venerdì 24 febbraio 2012

Orti e semi

di Angelo Passalacqua

Questa volta andremo a visitare un'orto molto lontano, prima però devo fare una premessa relativa ai semi. Fino a qualche anno fa, mi inorgogliva definirmi "seedsaver", salvatore di semi, mi sembrava un nobile fine trovare e coltivare i semi "antichi", quelli dei nonni contadini.

Con molta fatica, ho trovato molte varietà delle mie zone, quelle selezionate col prezioso lavoro dei contadini di un secolo fa ma ero insoddisfatto, cercavo sempre semi ancora più vecchi fino a quando mi venne il dubbio se stessi agendo nella giusta direzione. L'amico Giampiero diceva giustamente che ormai "non c'erano più semi da salvare!", lui il mio dubbio l'aveva avuto prima...



Ci sono decine di varietà di fave, fave cavalline e favini in Italia del Sud. E' un pò lungo ma leggete tutto

http://www.biotipicipuglia.it/FCKeditor/UserFiles/File/Agrobiodiversita.pdf



E' giusto che un'ortolano debba "salvare" centinaia di varietà di fave, con tutto il lavoro che ciò comporta? In quale prospettiva? Questo compito non spetterebbe alle Banche dei Semi?



I vecchi contadini avevano sbagliato nel selezionare le varietà migliori scartando le altre?
Quando un seme acquisiva la qualifica di "varietà tradizionale" e quindi meritevole d'essere salvata dall'estinzione?




I semi viaggiano, varietà scomparse nelle zone di origine si ritrovano dopo decenni dove i contadini emigrati le hanno portate. In foto otto varietà di angurie "italiane" di dodici che coltiverò grazie all'amicodellorto Emanuele.

Ora andiamo nell'orto di Tucson dell'amicodellorto Jay


http://scientificgardener.blogspot.com/

Perché vi ho portato qui è presto detto. Jay scrive che deve imparare a fare il seedsaver, con umiltà

http://scientificgardener.blogspot.com/2012/01/on-inbreeding-depression.html

http://sustainablemethow.net/documents/SeedSavingGuide.pdf


Spero non abbiate difficoltà con l'inglese, il traduttore di Google può darvi aiuto, non è però il massimo...

Come vedete nei suoi post, coltiva semi "locali" assieme a cetrioli armeni, zucca lunga di Napoli... E quest'anno anche tutti i caroselli, se la mia busta gli arriva sana e salva!

http://www.wintersown.org/wseo1/Free_Seeds.html

Come nel nostro blog, scambio semi gratis!

http://www.nativeseeds.org/pdf/seedlistingcatalog.pdf

Ecco il paradosso, avreste mai immaginato di trovare, tra i "semi dei Nativi", fagioli dall'occhio in tante varietà, okra, sorgo di origine africana che in Europa non ci sono più? Uno degli origani pugliesi alla voce "true greek oregano"? Il mio aglio gigante come "leek"? Ed i meloni, i piselli e le angurie arrivati con gli Spagnoli? Ma non era stata l'Europa ad essere invasa dalle piante delle Americhe?

Questa non è una favola quindi non c'è neanche la morale...

Buon orto biodiverso a tutti gli Amicidellorto del mondo!


L'interessante scritto di Giampiero:

http://gruppo_lettura.blog.tiscali.it/2010/12/04/la-vita-segreta-dei-semi-j-silvertown/

24 commenti:

  1. Trovarsi davanti tanti semi porta a pensare.
    Io non sono ancora diventata così filosofa, cerco di seminare tutto, ma l'anno seguente rimetto solo le varietà che ho giudicato migliori, mentre altre hanno diritto a uno spazietto solo ad anni alterni o meno ancora, quel tanto che basta per conservare la semente vitale e altre ancora non toccheranno più il mio suolo.
    Non c'è un criterio univoco riguardo a cosa salvare, perché i risultati cambiano in base alla zona, al terreno, alle esigenze e ai gusti di chi coltiva.
    Quindi con rammarico mi sono trovata costretta a dire a una amica, virtuale vicina di orto, che il suo pomodoro Santorini, che mi aveva dato come fosse un tesoro, tanto buono e dolce da lei, da me è venuto più acido di un limone acerbo condito con l'aceto.
    Non mi piace dare certe notizie, ma penso che l'amicizia che è sorta tra noi non sia compatibile con bugie, nemmeno pietose.
    Quindi per me basta Santorini, ma non per gli altri!
    Tutto può essere degno di essere salvato, se si trova nel contesto in cui gli è possibile esprimere le sue caratteristiche migliori.

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  2. Sono d'accordo con Claudia, le varietà locali danno il meglio di sè solo nelle zone di origine, è anche vero che provare a coltivare varietà che arrivano da un'altra zona è meritevole e serve anche per farle conoscere ai vicini di orto, oltre che per soddisfazione personale.

    Angelo

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  3. Penso sia chiaro uno dei messaggi che volevo sottolineare, cioé che noi ortolani amanti delle vecchie varietà non dobbiamo per forza coltivare un seme che non ci piace o non cresce bene nel nostro terreno solamente perché "antico" o non più coltivato ma dobbiamo passarlo ad altri (magari nel luogo "originario")e state tranquilli che questi lo "salveranno"!

    Angelo

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  4. Sono d'accordo con te Angelo, è un quello che cercavo di dire qualche tempo fa, e cioè che ognuno di noi appassionati dovrebbe prendersi "cura" e riprodurre alcuni semi. Dobbiamo, per così dire, dividerci il lavoro.

    Max

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  5. Ciao a tutti,
    questo è in effetti un tema piuttosto delicato, in cui tutti i seedsavers prima o poi arrivano! Alcune varietà vengono male in alcuni posti, altre non hanno il gusto che si sperava, perché mai, allora, bisognerebbe salvarle?
    Inoltre, secondo me c'è un altro tema che bisognerebbe affrontare, che non è di secondo piano.
    Molti di noi protestano per la globalizzazione, e per l'aumento di omogeneitÀ nella frutta e verdura coltivata. Noi stessi però, siamo tra i più grandi globalizzatori. Globalizziamo varietà locali, magari divers varietà, ma il risultato è lo stesso: la globalizzazione.
    Mi moglie mi faceva notare che ho un orto lucano/pugliese, grazie ad Angelo, e che non ho varietà Laziali (che non ho idea di dove trovare) di alcun ortaggio. Ma se le varietà pugliesi sono migliori di quelle laziali, anche nel mio terreno, cosa dovrei coltivare?
    E dove si arriva così? Se le melanzane indonesiane sono migliori delle nostre (di gusto, intendo), mettiamo diverse varietà indonesiane, o ci teniamo le nostre?
    Così noi personalmente abbiamo deciso di coltivare (peperoncini a parte) solo varietà mediterranee (e slovacche, essendo mia moglie slovacca) e pochissimo altro che merita (es. zucca hokkaido). Ma ovviamente per peperoni, zucche, fagioli ecc questo non ha molto senso, essendo tutte piante americane.
    Voi cosa ne pensate? Sono solo io che mi faccio questi ragionamenti contorti?
    Forse questo discorso meriterebbe un post a parte...

    ciao

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    1. Inserisco qui il mio commento perché cerco notizie riguardo la zucca hokkaido.
      Ne sto coltivando per la prima volta tre piante. Una fa frutti gialli, una verde chiaro e una verde scuro.
      Come deve essere da acerba la vera zucca hokkaido?
      Grazie.

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    2. Ciao Claudia,
      i semi di Zucca Hokkaido che hanno dato a me producono questi frutti in fase iniziale, prima di diventare tanto rossi.
      http://i.minus.com/iGggWE9QxsjOK.jpg

      Poi mi informo meglio se iniziano con un colore verde chiaro o scuro... perchè non li sto coltivando io.
      Roberta

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    3. Grazie, Arvalia!
      Penso che questa sia la conferma che nessuna delle mie "Hokkaido" farà zucche Hokkaido. Anche la forma è diversa.
      Quella verde scuro diventa sempre più scura, quelle chiare non cambiano e di quella gialla metto più avanti i link
      Quello in foto è il primo frutto e l'avevo raccolto perché sembrava marcito invece era solo una scottatura sulla parte esterna della buccia, così l'avevo usato come zucchina.
      http://www.fioridiaiadue.altervista.org/primavera-2014/14-06-11-Zucca-hokkaido.JPG.html
      http://www.fioridiaiadue.altervista.org/primavera-2014/14-06-16-Zucca-Hokkaido-Gialla.JPG.html

      Grazie. Non saranno hokkaido ma son sempre zucche, vanno bene ugualmente.

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    4. Sono delusissima. Anche la seconda "Hokkaido" gialla si è rovinata.
      Ieri si è visto un po' di sole dopo tanta pioggia e subito si è scottata, e in modo davvero rovinoso. Ora è ridotta molto peggio della prima.
      http://fioridiaia.altervista.org/albums/altro/cetriolo/DSCN5326.JPG
      Vorrei estirpare la pianta ma temo di rovinare le altre.
      I tralci di questa e di altre zucche salgono sulla struttura della serra e sono intrecciati tra loro.
      Vorrei tagliarla alla base e aspettare che secchi per distinguerla dalle altre. Che ne dite? La elimino? Ha già altre zucchette, per ora sono piccole e sono coperte dalle foglie ma temo che crescendo prendano il sole e si riducano così anche loro. Mi fa una rabbia!

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    5. @ Claudia,
      Prima di tagliare il tronco alla radice, proverei a mangiare le giovani zucche come fossero zucchine, così almeno non vanno perse.
      Se sono buone così, usale per produrre zucchine.
      Se tagli alla base e lasci seccare la pianta va bene, ma non la toglierei una volta secca. Se ormai le piante si sono intrecciate ed hanno creato un microclima tra loro, può essere che l'asportazione della parte aerea della zucca che vuoi togliere potrebbe creare disagio alle altre.
      Altra possibilità è quella di lasciar perdere così come è e non aspettarsi niente da questa pianta.
      I semi della Hokkaido te li mando io per il prossimo anno.

      Roberta

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    6. Grazie per i semi, sei sempre molto gentile!
      Riguardo la zucca hai ragione. Meglio lasciare le cose come stanno.
      Tanto quelle zucchette gialle si individuano subito anche nel groviglio.

      Mi ha fatto una tale rabbia vedere quelle zucche così deludenti!
      Allora... la prima l'ho raccolta subito appena ho notato la scottatura ed era limitata alla superficie della buccia, così l'ho usata. Era insipida, ma non "cattiva".
      Questa l'ho lasciata sulla pianta un paio di giorni e il secco era già progredito.
      Anche se fosse maturata senza incidenti non sarebbe stata una gran zucca: la polpa era quasi inesistente, all'interno solo semi.

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    7. ciao Claudia, anche io, per la prima volta, coltivo la Hokkaido, ed è esattamente come nella foto di Roberta, gialla da giovane e adesso sta assumendo una colorazione sempre più verso il rosso. le ho fatte arrampicare e i frutti che si formano ora, si ingrossano un po' e poi marciscono, non so se si tratta di aborti in quanto ci sono già dei frutti dove convogliare le sostanze nutritive o se, come dici tu, si tratta di troppa insolazione... mah... se mi invii una mail con il tuo indirizzo, ti posso inviare delle foto. (il mio indirizzo lo trovi nella mia lista semi).
      io comunque non taglierei la pianta... a presto, ciao
      MAX

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    8. Grazie adesso ti scrivo.
      Le mie "hokkaido" sono sicuramente ibridate, perché tre piante fanno zucche di tre colori differenti. Quelle di colore verde chiaro e scuro non si Mi sono rassegnata, lascio la pianta. Ci sono un paio di zucchette piccine. Ormai c'è, vediamo cosa succede.

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    9. Aggiornamento zucca Hokkaido.
      Non è ancora ora di raccoglierla, quindi non so come sarà il sapore, però ho fatto bene a lasciare la pianta.
      Un'ultima zucca si è formata al riparo di uno spesso strato di foglie, non si è scottata ed è cresciuta parecchio. E' di quelle gialle all'inizio, picciolo compreso, ed ora è arancione intenso. Bella grande.
      Una zucca da ombra. Vedremo il sapore.
      In ogni caso la semente non è isolata. E' cresciuta in un posto inaccessibile per me.
      Il colore è arancione intenso, molto più che in questa foto.
      http://fioridiaiadue.altervista.org/albums/Estate-2014/14-08-31-Zucche.JPG

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    10. Ho dovuto aprire la zucca "tipo Hokkaido" quella sicuramente ibridata, che essendo caduta si stava rovinando. Orribile. Nonostante la perfetta maturazione è acquosa e totalmente insipida. L'ho usata ugualmente, ma di sicuro non la rimetto
      La cosa migliore sono i semi. Non sono male, ogni tanto ne sgranocchio qualcuno.

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    11. Ciao Claudia, peccato che la tua zucca hokkaido non sia buona.
      Ho coltivato anch'io la zucca hokkaido e al momento ne ho assaggiata una e la trovo ottima, sia come sapore che come consistenza e poi la dimensione è perfetta.
      ciao

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    12. Eh, i miei semi erano sicuramente ibridati. A volte le ibridazioni riservano piacevoli sorprese, altre volte no.

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  6. Credo che una gran parte della cucina italiana sia improntata su piante di importazione.

    Leggo su wikipedia: "Durante il Medioevo giunsero in Europa nuove piante portate dagli arabi: riso, cotone, carrubo, pistacchio, spinacio, agrumi. Dopo la scoperta dell'America giunsero il mais, la patata, la zucca, il fagiolo, l'arachide, il pomodoro, il peperone, la papaya"

    Su agraria.org si legge: ..."Le origini della melanzana non sono ancora ben conosciute. Sembra comunque che questo ortaggio provenga dalle zone calde dell’Asia meridionale, forse dall’India orientale La melanzana non era conosciuta né dai Greci né dai Romani. Nel XIII secolo la troviamo in nord Africa e probabilmente sul finire del XV secolo si diffuse in Europa, ma solo nelle zone dove, per motivi climatici, era possibile coltivarla".
    ... "L'Arancio dolce (Citrus sinensis (L.) Osbeck.) è l'agrume più coltivato nel mondo. E' originario del Vietnam, dell'India e della Cina meridionale."
    ... "L'Arancio amaro (Citrus aurantium L.) è probabilmente un reincrocio di Citrus maxima (il pomelo) x Citrus reticulata (il mandarancio). Originario dell'Asia (Cina), fu portato in Europa dagli Arabi nel X secolo; in Italia sembra sia stato portato dai Crociati"
    ..."Il Limone (Citrus limon (L.) Burm.) è originario dell'India e dell'Indocina."

    A questo punto bisognerebbe chiedersi: Cosa sarebbe la cucina italiana senza le melanzane alla parmigiana, le patate al forno, pasta e fagioli, la pasta col pomodoro e basilico, la polenta e i ravioli ripieni di spinaci?
    E cosa dire degli aranci di Sicilia o dei limoni di Amalfi e Sorrento?

    Roberta

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  7. http://www.repubblica.it/ambiente/2012/02/28/foto/foreste_fossili-30663482/1/

    Scorrete le 12 foto, vedrete che ci sono foreste pietrificate anche in Umbria ed in Puglia, quella di Torredellovo è sotto il mare.

    I semi viaggiano da sempre, quelli "pugliesi" sono arrivati dalla antica Grecia, dall'Africa. I Romani erano ghiotti di meloni, avevano inventato una coltivazione protetta per averli sempre disponibili, provenienza Armenia.

    Occorrerebbe stabilire una data certa, distinguere il Prima ed il Dopo. Ma a vantaggio di chi?

    Io penso che sia giusto coltivare tutto, effettuando una personale selezione delle varietà, parlare di varietà "antiche" ha poco senso. Vi ho fatto notare che tra i semi dei Nativi Americani si trovano meloni, fagioli dolici, angurie portate in America dagli Spagnoli, nel 1500. Loro li hanno salvati perchè gli venivano bene, perchè non si trovino adesso qui in Europa bisognerebbe scoprirlo. L'unica giustificazione dell'abbandono sarebbe una cattiva riuscita nei campi

    Forse la cosa migliore da fare è far circolare i semi fino a quando non trovino la giusta "casa"!

    Angelo

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  8. Guardate quante varietà di melanzane (eggplants in inglese) esistono:

    http://www.plantnames.unimelb.edu.au/new/Sorting/CATALOGUE/Pt1-African-eggplants.html

    Potete scegliere tra quelle africane, asiatiche ed europee.

    Roberta

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  9. La melanzana rossa di Rotonda è un solanum etiophicum, varietà "tradizionale" lucana come la melanzana rossa di Maratea, solanum gilo...

    Coltivate gente, coltivate!

    Angelo

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  10. Ciao a tutti :-) Sono Giampiero.
    Seppure "in silenzio" seguo il blog :-)
    Volevo dire qualcosa sul tema, pur rendendomi conto che non è facile discutere di temi così complessi tramite questo mezzo.
    Provo a sintetizzare alcuni punti
    - In passato fui seed-saver. E (come dire...) ci credevo alla cosa. Proprio perchè ci credevo, cercai di capirci qualcosa in più, mi ponevo delle domande. Le reazioni del "gruppo" furono talmente, diciamo, esageratamente rigide da costringermi verso ulteriori dubbi
    - Fondamentalmente iniziai a cercare di chiarire e chiarirmi cosa cercare/salvare e come.
    - Procedendo cominciai a convincermi che, quanto meno, non mi convincevano degli assunti di base, che velocemente dlineo: "prima" i "contadini" erano saggi e facevano il meglio possibile in termini "orticoli", sopratutto perchè erano più "naturali"; quindi la "tradizione" è valida e ci riporta alla "natura". Parlando con "esperti" e protagonisti del "prima", leggendo, discutendo, piano piano furono proprio i termini "prima, contadini, natura, tradizione" etc. che iniziarono a sembrarmi molto meno scontati e "positivi". Un altro po' mi mangiavano vivo... :-)
    - Non ultimo: mi convinsi che per cercare (sopratutto) e salvare varietà, fossero necessarie competenze (che io per primo sentivo e sento di non avere) non indiferenti, per non parlare della prudenza necessaria prima di annunciare al mondo di aver "ritrovato" il seme del vecchio contadino. Di nuovo: mi spilluzzicarono..., :-) con il classico contorno di "tu parli, ma io faccio", "quante pippe", "mio nonno (cugggggino) mi racconta che", etc., tutto quello che, insomma, funziona nei talk-show, ma non fa avanzare di un passo (escludendo il fatto che si potrebbe simmetricamente ribattere)
    - Ma allora... salviamo o non salviamo? Sintetizzando all'estremo provo a dire la mia: ok, salviamo, con senso delle proporzioni, con l'idea che ciò che oggi è "tradizione" fu un tempo "innovazione", che la storia non si ferma, che non tutto quello che è stato fatto ieri può servirci oggi, che, addirittura, bisognerebbe lavorare ad una nuova "biodiversità agricola", che bisogna sforzarsi di non seguire la moda del momento, ma cercare di approfondire le proprie competenze. Siccome io tutte 'ste belle qualità non le ho, non faccio più il seed-saver... :-)
    - Per fortuna non sono stato proprio solo e mi consola il fatto che Angelo (moooooooooooooooolto più competente di me, anche perchè lui di terra, anche se non di vecchie varietà, ci campa) ha avuto quasi le mie stesse avventure e, anche se non siamo probabilmente d'accordo su proprio tutto, ci leggiamo vicendevolmente con attenzione :-)
    - Se interessa, varie mie riflessioni, dubbi, etc., sono distribuiti in una serie di post che ho scritto in un blog di libri e letture, post rintracciabili a partire da qui: http://gruppo_lettura.blog.tiscali.it/2010/12/04/la-vita-segreta-dei-semi-j-silvertown/
    Ciao a tutti (Angelo, poi dimmi come va ed andrà con i semi di pummarole che ti mandai :-) )

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    1. Ciao Giam,
      ho messo il tuo link a pié di pagina, per una lettura immediata. Tu conosci meglio di me l'attrattiva che esercita la nobile pretesa di salvare semi dall'estinzione, ci siamo passati anche noi...

      I "contadini" di "prima" non erano saggi ma solo "utilitari", conservavano solo i semi che gli venivano bene, la selezione era spietata perchè di quello dovevano viverci. Quindi i semi del pomodoro "locale" scartato dal nonno o bisnonno non li troverai nella scatola del tesoro di famiglia! Si dice: "Non viene più coltivato per la bassa resa, pur avendo ottima qualità", approfondiamo un pò.

      Prendiamo un seme riscoperto ed osannato, il grano duro Senatore Cappelli. Intanto tanto "vecchio" non è, risale al periodo della guerra del grano di Strampelli, lodato per l'ottima qualità, lo si trova a caro prezzo perché rende poco... Perchè è stato abbandonato, ad iniziare dallo scopritore? Semplicemente perchè riservato alle terre marginali, poco fertili, dove rappresentava il massimo ottenibile! E ciò vale anche ora, dove il terreno consente il contadino mette altre varietà più produttive, e fa bene!
      Aggiungiamo anche l'elemento "contributo Cee" per il grano duro e le sementi Ense imposte dalle sementiere e si capisce perchè le vecchie varietà sono sparite. Ciò non è accaduto per i grani teneri, infatti si trovano facilmente frumenti come il Maiorica, il Bianchetta, il Rossetto, ecc. Niente soldi Cee, ogni paese aveva la "sua" varietà che venive bene e i contadini li hanno "salvati".

      Caro Giam, leggerti è sempre un piacere, anche quando non parli di semi ma i tuoi preziosi contributi passati vengono sempre apprezzati! Ti farò sapere dei pomodori, intanto ti avviso che la pianta dell'immortalità parte tra poco.

      Angelo

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  11. Queste tematiche mi riportano alla mente uno degli aspetti della teoria dell'evoluzione darwiniana su cui, diciamo, dissentì Stephen J. Gould (che considero una specie di mio "padre spirituale"). Al contrario della visione della selezione naturale così come viene presentata in genere (almeno nella sua "vulgata"), cioè come una forza "ottimizzatrice" (basta guardare la maggior parte dei documentari naturalistici, dove viene celebrato il "perfetto adattamento" dell'animale o pianta X), dove le soluzioni trovate ai problemi adattivi sono sempre le migliori e le più "economiche" possibili, addirittura "perfette", Gould parlava di "bricolage dell'evoluzione", un processo in cui caso, compromessi, urgenze del momento, rimasugli del passato, fanno assomigliare gli organismi viventi più ad opere frutto di "bricolage", appunto, che di un ingegnere (tanto meno di un Ingegnere...). Uno dei suoi saggi, che aveva come obiettivo la critica a chi vede la natura "perfetta", dove "ogni cosa ha una sua funzione", parlava della totale "inutilità riproduttiva" dei capezzoli maschili e del clitoride femminile, "incidenti" della storia evolutiva, ma con conseguenze enormi nel plasmare la nostra "umanità". Roberto Benigni (quando era meno "presentabile" di ora) in un suo spettacolo dimostrava la superiorità dell'uomo sulla donna anche considerando la maggiore peluria maschile come una "perfetta" soluzione evolutiva per tenere al caldo i cuccioli :-)
    Probabilmente anche la selezione di piante ed animali (anzi...: nolte scelte...) operate dagli uomini non sono state le migliori possibili. Questo, come al solito, ci carica di ulteriori responsabilità... E, se se ne ha ancora la forza (personalmente barcollo...), di ulteriori speranze...
    Scusate il pippone... :-)
    Ciao a tutti

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