sabato 7 maggio 2011

Chenopodium giganteum

Chenopodium giganteum
di Claudia M.





La settimana scorsa ho assaggiato per la prima volta questo bellissimo chenopodio. Quasi un peccato, perché lo trovo davvero decorativo, ma niente di male, le piantine hanno già rigettato abbondantemente.
Le piantine erano ancora piccole ma iniziavano ad andare a seme, ho quindi pensato di cimarle per posticipare la fioritura e ho approfittato per cucinare una frittata.
Ho ricevuto i semi dalla cara amica virtuale Bambù, che mi rifornisce di tante piante interessantissime.
La semina è stata facile e la nascita veloce. Li ho seminati in una vaschetta e poi trapiantati in piena terra, dove le piantine sono cresciute velocemente, anche se, come dicevo, stanno già andando a seme ben lungi dal raggiungere la loro altezza abituale, che si attesta oltre i due metri!
Il chenopodio è una specie molto variabile. Ne esistono tantissime varietà difficilmente a volte difficilmente distinguibili. E' stata classificata come amaranthacea, poi come chenopodiacea.
Quello che fa spiccare il giganteum tra le altre chenopodiacee è il colore fucsia brillante delle giovani foglie.
Come molti altri chenopodi, queste sono infatti ricoperte di minuscoli pallini, da qui il nome comune di Farinello, in questo caso di colore rosa fucsia.
Questa polvere resta in parte sulle dita quando si toccano le foglie.
Il fusto della giovane pianta è sottile ma robusto e con il tempo può arrivare a lignificare. Le foglie hanno la forma tipica, quasi romboidale, che dovrebbe ricordare l'impronta della zampa dell'oca (da cui il nome, dal greco “chen” = oca e “pous” = piede. Il bel verde di quelle esterne crea un piacevole contrasto con quelle centrali, e sono repellenti all'acqua.
La pianta è considerata infestante in quanto si autodissemina facilmente, questo può essere in parte evitato raccogliendo i semi, che mi hanno detto essere anch'essi commestibili.
La radice è a fittone con piccole diramazioni laterali, dirò poi se facile da svellere, quando le mie piante arriveranno alla loro tipica altezza. Sembra che possa ricacciare dai pezzi di radice rimasti nel terreno. La grande facilità di propagazione la rende adatta al sovescio e alla produzione di compost.
Le foglie sono ricche di sostanze benefiche ma contengono vitamina K, saponine ed acido ossalico, non raccomandabili a tutti. Utile evitare le concimazioni azotate che possono innalzare il contenuto di nitrati
Particolare da non trascurare: la mia frittata era ottima, sicuramente il chenopodio è migliore degli spinaci, che tendono a “legare” in bocca.
Lavarlo è stato semplicissimo; le foglie rigettano l'acqua ed è bastato agitarle e scrollarle, poi ho messo i ciuffetti in una padella antiaderente con un paio di cucchiai di acqua e un cucchiaino di olio. Li ho girati finché non sono appassiti, poi li ho coperti e lasciati cuocere a fuoco bassissimo finché sono diventati teneri.
Ci ho aggiunto uova ed emmental grattugiato, lasciando rapprendere. Niente altro, nemmeno sale, e non posso lamentarmi del risultato.
Penso che sia adatta a qualsiasi uso comune alle varie verdure cotte, ed è possibile consumarla anche cruda, ne ho assaggiate un paio di foglie e non sono male.


1 commento:

  1. Eccomi con un aggiornamento.
    Il mio chenopodio era sempre rimasto piccoletto.
    Questa primavera ero accanto ad una delle piante e la stavo descrivendo a un'amica che la voleva coltivare. Le dicevo che non si chiama giganteum per nulla: in teoria dovrebbe diventare altissimo, ma alle mie piante non accadeva.
    La pianta in questione deve avermi sentita e le si sono risvegliati i geni e l'orgoglio.
    La pianta è diventata enorme e molto ramificata, e ha prodotto una quantità incredibile di foglie. La sua cima prima si è infiltrata nella chioma del fico, poi ne è fuoriuscita. Finalmente un chenopodium davvero giganteum!
    http://www.fioridiaia.altervista.org/index.php?p=search&searchfields=1039&words=13_08_17_chenopo

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