venerdì 9 luglio 2010

albicocco Valleggia

Albicocco Valleggia
di Paolo Basso


La distribuzione commerciale non ha messo da parte solo le varietà antiche ma anche varietà che negli anni 80 erano normalmente utilizzate nelle coltivazioni destinate ai mercati. Anche per la frutta si verifica quello che avviene per le verdure, alla bontà si preferisce la resistenza ai trasporti ed alla frigoconservazione, il colore, l'uniformità della pezzatura.

Ma noi che del mercato ce ne frega e la frutta ci piace farla maturare sull'albero, a costo di doverla dividere con merli e gazze, possiamo coltivare queste varietà tradizionali come appunto la Valleggia. Il nome lo prende da una località della valle di Vado, alle spalle di Savona, nell'albenganese viene anche chiamata Siccardi ma è proprio la stessa cosa, anche se qualche vivaista locale asserisce il contrario.

La maturazione è tardiva, qui in Liguria matura a fine giugno - primi di luglio, la pezzatura è medio-piccola, sui 40-45 gr., il colore arancio è tutto puntinato di rosso.
La polpa è acquosa a maturazione, molto dolce ma con un fondo acidulo che invita a mangiarne ancora, secondo me è il solo difetto, almeno per chi deve tenere conto delle calorie...



Alla fine degli anni ottanta la Liguria era la quarta delle regioni produttrici di albicocche, dopo Campania, Emila Romagna e Sicilia, quasi tutta la produzione derivava da culture miste, più della metà di varietà Valleggia, poi altre varietà liguri come Canetta e Mandorlona, quest'ultima molto simile alla Reale di Imola.

Ora la produzione è molto modesta, assorbita dal mercato locale e nella grande distribuzione se ne trova di tutte le provenienze nazionali ed estere. Però una pianta innestata a radice nuda (sconsiglio vivamente le piante in vaso!) costa 6-7 euro e dopo due anni il costo è ripagato, non solo per il gusto e la salute. Ovviamente ci vuole un po' di spazio nell'orto...
 
 

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