazione ha coinvolto molte realtà come vedrete.... È solo alcune sono riuscito a documentarle, comunque la biodiversità è moltissima per fortuna!







Moltissimi fagioli e mais, qualcuno ci ha detto fino a 800 varietà di fagioli e 300 di mais!! Che dire.... Ci hanno sfamato per secoli!! E per fortuna che non sono scomparsi...



 Un appassionato di mais ha portato un piccolo mulino a pietra per uso poco più che domestico perfettamente funzionante e in funzione per la gioia di grandi e bambini.



 Pannocchie di tutti i colori e dimensioni anche molto grandi per non essere dei super ibridi... Incredibile!



 Ampio spazio quest'anno dedicato ai bambini e alle scuole con orto,dove c'è stato un grande movimento, molta la soddisfazione e la gioia di questi piccoli coltivatori nel mostrare tutto il loro lavoro e i loro frutti.






Nell'area esterna il consueto mercato dei produttori biologici della zona e grande varietà di alberi da frutta e prodotti trasformati da piccole realtà locali.


















Grande novità quest'anno, un produttore che ha deciso di investire nella ipomea batatas o radice di luce con ottimi risultati mi sembra! " sono riuscito a farmi dare qualche seme vedremo se sarò bravo quanto lui" 



 Ringraziamo tutti gli amicidell'ortodue che si sono presentati e ci hanno dato la possibilità di conoscerli non solo virtualmente e auguriamo buone festività a tutti!

Moreno
Massimo 
Nerio 

Un filmato della giornata