lunedì 9 settembre 2013

AMARANTO

di Claudia Maggi

Come già sapete ho l'abitudine di seminare tutto quello che mi capita tra le mani, così quando ho visto sugli scaffali di un comune supermercato un sacchettino di semi di amaranto l'ho subito acquistato.
La prova in cucina secondo quanto consigliato sulla confezione è stata deludente, i semi sono diventati una massa appiccicosa, di buon sapore ma di consistenza sgradevole, così li ho usati in piccola quantità come fossero pastina e ovviamente alcuni li ho seminati.


Il mio primo errore è stato credere a quanto mi dicevano i saggi agricoltori di mia conoscenza, quelli che acquistano solo piantine innestate in vivaio.
"Non nascono! Cosa credi? Sono semi lavorati, sono pilati, sono tostati..." non sapevano più cosa dire di quei poveri semini. Così, tanto per stare tranquilla, ne ho seminata una quantità esagerata. Come se tanti semi tostati nascessero più facilmente di pochi... 
Ebbene, non erano tostati e sono nati tutti.


Ho diradato, estirpato, trapiantato.
Ogni volta che lo raccolgo estirpo alcune piantine, ma ancora sono troppo fitte!  Così le prime piantine attorno all'aiuola si sono sviluppate bene, ma quelle all'interno sono rimaste piccole.
Detto questo, ho da pochi giorni tentato una risemina estiva (con luna crescente e caldo eccessivo, staremo a vedere) e ho cercato di seminare molto meno fitto. I semi sono piccolissimi e "sembra" di seminarne pochi ma ingannano.
Sono nati bene, anche se ancora un po' fitti. La raccolta è ancora lontana.


Devo dire che i risultati migliori li ho avuti con le piante seminate direttamente a dimora piuttosto che con quelle trapiantate. Sì, io che trapianto proprio tutto, e contraddicendo quanto ho letto mentre mi documentavo riguardo la coltivazione di questa pianta, consiglio di non trapiantare l'amaranto.


Mi sono lasciata prendere dal racconto della mia esperienza, dimenticando di inserire qualche notizia riguardo questa pianta.


L'Amaranthus è un'erbacea annuale semirustica che comprende diverse specie ed ibridi tra eduli e decorativi. Molto particolare il "tricolor" con foglie decorative nei colori giallo, rosso e bronzo.
Tra le specie commestibili hanno maggiore diffusione il caudatus, il cruentus e  l'hypochondriacus. Non so a quale appartengano i semi che ho utilizzato, sulla confezione non è indicata la specie, ma sicuramente sono piante specifiche per la produzione del seme.  Le piantine da me ottenute sono in grande maggioranza a foglia verde, con una piccola percentuale a foglia rossa.  Le piante hanno portamento eretto.
L'altezza teorica va da uno a tre metri; le mie finora non hanno raggiunto la fioritura (e vista la quantità di foglie che raccolgo penso che non lo faranno) ma sono alte solo circa 60 cm, con brevissima distanza tra le foglie. Non so se imputare la bassa altezza alla continua raccolta di foglie o al mio terreno argilloso o alla posizione quasi completamente in ombra.


Infatti la pianta preferisce un terreno sciolto e pieno sole. Le foglie sono di forma ovale-lanceolata, e nei primi raccolti sono molto grandi. In seguito, dall'attaccatura di ogni foglia si sviluppa un nuovo ciuffo di foglie e di conseguenza la dimensione delle singole foglie diminuisce.   
Non ho ancora visto i fiori, che sono unisessuati, minuti, riuniti in infiorescenze cosiddette "a cima", ascellari o terminali. Le cime, più o meno lunghe, possono essere pendule o erette, strette o ampie e piumose, in varie sfumature di colore. Recise, durano a lungo nell'acqua.

La pianta è originaria del Centro America, ed era fondamentale nella vita di Aztechi ed Incas, infatti veniva utilizzata come alimento, come medicamento e nei riti religiosi e magici.  Gli Incas lo chiamavano Kiwica, piccolo gigante: da un seme così piccolo una grande pianta con tantissime virtù.


Si dice che i conquistadores vennero accolti in pace da quelle popolazioni ma come sappiamo non ricambiarono tale atteggiamento, distruggendo quelle culture millenarie ed impedendo la coltivazione dell'amaranto, in quanto legato ai loro riti pagani, sostituendolo con il grano tenero, ottimo cereale ma privo dei grandi meriti dell'amaranto.
Di quelle antiche popolazioni resta ormai solo il ricordo, nelle opere che hanno lasciato e nei semi che sono giunti fino a noi, sopravvissuti presso piccole coltivazioni, e che ora possono colonizzare anche i nostri orti, ed esistono progetti per la reintroduzione nelle terre d'origine.

http://cipsi.it/il-progetto-kiwicha-amaranto-in-argentina/

Questo è proprio il momento dell'amaranto, dato che si stanno sempre più scoprendo le virtù degli pseudocereali.
Nei secoli si è diffuso in tutto il mondo, ma senza ottenere il successo di altri vegetali sudamericani. In Europa arrivò a partire dal '700, ma venne usato solo come pianta ornamentale; in Africa e in Asia a partire dall’800 come ortaggio in Africa e come pseudocereale in Asia, ma sempre su superfici limitate.
Nonostante le coltivazioni limitate la pianta, rustica ed infestante, in alcune zone è riuscita a spontaneizzarsi.


Come accennavo, se escludiamo il sovraffollamento dovuto a una semina troppo abbondante e a un diradamento non sufficiente, non ho avuto alcun problema di coltivazione.
Nessun parassita particolare l'ha disturbato e hanno superato le mie assenze di una settimana per vacanza.    
Consigliano di coltivarlo in terreni poco concimati, per evitare che le piante accumulino grandi quantità di azoto. Se si desiderano foglie e fiori dai colori particolarmente intensi  è necessario aggiungere fosforo e potassio.
Si dovrebbe seminare quando le minime notturne non scendono sotto i 6-8 gradi, e la temperatura di germinazione è di 15° ma ho visto che ha resistito anche a temperature inferiori.
Ho seminato a inizio marzo e nonostante la primavera fredda e piovosa che ha ostacolato lo sviluppo di tutte le altre mie coltivazioni, a metà aprile le piante erano alte 30 cm e con belle foglie verde intenso o rosso violaceo.
Vista la relativa complessità della raccolta dei semi della quinoa seminata l'anno scorso ho deciso di puntare sulla produzione di foglie e non di semi, così dopo un attimo di sconforto dovuto alle solite malelingue degli invidiosi coltivatori di piantine innestate (pernacchia!) che mi dicevano che le foglie di amaranto sono velenose... ho iniziato a raccoglierle e mangiarle, con l'incoraggiamento di Orto delle Piane, trovandole davvero gustose. 


Già, perché a quanto ho letto la raccolta dei semi di amaranto è ancora più difficoltosa di quella della quinoa, perché i semi maturano a scalare, quindi alcuni cadono a terra perché maturi e altri sono acerbi. Per ovviare a questo sono state selezionate cultivar a maturazione non scalare. Probabilmente i miei semi lo erano, ma ho preferito puntare sulle foglie, gustose e delicate, che ho raccolto abbondantemente.
Un amico mi dice che contengono molti ossalati e mi distruggeranno i reni.
Visti i tanti consigli non corretti ricevuti in precedenza riguardo l'amaranto, e visto che per ora non riscontro problemi di sorta, continuo a consumarle.
La produttività in termini di foglie e semi  è molto elevata. Le specie da seme producono amenti penduli enormi, che arrivano a pesare  alcune centinaia di grammi. Una singola pianta può produrre fino a 200.000 semi.
Si possono avere anche due raccolti l'anno dalla stessa pianta.
Il colore dei semi va dal bianco al crema al marrone.

Il merito più noto degli pseudocereali è l'assenza di glutine. Questo li rende un alimento prezioso per chi soffre di morbo celiaco o di altre intolleranze al glutine, per chi ha bisogno di energia senza appesantirsi e per i bambini.
Dopo anni di pastina glutinata la tendenza è di evitare la somministrazione di glutine ai bambini per ridurre il rischio che sviluppino intolleranze a questa sostanza.
E' ricco di proteine con elevato valore biologico e contiene lisina, amminoacido essenziale di cui sono carenti quasi tutti i cereali, inoltre calcio, fosforo, magnesio e ferro.    
La farina di amaranto non contiene zuccheri semplici e consente il suo impiego nelle diete di obesi e diabetici.
Pare che sia un toccasana in estate perché abbassa la temperatura corporea.
Il suo consumo dovrebbe abbassare i livelli di colesterolo e di conseguenza migliorare le malattie cardiache.
Si può fare un pediluvio con l'infuso o decotto di foglie contro il gonfiore delle gambe. I semi contengono molto calcio e le foglie molto ferro. L’olio di amaranto ha anche usi cosmetici. Grazie alla vitamina E e allo squalene è tra gli ingredienti di preparati ipoallergenici per la pelle e per i capelli, e ha potere antiossidante.
Contro la sciatica macerare 100 g di fiori in mezzo litro di acqua calda per 10 minuti. Far bollire 15 minuti. Applicare una volta al giorno.
Non so se faccia bene, ma penso che non possa far male.
Ricette:
In sudamerica l'allegrissimo amaranto e il dolce confezionato con i suoi semi vengono chiamati Alegrìa.
Era un dolce importantissimo per quelle popolazioni, utilizzato nelle cerimonie in onore degli Dèì e usato come moneta di scambio. I conquistadores per imporre la religione cattolica ne proibirono l'uso.
Il dolce Alegrìa si prepara con amaranto tostato, tipo pop corn, impastato con zucchero o miele e succo di limone e pressato come un croccante.
Ecco altre ricette messicane:
http://www.amaranto.com.mx/recetario/secRecetario.html
e italiane
http://ambientebio.it/conosciamo-lamaranto-rigorosamente-bio-e-come-usarlo-in-cucina

Quindi i semi si possono "soffiare" o tostare in olio, (pochi alla volta per controllare meglio la cottura) ottenendo una sorta di microscopica imitazione del pop corn, da sgranocchiare così oppure da aggiungere a qualsiasi piatto, dall'insalata, al muesli, alle zuppe, o a un  mix aromatico di erbe e spezie.
I semi si possono fare germogliare, oppure macinare e usare come farina, che non contenendo glutine non può lievitare.
In caso di impasti lievitati occorre aggiungere farina con glutine. So che esiste il modo di fare lievitare le farine per celiaci, probabilmente con lieviti chimici, ma non lo conosco, e non posso dare consigli in tal senso.
Con i semi si ricava anche un latte dalle ottime caratteristiche.

Come dicevo, riguardo l'utilizzo in cucina dei semi, all'inizio avevo seguito le istruzioni riportate sulla confezione: 50 gr. di semi a persona, il  doppio di acqua (non si sa se in peso o in volume) cuocere mezz'ora in pentola normale o 20 minuti a pressione, fare riposare 10 minuti poi... sgranare i chicchi e condire a piacere. Sgranare?!? il tutto era diventato un impasto collosissimo.
Il gusto non era sgradevole, anche se non amo i cibi appiccicosi, ma sicuramente impossibile da sgranare.  Così ho pensato "Amaranto, stavolta ti sistemo io!" e ho fatto gli gnocchi. Ho iniziato raccogliendo del Piatello (hypocoeris radicata) e bietoline, che ho lessato e passato in padella. Ho lessato e passato anche due piccole patate. Quando il tutto è stato cotto ho impastato amaranto e patate aggiungendo della farina di grano tenero, sale e noce moscata.
Avrei voluto mettere del grana ma mi sono dimenticata. Nonostante la consistenza gelatinosa l'amaranto era più umido di quanto sembrasse. Non volevo aggiungere molta farina per il timore di ottenere gnocchi troppo duri, così mi sono rivolta al preparato per purè di patate. Non mi sembra un prodotto "naturale" ma mi risolve molti problemi che possono insorgere durante la preparazione delle mie ricette improvvisate, asciugando quanto risulta troppo umido. 
Quando l'impasto è stato di consistenza lavorabile ho prima formato dei cilindretti e poi tagliato dei piccoli pezzetti, avvolti nella farina per non farli appiccicare tra loro. Dopo averli lessati li ho conditi con le erbe passate in padella.
Questi gnocchi li ho preparati il giorno in cui ho seminato l'amaranto per la prima volta, quindi non avevo a disposizione le foglie, altrimenti si potrebbero usare foglie e semi di amaranto insieme.
A costo di farvi inorridire aggiungo che l'acqua di cottura di questi gnocchetti era densa e saporita, così l'ho usata per lessare delle foglie di "broccoletto all'olio" ottenendo una pietanza di verdura che abbiamo mangiato a cena con polenta e formaggio. 
            
Le foglie invece le uso come qualsiasi altra verdura lessata: per minestre, come contorno, ripassate in padella o condite in insalata con sale, olio e aceto o limone, per fare polpettoni o frittate, o per condire la pasta o il riso. Il gusto è molto delicato.
Da crude hanno invece un sapore "di erba" che mi ispira poco, così le consumo solo cotte. Si possono anche conservare essicate. 
Anche i fusti si possono spellare e cuocere, secondo quanto ho letto, ma mi sembrano piuttosto coriacei e non ci proverei.


Curiosità:
Le foglie di alcune varietà hanno colori molto intensi e si utilizzano per estrarre un colorante naturale.
Il nome  deriva dal greco amarantos che significa " che non appassisce" o " che non cambia colore" 
Pare per la lunghezza della fioritura o perché i fiori mantengono il loro colore dopo l'essicazione e si usano come pianta ornamentale. Questa sua caratteristica ha fatto sì che i greci la considerassero simbolo dei veri sentimenti, immutabili nel tempo. 
Pare che un varietà  fosse conosciuta già nell'antica Grecia, non sarebbe quindi originario solo del Sudamerica.
Nella mitologia greca le dee gradivano essere incoronate con foglie di amaranto e ricambiavano con la loro protezione.
Era simbolo di immortalità, quindi si usava per ornare le tombe. 
Non sono riuscita a capire se il "vlita," l'amaranto che cresce spontaneo in Grecia, sia derivato dall'antiva varietà greca o importato dal Sudamerica.
Il mio entusiasmo dovrebbe essere evidente. Che altro dire? Provate!

36 commenti:

  1. Grazie Claudia per questo monumentale post, l'umile amaranto non ha più segreti per gli Amici!

    C'è poco da aggiungere alle tue preziose informazioni, segnalo qualche differenza di utilizzo tra il tuo amaranto e quello "selvatico", Amaranthus retroflexus, i semi di questultimo tengono la cottura molto meglio, bisogna cuocerli almeno mezzora in poca acqua. Per macinarli e farne farina vanno tostati.

    Il greco Vlita è un amaranto "americano" mentre l'amaranto degli antichi Greci era altra pianta, una varietà di crisantemo per Plinio il Vecchio, la "Monacia pentadria" per Linneo.

    Angelo

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    1. Grazie, Angelo! Posso sempre contare su di te.

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  2. Molto interessante questo post! Io uso i semi di amaranto in cucina, e li trovo buoni e versatili, ma gran parte delle cose le racconti le ignoravo. Grazie per la condivisione!

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    1. gran bel lavoro, hai veramente trattato l'argomento in modo completo! mi viene in mente un possibile uso di tali semini: se si preparassero come il cous cous?

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    2. Grazie Cri! Ho raccolto una quantità di informazioni quando mi volevano far credere che le foglie sono velenose... non sapevo più dove cercare notizie per rassicurarmi riguardo la commestibilità! Così ne è uscito questo resoconto "monumetale".
      Se ti va potresti aggiungere qualche tua ricetta sperimentata!

      Ottone, grazie!
      Sì, i semi si dovrebbero usare tipo cous cous, secondo le indicazioni scritte sulla mia confezione. Il problema è che dopo la cottura ottengo un impasto colloso! Così alla fine i semi li metto solo nella minestra. Sì, avevo fatto gli gnocchi ma è un po' complicato. Insomma, preferisco le foglie.

      Ah!!! i semi che ho seminato un paio di settimane fa sono cresciuti molto bene!

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    3. scusa claudia, non mi sono spiegata bene. intendevo trattare i semi di amaranto con lo stesso metodo di cottura del il cous cous. cioè metti una tazza di semi in una ciotola e poi versaci sopra una tazza di acqua salata bollente, aggiungi una cucchiaiata d'olio e copri per una decina di minuti. poi sgrani con una forchetta. non so se funziona, ma vale la pena di provare no? comunque sia i tempi di cottura che ti hanno messo sulla confezione e che hai praticato sono davvero troppi. se funziona dimmelo, che io sono una consumatrice di cous cous e così proverò anche con l'amaranto!

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    4. Il cous cous non lo cuoci? Solo acqua bollente? Forse usi un cous cous precotto?

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    5. Splendido post Claudia!! Complimenti!! Qualcuno ha avuto esperienze alimentari con le foglie di Amaranthus retroflexus? Angelo? Un caro saluto a tutti, Francesco

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    6. uso quello nelle scatole che trovi nei supermercati e nei negozi, certo è precotto. in passato ho cotto la quinoa, e mi ricordo che non ho tenuto conto del tempo indicato sulla scatola, ma lo ho ridotto di molto. ciau!

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    7. Grazie Tuerras. Non so nulla del retroflexus.
      So che il Vlita che cresce spontaneo in Grecia è stato il sostentamento della popolazione in tempi difficili, evidentemente molto più difficili di quelli attuali, perché ora non viene minimamente preso in considerazione a scopo alimentare, anzi viene combattuto come infestante. Questo mi dice un amico che vive in Grecia. Lui occasionalmente lo raccoglie e lo usa.

      Ottone, io uso raramente il cous cous e lo faccio da me quindi va per forza fatto cuocere un po'. Anche i semi di amaranto vanno fatti cuocere. Ho provato una volta ad "ammollarli" prima di farli bollire e non hanno subito il minimo cambiamento.
      Proverò ad assaggiarli diverse volte.

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    8. Carissima Ottone, finalmente ho fatto la prova amaranto.
      L'ho ammollato tutto il pomeriggio, ma anche dopo vigorose mescolate non si decide, non si inumidisce nemmeno!
      http://www.fioridiaia.altervista.org/albums/altro/13-09-23-amaranto-ammollato.jpg
      Questo della foto l'ho usato come pastina, cotto in una minestra di tetragonia e zucchina siciliana.
      Cotto così in brodo non resta "colloso" perché la parte appiccicosa si scioglie nel brodo rendendolo cremoso.
      Allo stesso tempo però i semi restano abbastanza duri, anche dopo lunga cottura. Confermo: preferisco le foglie!

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  3. @Claudia

    Abbiamo dimenticato di citare la "chicha", la bevanda alcoolica ricavata dall'Amaranthus caudatus!

    Il Vlita è invece un Amaranthus deflexus

    http://flora.uniud.it/scheda.php?id=126

    @Francesco

    Nei dialetti pugliesi e lucani l'amaranto è chiamato "jenisco", assieme al Farinello condivide nome ed uso culinario. Lo mangiamo assieme ad altre erbe, cicorielle per prime. Una specialità lucana e la "pezzenta materana" , un insaccato povero fatto le frattaglie del maiale che irrobustisce il sapore dell'amaranto:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Salame_pezzente

    Nei paesi di lingua arbereshe sparsi in Sud Italia c'è il consumo consolidato dell'amaranto, chiamato "nena" in albanese.

    Curioso che la raccolta sia di Amaranthus retroflexus in tutte le zone mentre gli amaranti di origine africana presenti non siano apprezzati, come l'A. lividus e l'A. graecizans:

    http://www.naturamediterraneo.com/forum/topic.asp?TOPIC_ID=92083

    http://www.actaplantarum.org/floraitaliae/viewtopic.php?t=52388

    Ciao a tutti!
    Angelo





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    1. Grazie Angelo!
      Voglio provare a conservarne un po' essiccato.

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    2. L'ho essiccato ed è venuto bene, così ho iniziato a conservare essiccate anche le foglie di zucchina. Un po' laboriosa l'essiccazione, ma alla fine è comodo. Una volta secche sbriciolo le foglie e conservo in un barattolo di vetro. Quando sbriciolo restano intere le nervature delle foglie. Essendo più dure necessitano di maggiore cottura, così le uso subito, e la parte secca e sbriciolata resta velocissima da cuocere.

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  4. Riporto dalla posta del blog:

    Salve,
    sono Giuliano vi scrivo dalla provincia di Taranto per segnalare alla Sig.ra Claudia che l'Amaranto a foglie verdi la mia famiglia lo mangia da molto tempo,mio padre di 82 anni la coltiva e la regala a tutti i suoi amici.
    Non ti preoccupare la verdura è cosi buona che la mangiamo tre volte la settimana.
    L'amaranto è piena di proteine e vitamine.
    Dove hai comprato i semi?
    In allegato alcune foto.
    Grazie
    Giuliano

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    1. Ringrazio Giuliano, e Angelo che mi ha girato la sua risposta. Sì, le foglie di amaranto sono buonissime, dopo quell'iniziale smarrimento causato dai cattivi consigli ho raccolto e consigliato le foglie di amaranto a diverse persone. Oggi ho iniziato ad essiccarle, voglio verificare la riuscita.
      I semi li ho comperati all'Unes.

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    2. Dimenticavo: dai miei semi sono nate principalmente piante a foglia verde, ma anche alcune a foglia rossa, e ho mangiato anche quelle. Anzi, quando dirado cerco sempre di togliere le piante verdi, per tenere quelle rosse, solo perché sono più rare.
      Iniziano ad apparire i primi fiori

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  5. Claudia poichè con la denominazione di amaranto nella mia zona, Bari, viene identificata una pianta che ha una infiorescenza verde o rosso bruno a forma di pennacchio, potresti postare foto con l'infiorescenza. Così da capire di che tipo di pianta parli e poi poter contribuire anch'io alla conversazione. ciao

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    1. Dovrebbe essere lui. Ha iniziato a fiorire in settembre, ecco come era ieri l'infiorescenza del tipo a foglia rossa. Sullo sfondo uno a fiore verde, ce ne sono anche di un verde più chiaro, quasi rosato.

      http://www.fioridiaia.altervista.org/albums/altro/dscn1525.jpg

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  6. Sapete dirmi se questa pianta è maranto o quinoa?
    http://www.flickr.com/photos/100701120@N03/
    Ho trapiantato una pinatina che mi hanno regalato e mi hanno detto che era quinoa, a me sembra molto simile all'amaranto anche se in rete ho trovato foto di piante di quinoa simili.
    grazie

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  7. Le foglie sono più grandi e tonde delle mie ma è amaranto. La quinoa è molto diversa.
    La quinoa è un chenopodium, quindi della famiglia dei "farinelli" così ha la foglia "farinosa" o "polverosa" non ha il colore brillante dell'amaranto, e anche la forma della foglia è molto diversa.

    http://amicidellortodue.blogspot.it/2012/09/quinoa.html
    http://amicidellortodue.blogspot.it/2012/09/quinoa-in-fiore.html
    http://amicidellortodue.blogspot.it/2012/12/quinoa-la-raccolta.html

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  8. grazie Claudia.
    Ho riletto il post e credo sia molto difficile fare i semi, proverò a mangiare le foglie.
    L'anno prossimo riprovberò con la quinoa.
    grazie ancora

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    1. Prego! se non maturano i semi pazienza, i semi di amaranto e quinoa si trovano in quasi tutti i supermercati ed è facile procurarseli.
      Le foglie sono buone entrambe e al contrario dei semi non si possono acquistare. Preferisco le foglie di amaranto sia per il gusto delicato che per la grande produttività ma sono buone anche quelle di quinoa.
      Ciao!

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  9. il mio amaranto è riuscito a produrre i semi e dopo due serate spese a battere, settacciare, soffiare siamo riusciti a produrre 140 gr di semi.
    E' un bel lavoro da fare, farlo in compagnia è più divertente e pesa meno.
    Adesso proverò a cucinarlo.
    grazie

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  10. Ah, bene! Il mio amaranto aveva fatto qualche fiore ma il seme non è arrivato a maturazione. Sicuramente per colpa mia, che per privilegiare la raccolta di foglie l'ho sempre cimato.
    Ci dirai riguardo la bontà dei semi autoprodotti.
    Le foglie le avevi poi assaggiate?

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  11. Con le foglie non avevo provato, ci proverò quest'anno assieme a quelle della quinoa.

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  12. Abbiamo discusso fino all'impossibile dell'umile amaranto, ma ancora non sappiamo il nome della mia varietà.
    Finora non ci sono stati problemi, ma adesso mi serve.
    Qualcuno mi può aiutare?
    Ricordo che ho seminato dei semi in vendita al supermercato. Visto che le foto non sono più visibili le trovate qui http://fioridiaia.altervista.org/amaranto/
    Grazie.

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    1. Amaranthus cruentus?
      http://luirig.altervista.org/flora/taxa/index1.php?scientific-name=amaranthus+cruentus

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    2. Grazie, Giovanni.
      Era anche la mia idea, ma appunto era solo un'idea. Le varietà a mio avviso sono molto simili, ho piante sia verdi che rosse e purtroppo in questo caso non posso accontentarmi di un'ipotesi.
      Avevo chiesto su facebook e mi hanno suggerito l'hypochondriacus.

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    3. ... nelle foto che hai linkato i semi paiono biancastri, nell'hypochondriacus Acta li dà come neri o rossastri ...
      http://www.actaplantarum.org/flora/flora_info.php?id=613

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    4. Certo, i semi sono biancastri! E' di questo che avevo bisogno: fatti, non impressioni.
      Grazie.

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    5. ... nelle foto che hai linkato si vedono fiori verdi, e fiori rossi.
      Questo mi fa pensare che hai seminato un miscuglio di semi di varietà diverse, che quindi hanno probabilmente almeno due nomi diversi, quindi per tentare di risolvere l'enigma è propizio concentrarsi sulle foto delle piante che presentano caratteristiche uguali ...
      I semi della foto erano delle piante rossastre, di quelle verdastre, o di tutte e due?

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    6. I semi sono quelli che vedi in foto, tutti chiari. Sono quelli che vendono per mangiare. La foto era per far vedere a Ottone che non si "ammollano" mettendoli nell'acqua.
      Da questi semi nascono un 80% di piante a foglia verde e spiga verde chiaro e un 20% con foglie e fiore rosso. Quando dirado tolgo le piante chiare, perché quelle rosse mi piacciono di più.

      Non ho mai raccolto semi autoprodotti, così ieri, visto che non li avevo ancora estirpati, ho raccolto qualche spiga. Se riesco a ricavarne i semi li confrontiamo. Non si sa mai, magari li hanno sbiancati per avere un prodotto uniforme.

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    7. Ciao Claudia, alla ricerca aggiungo due elementi di giudizio riguardo l'Amaranthus cruentus:
      Qui, alla quarta foto, mostrano insieme sia una pianta verde che una rossa
      http://www.actaplantarum.org/acta/galleria1.php?view=1&id=2970
      Qui raccontano che i semi "sono neri nella pianta selvatica e bianchi nella forma addomesticata"
      https://en.wikipedia.org/wiki/Amaranthus_cruentus

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    8. Nella scheda http://www.actaplantarum.org/floraitaliae/viewtopic.php?t=57929 dicono "Semi compressi di colore biancastro o giallastro o nerastro di c. 1 mm."
      e che "Può essere confuso con Amaranthus hypochondriacus L. che però si presenta molto più ramificato fin dalla base e con spighe solo rosso-vinaccia poste all'ascella delle foglie o dei rami laterali, epicastro molto più corto (circa 1/2 di A. cruentus); tepali acuti e bratteole tenui."

      A parte che io non saprei paragonare una bratteola tenue con una che non lo è, e non ho epicastri di altro tipo con cui confrontare, la cosa si complica perché "Questo genere è rappresentato nella Flora Italiana da 19 specie e 21 entità." per non parlare delle varietà coltivate.

      Ecco, questi particolari per me sono troppo complessi da prendere in considerazione e impossibili da confrontare, mi bloccano.
      Ti ringrazio per il grande aiuto che mi dai.
      Vado a vedere se riesco a sgranare i semi.

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    9. Niente, non ci sono semi.

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