mercoledì 18 febbraio 2009

Il Buon Enrico

(Chenopodium bonus-henricus)
di Claudia M.

Nome comune: Parüch, Buon Enrico, Farinelli, Orapi o Spinaci di monte.
Nome scient.: Chenopodium bonus-henricus L. 
Famiglia: Chenopodiaceae
                  
Le Chenopodiaceae sono piante originarie dei deserti salati dell'Asia centrale; Già conosciute nell'antica Grecia, si sono largamente diffuse, adattandosi particolarmente ad ambienti con elevate concentrazioni saline, quali le coste marine, le paludi salmastre ed in seguito gli insediamenti umani, dove hanno gradito l'elevata concentrazione di sostanze azotate presenti nel terreno.

Chenopodium bonus-henricus L. (da www.naturamediterraneo.com)

Tra le chenopodiaceae troviamo molte piante comunemente coltivate, come la bietola, (beta vulgaris), la barbabietola da zucchero, la rapa rossa, lo spinacio (spinacea oleracea), e l'atreplice.
Il Buon Enrico è una pianta erbacea perenne eretta, alta 30-75 cm, dotata di uno spesso rizoma ed un fusto biondo. I numerosi peli vescicolosi presenti su tutta la pianta le conferiscono un aspetto farinoso.
Le foglie basali, cuneiformi e dotate di un lungo picciolo, sono di colore verde scuro nella pagina superiore, chiare e farinose in quella inferiore.
L’infiorescenza a spiga è posta all’apice del fusto ed è formata da piccoli fiori bruno-verdastri a 5 sepali.
I semi sono neri e lucenti.
Questa erbacea è comparsa già nel Neolitico e si è diffusa rapidamente nelle zone collinari e montane d'Europa, America del Nord e Siberia. E' resistente alle intemperie, ma necessita di pieno sole. Fiorisce da Maggio ad Agosto lungo i recinti, nei pressi di abitazioni e malghe. Si puo' moltiplicare per seme, e gradisce una buona concimazione con letame maturo. Raramente si trova nelle zone pianeggianti; in Italia cresce spontaneamente ad altitudini superiori ai 250 metri, soprattutto nelle zone alpine e in numerosi tratti dell'appennino.

Il nome "Chenopodium" deriva dal greco chen = oca e podion = piede: "piede d'oca", con allusione alla forma delle foglie;
"Buon Enrico" si presta a numerosissime interpretazioni, alcune poetiche, altre curiose. Questo dimostra la grande attenzione riservata nel tempo a questa pianticella, che ora noi non vediamo nemmeno, confusa tra le altre che popolano i prati di montagna.
Ecco alcune delle attribuzioni che ho trovato:
  • Ricevette il suo nome da Linneo in onore di Enrico IV re di Navarra, protettore dei botanici.
  • La pianta è dedicata al "Povero Enrico" che, affetto da lebbra, sarebbe guarito grazie a questa pianta.
  • Durante il regno di Enrico (il solito Enrico il grande di Navarra e Francia) era un cibo riservato ai nobili, e veniva coltivato nei possedimenti in montagna del suddetto Re. Egli fu così nobile da consentirne l'uso anche ai poveracci, salvandoli così dal morire di fame.
  • Semplicemente, re Enrico (sì, sempre lui...) aveva un gran parco dove crescevano erbe spontanee. Consentì al popolo di cibarsi di tali erbe (non fu gran sacrificio, lui mai si sarebbe sognato di assaggiarle) ed in cambio ricevette eterna gratitudine.
  • Enrico è il dio della casa, la pianta cresce infatti nei pressi delle abitazioni.
  • Tutte le erbe che crescono vicino alle case si chiamano Enrico… Mah! Questa poi…
Le versioni sono infinite! Che ognuno scelga la preferita, chi conosce la verità, è invitato a farmela sapere.

Le foglie, crude o cotte, sono nutrienti e ricche di ferro, vitamine e minerali. Per queste sue qualità le foglie possono essere utili in caso di anemia, ed è efficace come emolliente o lassativo. Come gli spinaci, contiene molto acido ossalico. Se ne sconsiglia l'uso a chi soffre di artrite, di reumatismi, di gotta o nei casi di insufficienza renale.
Possono essere consumate crude in insalata o cucinate come le verdure cui siamo più abituati: come condimento per pasta o riso, all'interno dell'impasto per fare la pasta verde, come ripieno per i ravioli, per farne minestre; prima lessate e poi fatte in insalata o passate in padella come contorno. Il gusto è deciso ed amarognolo.
Per uso esterno si applicano le foglie fresche come cataplasma sugli ascessi per accelerarne la maturazione.
Al fine di mantenere intatte le sue numerose proprietà è preferibile utilizzarla appena raccolta.

Per ulteriori foto del Buon Enrico:

1 commento:

  1. Claudia! Eccheffà questo bel contributo qui negletto da ogni commento? Intendo rimediare, hai proprio una ottima stoffa divulgatrice ...

    E testimonio per esperienza diretta le proprietà lassative della pianta qui raccontata, che nella nostra lingua locale noi chiamiamo "haimini", (la h è espirata), raccolta quando è in abbondante fiore ...

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