lunedì 11 febbraio 2008

Fagiolo Borlotto

di Piero Bottiroli



Il fagiolo preferisce un terreno di medio impasto, soffice, con buon drenaggio,
fertile ma poco concimato; può anche servirsi della fertilità lasciata dalla concimazione precedente. Non ha ovviamente particolare bisogno di concimi azotati. Al terreno prima dell’inverno si può aggiungere un po’ di composto; personalmente però uso cenere di legna.
Patisce invece sia le carenze che i ristagni d’acqua e le erbe quando diventano troppo infestanti.
Un anno il raccolto è risultato scarso proprio per quest’ultimo motivo.
Da allora ho adottato qualche consociazione. In particolare si trova bene con il nasturzio (i cui fiori e foglie possono entrare anche loro in cucina nelle insalate)e con la santoreggia comune o montana (che li accompagna bene anche in tavola).
Non ho invece mai provato la consociazione con pomodori o patate, suggerita da alcuni testi.
Ho sempre coltivato il fagiolo in pieno sole cambiando ogni anno il luogo di semina.
Trovandomi quasi a novecento metri devo aspettare maggio o anche inizio giugno si dice che è bene che la temperatura non scenda sotto i 10°- per riporre in piccole buche di pochi centimetri tre semi a una distanza di circa trenta centimetri fra le file e cinquanta fra fila e fila (di solito alcuni manuali indicano distanze superiori).
C’è chi immerge i semi nell’acqua per una notte favorendo così una sorta di pregerminazione; è un’esperienza che non ho ancora tentato.
Accanto a ogni buca impianto una canna per permettere l’arrampicata. L’ho trovata la soluzione più semplice; ne esistono altre.( Quando i fagioli sono stati un anno vicino a una rete dove c’era un cespuglio di lampomore si sono arrampicati anche su di essa.)
Durante la crescita qualche irrigazione è utile, soprattutto quando il terreno tende a diventar secco fra lo spuntar dei fiori e la formazione dei baccelli.
Non ho mai dovuto utilizzare prodotti biologici o biodinamici per tener lontani afidi o malattie.
Il suo tempo di maturazione è circa di settanta giorni per l’uso da fresco o la surgelazione.
I fagioli possono essere da consumo fresco o secco, o adatti ad entrambi gli usi.
Utilizzandolo come fagiolo ceroso, da sgranare per consumo immediato o surgelazione , raccolgo i baccelli quando hanno un colore intenso o stanno appena iniziando a seccare. Ne lascio sempre alcuni sulle piante, non quelli troppo in alto né quelli troppo in basso, come dice da noi una tradizione per farne seme (alcuni testi consigliano di tener da seme “i fagioli dei primi palchi”. )

Come si ricavano i semi e come si conservano
Una volta che i baccelli sono seccati li tengo interi in una scatola o in semi sgranati dentro un sacchetto da pane. Questo fino all’anno successivo.
So che i fagioli da seme possono conservarsi a lungo, me ne è stata regalata una qualità che ha vent’anni, ma proviene da una cella frigorifera.
Per conservare i fagioli vanno raccolti ovviamente asciutti avendo la cautela che perdano buona parte di umidità e che il torchio- un coleottero “trivellatore”- non vi abbia deposto le uova.
La semente va controllata ogni tanto, quella guasta o grinzosa eliminata; lasciata poi in luogo fresco e asciutto. La tradizione con conferma di esperti propone un metodo empirico ma molto efficace: se il seme messo fra i denti e morso si spacca di netto è pronto per la semina.
Nel caso si seminassero altre varietà, si consiglia di tenerle un po’ lontane. In particolare dalla qualità Regina- vulgaris del fagiolo di Spagna- il cui fiore è visitato dalle api.
I fagioli raccolti per il consumo o li utilizzo freschi in minestre e altre preparazioni o li congelo in piccoli sacchetti di plastica.
La varietà che conservo è un “borlotto Cuneo”, ceroso, di piccole dimensioni (la qualità a consumo secco si chiama invece Billò ).

Proprietà e usi
Il fagiolo, la carne dei poveri, è ricco di proteine, potassio, amido, vitamine e fibre vegetali. Diminuisce l’ipertensione, regola il colesterolo, è utile per i diabetici; si ritiene leggermente afrodisiaco.
Gustoso, soddisfacente, si abbina con diversi altri ingredienti in cucina, costituendo spesso un piatto unico a me è sempre piaciuto molto, tanto che qualche anno fa avevo anche scritto un’Ode del Fagiolo.
In Piemonte piatti tipici sono la panissa vercellese, varie zuppe e minestre, fagiolate.
Altri piatti interessanti sono: ravioli ai porri con salsa di fagioli, gnocchi ai fagioli con ragù, frittelle.
Con i fagioli si fanno anche dei dolci.
Nella tradizione locale del cuneese si trovano l’insalata di fagioli, il patè di fagioli, i fagioli impanati.
Nella cucina delle Valli Occitane, fra cui la Valle Varaita, dove vivo, è ritornato un piatto, originario peraltro della zona pedemontana e della Valle del Kiè, la Ola o Olla al forno (da noi la grafia è un infinito problema!), in piemontese “ula”.
Nella pignatta di terracotta che dà il nome al piatto si sistemano verdure a strati alternandole con i fagioli (le verdure variano secondo il luogo e la stagione). Al centro si mettono o lo zampone o le costine di maiale.
Si copre il tutto con acqua e nella tradizione si mette nel forno a legna dove è stato cotto il pane,senza coperchio.
Se il pane non si fa e non si ha un antico forno si può cuocere comunque nel forno di casa, oppure lentamente come io faccio, sul putagè.
In quanto alle ore…il tempo di cottura in forno ne prevede una dozzina, il fuoco un terzo in meno.
Vi sono diverse teorie o riti sull’ordine di disposizione delle verdure nella pentola di terracotta.

Sta di fatto che, come ricorda giustamente Simone cuoco di Frassino, le verdure più leggere tendono comunque a salire. Quindi la disposizione si può far più che altro per gioco.
Anche lui conviene che si può far a meno di usar la carne e il piatto diviene comunque molto saporito.
Racconta Valentina: “nella ricetta di Boves “come la fa Rita che gliel’aveva insegnata sua mamma che gliel’aveva insegnata sua mamma…vi son patate aquadrettini e porri a rondelle quasi nella stessa quantità-4 e 5- ,una o due costine(perché lo zampone è troppo grasso), tre cucchiai di passata di pomodoro e un mezzo chilo di fagioli misti suonerà come un’antica eresia rispetto alle ricette dei libri! borlotti o regina rossi e cannellini bianchi”.
Fra le versioni possibili propongo la seguente evidenziando in corsivo le modifiche più evidenti rispetto a quanto proposto dalle ricette“di base”.

La ula (o olla)
( Ingredienti per 4 persone)
4 manciate di fagioli freschi ( o, se secchi, messi precedentemente a bagno per una notte o una mezza giornata);
1 chilo di patate
4 porri
1 cipolla rossa
3-4 spicchi d’aglio
aromi
qualche cucchiaio di salsa di pomodoro
dado vegetale o sale quanto basta uniti a cottura già avanzata o quasi al termine)
Disporre le verdure a strati intercalando con erbe aromatiche fresche sminuzzate con le forbici (la santoreggia o la salvia anche da sole, l’alloro e il rosmarino, come piace) e mettere a cuocere.
Talora, avendo ancor più tempo per la preparazione si può fare un soffritto con carota, cipolla, un po’ di sedano e gli aromi e poi di seguito aggiungere le verdure a strati e l’acqua.
( Se si vuole aggiungere prezzemolo, come qualcuno fa, sarebbe opportuno inserirlo a termine cottura; ma non mi sembra necessario)
L’acqua fredda (Rita la metterebbe calda) deve coprire tutti gli altri ingredienti o, se si vuole, superarli di un terzo.


32 commenti:

  1. Per caso sapete qualche ricetta di dolci con fagioli? E' una cosa che mi ha sempre interessato ma non sono riuscita a trovare un granchè.

    Ciao Elsatar
    elsatar

    #2 15 Febbraio 2008 - 19:34

    mi dispiace dolci no, ma a roccagrimalda in provincia di alessandria a settembre si fa la festa del paese e come piatto principe c'è la " perbureira". lasagne condite riccamente con una salsa di fagioli con tanto tanto aglio. non si può immaginare quanto siano buone e gustose. slurp...
    ottonee

    #3 23 Settembre 2009 - 12:28

    ho inserito il post al link qui sotto per sapere se qualcuno conosce quel fagiolo

    http://www.forumdiagraria.org/orticoltura-f42/che-fagioli-sono-questi-t5084.html

    @elsatar

    in internet trovi le ricette per la marmellata di fagioli.
    Non ho ancora provato a farla.
    honey75

    #4 04 Maggio 2010 - 04:57

    MI SPIACE MA LA VERA ULA AL FORNO DEVE CUOCERE PER CIRACA TRE ORE. MANCA UN INGREDIENTE FONDAMENTALE , LE COSTINE DI MAIALE. QUESTA E' UNA RICETTA DELLE VALLI OCCITANE.
    utente anonimo

    #5 04 Maggio 2010 - 10:03


    Ti rispondo io, non so se l'autore del post leggerà la tua precisazione, di tempo di cottura non ne parla, ma trattandosi di fagioli penso proprio che ci vogliano tre ore. Ok per le costine, forse questa era una ricetta vegetariana...

    Paolo
    caprettetibetane

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  2. Ciao, Paolo...

    Qualche giorno fa ho inventato una nutella di fagioli. Avevo parecchi cannellini lessati e una parte l'avevo frullata per farne una minestra cremosa. Aveva proprio la stessa consistenza di una pasta di nocciole che avevo comperato, piena di orrido olio di palma e schifezze varie (senza cacao, solo pasta di nocciole)
    Ho pensato, vista la somiglianza d'aspetto, di unire un po' di passato a quella poca pasta di nocciole rimasta e ci ho messo zucchero e cacao. Avrei voluto metterci del latte, ma temevo che avrebbe avuto breve durata, così ho diluito con acqua. Ho fatto una simil nutella, non era male!
    Claudia

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  3. Ho una domanda riguardo i fagioli rampicanti, cioè quelli che necessitano di palo lungo 2 metri.
    Io ne coltivo una sola qualità, quella che riesce a maturare nel clima freddo di montagna, che è un fagiolo di Spagna (phaseolos coccineus).
    Mi capita che questo fagiolo sia restio ad avvolgersi sul palo, e mi tocca spesso correggerlo quando manca la presa sul palo e si avvolge malamente dove capita; e questo mi prende del tempo che impiegherei volentieri a fare altro.
    Qualcuno conosce qualche trucco per far si che i fagioli si avvolgano spontaneamente sul palo?
    Curiosità: noto che i miei fagioli si avvolgono tutti sul palo in senso antiorario; nessuno in senso orario.
    Arguisco che ciò dipenda dalla rotazione terrestre, come per il vortice dell'acqua che scende nello scarico del lavandino, e per conferma chiederò ai miei amici tasmani se da loro i fagioli si avvolgono al contrario, cioè in senso orario.
    Intanto provate a far caso come si avvolgono i vostri fagioli, che poi vediamo di elaborare una teoria generale, che magari Angelo poi ne fa una pubblicazione e ci vince il Nobel.

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  4. Avevo un vecchio libro che parlava dell'avvolgimento dei fagioli! Se lo trovassi...

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  5. L'anno scorso abbiamo piantato fagioli di Spagna, effettivamente, non sono buoni arrampicatori!
    Alla fine era solo un gran groviglio con tantissimi fiori candidi ma pochi baccelli!!!
    Il tronchio (o torchio) del fagiolo ha distrutto tutto il raccolto di fagioli, 4 varietà, ne è sopravvissuta solo una (la 5°) un fagiolo gigante di un bel nero brillante con una pelle spessa e dura a prova di insetti trivellatori ...e ottimo stile di arrampicata!
    Pat

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  6. Federico Garcia Lorca ha scritto che ci sono tre cose importanti da fare nella vita: "Mettere al mondo un figlio, scrivere un libro, piantare un albero"

    Per il figlio sono a posto, l'albero ho perso il conto, del libro non ne sento la necessità... Sono tanti gli amici che mi spingono a scrivere, "se non lo fai tu, chi?" Per ora niente Nobel e neanche Bancarella...

    Giovanni, i tuoi fagioli sono un vero spettacolo, crescono con poca acqua e se ne infischiano del ciclone africano! Sono pieni di fiori e si aggrappano alle canne, queste sono di piccolo diametro come le piante preferiscono, per fare da sole l'arrampicata.

    Domani controllo il senso di avvolgimento di tutti i fagioli e fagiolini, oltre alle altre rampicanti.

    Molto si è scritto e detto sulle cause della preferenza delle piante ad avvitarsi, dal moto di rotazione terrestre al campo magnetico ma nulla di certo. Se il glicine giapponese gira a sinistra, quello cinese va a destra... Il fagiolo di Spagna a sx, il luppolo a dx. Aristolochia e thunbergia a sx, caprifoglio a dx.
    Poi, l'actinidia, ecc. ecc.

    Anche io ho un testo sull'argomento, vedo di trovarlo, attendo anche il testo di Claudia.

    Angelo

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    1. Veramente interessante il particolare delle canne di piccolo diametro, ora mi spiego alcune cose!

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  7. Era un testo elettronico, non riesco a trovarlo nè mi ricordo l'autore o il titolo. Spero che Angelo trovi il suo.

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  8. Grazie a tutti per la collaborazione nel rispondere alla domanda riguardo il senso di avvolgimento dei fagioli, che non mi faceva dormire la notte.

    Gli amici Tasmani, nonostante da loro sia inverno e i fagioli non stiano crescendo, hanno contribuito riferendo di una ricerca sul senso di avvolgimento dei rampicanti in generale, che ha portato al seguente risultato:

    "Mentre viti non erano l'oggetto principale del tour di studio, riuscì a guardare 1485 esemplari in 17 siti diversi (planetari), e sono rimasto sorpreso di scoprire che la maggioranza, il 92% infatti, sono stati torsione in senso antiorario"

    Risultato peraltro già anticipato nel commento del geniale Angelo, che ringrazio anche per avermi aggiornato e rassicurato sullo stato di salute e di crescita dei miei fagioli nei climi torridi, e sul trucco di usare sostegni di piccolo diametro per favorire l'avvolgimento.

    Chi volesse approfondire la fondamentale questione riguardo il senso di avvolgimento dei rampicanti sul pianeta Terra può guardare anche qui:

    http://suite101.com/article/vines-take-the-left-hand-route-a68924#ixzz1zzsY6SFV

    Quindi, anche se non sono certi i motivi del perché, non ci resta che assecondare le nostre piante nell'avvolgersi nel senso che risulta a loro più gradito, con buona pace del peraltro stimato signor Coriolis.

    Rimarrà interessante scoprire se qualche fagiolo sfugge alla regola generale, arrampicandosi in senso orario (fagioli mancini?)

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  9. Trovato.

    I movimenti e le abitudini delle piante rampicanti, di Charles Darwin. Non solo fagioli.
    Non l'ho letto perché adesso devo uscire, sono già in ritardo.
    http://www.liberliber.it/libri/d/darwin/index.htm

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  10. Urca! Grazie Claudia, link molto interessante!

    Angelo

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  11. Visto? Anche gli altri testi di Darwin dovrebbero essere interessanti.

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  12. Ho controllato. Anche i miei fagioli si avvolgono in senso antiorario. Forse sarebbe più indicato fare arrampicare i fagioli su reti a maglie larghe, piccola sezione e spazio infinito di aggrappo!!

    Roberta

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  13. Le reti sono la soluzione migliore, nei piccoli orti si può usare quella in materiale plastico che molti negozi vendono, oppure il vecchio ma sempre valido gomitolo di spago e tempo e pazienza...

    Se le piante sono molte, rete e filo di teflon su robusti tutori, il vento e l'effetto "vela" possono dare molto fastidio!

    Angelo

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  14. Io ho usato la rete acquistata in negozio, il prossimo anno vorrei usare lo spago, non inquina ed è riciclabile.

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  15. Anche quest'anno coltiverò i fagioli borlotti, la varietà nana Lingua di fuoco. L'ho scelta perché poco o niente impegnativa, l'unica fatica che faccio, oltre a seminare, è di mettere loro come sostegno i rami delle potature primaverili. Non sono in pieno sole, e ogni anno saranno allo stesso posto, ma per motivi "logistici" non posso fare diversamente. Quest'anno dovranno però dividere lo spazio con la fagiolina nana del Trasimeno. Per favore, qualcuno che ne ha esperienza mi può dare indicazioni per la coltivazione? Ho già cercato in internet, ma per es. vorrei sapere riguardo la data di semina (io sono in pianura padana, che non ha un clima proprio uguale a quello del Trasimeno...) perché in rete ho trovato date piuttosto diverse. Hanno bisogno di sostegni? Quanto diventano alti? Possono crescere bene anche a mezzombra? Molta o poca acqua?
    Grazie mille!
    Parrafo

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  16. scusate, forse non sono stato chiaro, i consigli di cui ho bisogno riguardano la fagiolina del Trasimeno, non i borlotti. Grazie.

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    1. Ciao Bernardo,
      la fagiolina del Trasimeno appertiene ai fagioli dolici, è più esigente dei fagioli in fatto di temperatura, aspetta almeno fine aprile per seminare, richiede poca acqua di irrigazione, anzi di solito si coltiva in "seccagna". Sopporta bene anche la mezzombra e non richiede sostegni, se non si esagera con le innaffiature!

      Angelo

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    2. Ah, se sono dolici devi aspettare. Io anticipo sempre tutto, ma coi dolici proprio non lo si può fare. Gli occhio pinto non riesco a seminarli prima di fine maggio - inizio giugno.

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    3. Qui da me coltivare a secco proprio non si può; se non innaffi per tre giorni muore tutto in estate. Innaffiero' poco sperando che la mezzombra li aiuti.
      @Angelo: busta in partenza per te.

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    4. Scusa ma dove stai da non poter coltivare in seccagna?
      Liliana

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    5. Vicino a Milano, quindi con caldo umido e anche 35 gradi in estate, anche se lo scorso anno ha piovuto molto. Certi ortaggi devo innaffiarli tutti i giorni, alcuni anche due volte al giorno.

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    6. Ciao Bernardo, se innaffi due volte al giorno le piante si abituano così, e soffrono quando non ricevono acqua.
      Ma se le abitui diversamente, innaffiandole poco, o niente, imparano a cercarsi l'acqua in profondità, affondando radici.
      A parer mio le piante innaffiate poco, o niente, producono di meno e più lentamente, ma l'ortaggio acquista in qualità, fatta di proprietà "sottili" maggiormente benefiche nella alimentazione.
      Prova a fare degli esperimenti ...

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    7. Anche io non sono capace di coltivare senza annaffiare.
      Evito di annaffiare solo i pomodori, piantandoli molto profondi.
      Se riuscissi a pacciamare qualcosa di più potrei annaffiare qualcosa di meno.

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    8. Ciao Bernardo, ha ragione Giovanni le piante vanno"educate"sin da piccole.
      Annaffiare poco rende i frutti forse un po' più piccini ma molto più gustosi.
      Forse noi, qui al Sud, dove l'acqua è preziosa facciamo di necessità virtù.
      Io poi che non ho acquedotto ma solo pozzi ho imparato ad annaffiare poco prima per necessità ma poi ho capito che è meglio così.
      Prova, hai una nuova stagione davanti.
      Liliana

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    9. Penso che il problema di educare le piante da piccole sia proprio il punto centrale della discussione, purtroppo o per fortuna, le piante si adattano al clima dove sono messe a dimora e credo che abituare le piante alla siccità dove questa c'è solo per il breve periodo di luglio ed agosto.
      Come dici tu Liliana se queste fossero abituate a poca acqua si adatterebbero, ma qui dove piove regolarmente fino a metà giugno capisci che il breve periodo di siccità non è sufficiente perché le piante si adattino.

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    10. Ciao Moreno, interessante questo dibattito, e trovo saggio quello che tu dici, ogni realtà è diversa, e il buon agricultore ha da trovare e coltivare la miglior interazione con essa.
      Ritengo che rimanga però vero che, in questa interazione e riguardo ai bagnaggi, può protendere a una "educazione" più asciutta oppure più bagnata, nei limiti che la sua realtà propone.
      Rimango convinto che una educazione dei nostri vegetali verso l'asciutto produca minori quantità con maggiori qualità organolettiche, di conservazione, e di salute nostra e delle nostre piante.

      Io faccio così:
      - osservo le foglie delle piante alla sera, o al mattino presto, quando non c'è sole, e dal loro portamento rilevo se mi stanno chiedendo acqua
      - scavo il terreno per vedere sino a quale profondità è arrivato l'asciutto, e considero che se trovo ancora dell'umido al livello della profondità delle radici, questa può bastare a mantenere sana la pianta
      - questa profondità varia da pianta a pianta, nella mia realtà può andare dai dieci ai venti centimetri
      - interpolo i due dati (portamento della foglia e profondità del terreno umido) e decido se una bagnatura di soccorso è necessaria
      - Regoletta utile: 1 litro d'acqua bagna 1 mq di terreno per la profondità di 1 centimetro
      - Se ne può ricavare che in un orto di 100 mq se l'asciutto è arrivato a 20 centimetri dovremo apportare 2.000 litri d'acqua per ricostituire l'umido in profondità, cosa infattibile con un innaffiatoio a mano
      - Questa ricostituzione dell'umido in profondità nella mia realtà dura poi per parecchi giorni, diciamo 20, anche in presenza di siccità assoluta
      - Preferisco questa tecnica di tanta acqua raramente piuttosto che poca acqua tutti i giorni proprio per stimolare una crescita profonda delle radici
      - Per questa irrigazione massiva mi è sufficiente bagnare a spruzzo per tre ore la mattina presto, affinché la foglia si asciughi al primo sole e non rimanga bagnata per troppo tempo, fatto che potrebbe favorire la germinazione delle spore dei miceti
      - Consiglio un semplice esperimento: dopo aver bagnato provate a scavare il terreno per verificare a quale profondità è arrivato l'umido.
      Se manteniamo umido solo lo strato superficiale del terreno è poi normale e conseguente che le radici si sviluppino particolarmente in questo strato, ed è normale e conseguente che si ritrovino prima in carenza d'acqua, ed è normale e conseguente il doverle bagnare sovente

      Dite la vostra che io ho detto la mia ...

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    11. Giovanni hai detto molto bene.
      Il clima è cambiato ed anche qui in Salento spesso piove sino a primavera inoltrata,quest'anno è da novembre che piove quasi tutti i giorni.
      Certo zone climatiche,tipo di terreno,orientamento dell'orto sono tutti fattori da considerare. Il terreno a prima vista sembra asciutto spesso lo è solo in superficie scavare un po' per vedere se sotto è umido è una buona pratica ed allora ci si regola di conseguenza.
      Nel mio caso usare un'annaffiatoio sarebbe demenziale avendo un orto un po' grandicello uso,dove necessario,irrigatori goccia a goccia cercando di posizionare l'uscita dell'acqua il più vicino possibile alle piante e scavando una buchetta così l'acqua si raccoglie lì e non si disperde.
      Ed anche io ho detto la mia....
      Liliana

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    12. Penso che Moreno abbia fatto centro. Qui si alternano periodi molto piovosi a periodi secchi. Difficile abituare le piante.
      Prima ho detto che pianto in profondità i pomodori. Ho dimenticato che lo faccio anche con le zucchine. Non è un sistema approvato, quindi è fonte di continue discussioni, ma secondo me ha i suoi vantaggi.
      I pomodori li trapianto quando sono già belli alti, perché non li prelevo da minuscoli bicchierini: li allevo in serra, piantati in piena terra, quindi si sviluppano liberamente. Basta scavare un po' di più e affondare il fusto, che poi fa radici. Anche questo sistema non è gradito ma il grosso delle discussioni finisce con il trapianto.
      Con le zucchine è più complicato. Le trapianto quando sono ancora piccole, così ho pensato di scavare molto, lasciarle in una sorta di buca e di riempirla man mano crescono.
      A me pare un buon sistema, ma quelle buche che restano a lungo attorno alle zucchine creano discussioni quotidiane finché tutto non torna ad un livellamento accettabile.
      Non so se avrò voglia di ripetere questa esperienza, che si arrangino anche le zucchine.

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  17. Il dibattito è molto interessante, e non vorrei sembrare ostinato nelle mie posizioni, ma se con il clima che mi ritrovo qui vi assicuro che non è possibile ridurre di un po' le innaffiature senza far morire gli ortaggi (non è un problema di produrre più o meno; è un problema di sopravvivenza). Non vi dico come diventano le verdure a foglia larga, comprese zucchine e zucche, che pure abbondano nella zona. Anche negli orti dei miei vicini di casa succede lo stesso. Il terreno sabbioso, dove l'acqua scappa via in profondità, fa la sua parte, come il riflesso dei raggi solari che scaldano i muretti che delimitano l'orto. La pacciamatura aiuta un po', ma non è una pratica che qui si utilizzi. Non so, forse la differenza tra qui e il Sud è il "caldo diverso", dato dal tasso di umidità, o l'escursione termica notturna, di sicuro la struttura del terreno.

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  18. Ciao Bernardo, non sei ostinato, sei convinto, e qui ci spieghi il perché, il terreno sabbioso, ecco un'altra variabile del problema che non conoscevo ...
    Buono a sapersi!
    Un impiantino ad ala gocciolante?

    Già che ci sono ve ne racconto un'altra, vorrà perdonarmi Arvalia di tutti questi OT da riordinare ...
    Orbene, il momento che preferisco per bagnare è quando piove ...
    Ma prima di insorgere innanzi a questa assurda affermazione consentitemi di raccontarvi il perché.
    Come ho già detto amo che il mio bagnare raggiunga la profondità del terreno.
    Ma sono consapevole che bagnare favorisce la germinazione dei miceti.
    Avrete tutti notato che una pioggia estiva normale è di breve durata, quindi quasi sempre insufficiente a raggiungere le profondità del terreno secco.
    Quando piove ho già le foglie bagnate che fan la gioia dei miceti; aggiungerci in contemporanea altra acqua non aumenta il tempo del bagnato, e mi da certezza di raggiungere le profondità che prediligo ...
    Ovviamente non lo faccio se le previsioni danno quantità di precipitazioni sufficienti a raggiungere le profondità ... vedi regoletta utile di cui sopra ...
    Quindi bagnate quando piove, se non altro farete scompisciare dal ridere tutto il vicinato ... e ridere fa bene ...

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  19. Ma che bella discussione biodiversa!

    L'aridocoltura è possibile farla solo se il terreno è stato "curato" con opportune lavorazioni, un terreno argilloso o, all'opposto, sabbioso non hanno la struttura adatta.

    Se la zona di coltivazione è caratterizzata da piogge frequenti è indispensabile che il terreno sia modellato col le vecchie "porche", assicurando un drenaggio più favorevole. Per il sole cocente ricorrere all'ombreggiatura, almeno per le ore più calde, così le piante con vegetazione esagerata traspireranno meno.

    E come sempre sperimentare! Vedi il godurioso metodo di Giovanni...

    Angelo

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